Viaggi organizzati

Perché al voucher si può dire di no

Sul rimborso dei pacchetti turistici il Dl Cura Italia prevede una normativa di favore per gli organizzatori di viaggi in contrasto con la Direttiva Ue 2302/2015 e la legge italiana

di Lucilla Incorvati

Coronavirus, varato il decreto "Cura Italia" da 25 miliardi

Sul rimborso dei pacchetti turistici il Dl Cura Italia prevede una normativa di favore per gli organizzatori di viaggi in contrasto con la Direttiva Ue 2302/2015 e la legge italiana


2' di lettura

Mentre monta la questione legata ai voli Ue cancellati e rimborsati solo con voucher, c'è un altro fronte che potrebbe aprirsi a breve. Si tratta di quello legato all'acquisto di pacchetti turistici (i cosiddetti viaggi organizzati all inclusive con o senza acquisto di biglietto di trasporto) che, sempre per effetto Covid, sono stati cancellati o impossibilitati a farsi per gli evidenti limiti a raggiungere la meta di destinazione. In questo grande universo rientrano a pieno titolo i viaggi organizzati, i viaggi incentive, i viaggi legati a eventi culturali o sportivi e sopratutto i viaggi studio in tutte le sue declinazioni fino a quelli che prevedono un periodo prolungato di permanenza all'estero dai sei mesi all' anno.

Compensazione per viaggio mancato

In questi mesi la questione è stata molto dibattuta perchè, a fronte di un diritto dei viaggiatori a poter ricevere un rimborso integrale delle somme versate, molto organizzatori, come testimoniano le molte lettere e segnalazioni ricevute, si sono trincerati dietro la possibilità concessa dal Decreto Cura Italia, di emanare un voucher per compensare le spese del mancato viaggio. Ma come stanno veramente le cose? Lo abbiamo chiesto ad un esperto, il professore Giovanni Stella, ordinario di diritto privato all'Università di Pavia e docente alla Bocconi, che ci chiarisce definitivamente la questione.

Professor Stella, da dove nasce la querelle giuridica?
Il Decreto Legge 18 marzo n. 20 presenta, in tema di rimborso di pacchetti turistici non eseguibili in ragione della crisi epidemiologica, una normativa di favore per gli organizzatori di viaggi (articolo 88-bis) che si pone in contrasto con la Direttiva Ue 2302/2015 e la legge italiana di trasposizione, le quali prevedono in capo all'organizzatore del pacchetto turistico un obbligo di rimborso integrale del prezzo in caso di recesso del viaggiatore o del vettore a causa di circostanze imprevedibili e straordinarie nel luogo di destinazione.

Ritiene sorga una questione di illegittimità?
Si. L'illegittimità di tale contrasto è stata segnalata anche dai provvedimenti della Commissione europea e dell'Autorità anti-trust nei mesi scorsi. Qualora la norma in commento restasse inalterata e non vi fosse alcuna deroga alle prescrizioni della direttiva europea sui contratti di viaggio disposte dalle Autorità europee a ciò preposte, il giudice ordinario italiano, adito da un consumatore per far valere tale difformità, potrebbe disapplicare la normativa emergenziale, applicando la disciplina del Codice del Turismo sul rimborso del prezzo al consumatore (o eventualmente rimettere la questione alla Corte di Giustizia ai sensi dell'articolo 267 TFUE, se individua un problema pregiudiziale - rispetto alla decisione - di interpretazione del diritto dell'Unione).

Quindi cosa può fare il cliente?
Il cliente che non ha interesse ad ottenere il voucher può inviare una lettera al tour operator comunicando la sua volontà di ricevere il rimborso del prezzo, avvertendo che, in caso di mancato rimborso, agirà in giudizio per far valere la difformità del decreto legge italiano di emergenza rispetto alle norme ordinarie Ue.

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