LO SCENARIO

Perché Wall Street macina record anche se i prezzi sono da bolla

di Andrea Franceschi

(REUTERS)

2' di lettura

L’indice S&P 500 della Borsa americana ha aggiornato i suoi massimi storici questa settimana e la sua per una capitalizzazione ha superato il traguardo storico di 20mila miliardi di dollari. Sono valutazioni giustificate? A guardare i cosiddetti multipli, cioè quegli indicatori che rapportano il valore di mercato ad indicatori di bilancio, qualche dubbio è lecito averlo. Oggi le società che fanno parte del paniere S&P 500 trattano ad una capitalizzazione che è in media tre volte il loro patrimonio. Era da prima della crisi dei mutui subprime che non si registrava un multiplo prezzo/patrimonio tanto alto.

Le blue chip americane trattano ad un valore doppio rispetto al loro fatturato. Era da 15 anni che non capitava. Bisogna invece tornare indietro al 2004 per trovare un rapporto prezzo/utili attesi come quello attuale che è di poco inferiore a 18 volte.

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EUROPA-WALL STREET, CONFRONTO SUI MULTIPLI/LL P/BV

Rapporto prezzo patrimonio medio degli indici S&P Europe 350 ed S&P 500 (Fonte: S&P Market Intelligence)

EUROPA-WALL STREET, CONFRONTO SUI MULTIPLI/LL P/BV

Con numeri come questi è comprensibile che il 78% dei gestori che hanno partecipato a un recente sondaggio condotto dal Bank of America Merrill Lynch consideri l’azionario Usa la classe di investimento più sopravvalutata. Perchè allora Wall Street continua a salire? La scommessa, come noto, riguarda il taglio della corporate tax (dal 35 al 15-20%) promesso da Trump e che il mercato scommette possa avere effetti positivi sugli utili per azione. Oggi il mercato tratta la piazza americana ad un multiplo sugli utili attesi più alto della media perché scommette che, quando ci sarà il taglio dell’aliquota fiscale, questi saliranno (e il rapporto prezzo utile si riequilibrerà). Resta da vedere che forma effettivamente avrà questo stimolo fiscale e quali effetti effettivamente avrà sugli utili per azione.

La partita fiscale poi riguarda anche le sterminate risorse (si stima circa 2500 miliardi di dollari) che le multinazionali Usa hanno parcheggiato all’estero in questi anni per ragioni fiscali e che si scommette possano tornare alla base a costi relativamente ridotti. Trump in campagna elettorale ha parlato di un’aliquota iper-agevolata del 10% sul rimpatrio dei capitali. Nei desiderata del nuovo inquilino della Casa Bianca questa operazione potrebbe avere effetti positivi per il rilancio dell’economia e dell’occupazione. Più prosaicamente il mercato scommette che le società impieghino queste risorse per meno nobili ma assai più remunerativi. Ad esempio piani di «buyback».

EUROPA-WALL STREET, CONFRONTO SUI MULTIPLI/LL P/FE

Rapporto prezzo utili attesi degli indici S&P Europe 350 ed S&P 500 (Fonte: S&P Market Intelligence)

EUROPA-WALL STREET, CONFRONTO SUI MULTIPLI/LL P/FE

Con questo termine si indica il riacquisto di azioni proprie da parte di una azienda. Un'operazione che in genere ha l'effetto di far salire artificiosamente il prezzo di un'azione. Con un buyback si riduce materialmente il numero delle azioni circolanti e, se il valore di mercato dell'azienda (capitalizzazione) resta invariato, inevitabilmente il prezzo dei singoli titoli risalirà. Con meno azioni in circolazione poi ci sarà un aumento di un indicatore chiave per determinare i prezzi (e i bonus dei top manager...), ossia l'utile per azione.

In questi anni le società quotate americane hanno investito una quantità enorme di risorse (circa mille e 700 miliardi di dollari tra il 2012 e il 2015 secondo Goldman Sachs) a questo scopo contribuendo non poco al rally della Borsa americana. Un giocherro che e che potrebbe essere rilanciato nell’era Trump.

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