Il sostegno alle famiglie dal «Rei» alla manovra

Percorsi su misura contro le povertà

di Valentina Melis

(Fotogramma)

3' di lettura

Quattro tipi di intervento graduati in base alle difficoltà della famiglia. Quattro progetti di “inclusione” che mettono in campo i servizi sociali dei Comuni, i centri per l’impiego o - nei casi più critici - équipe multidisciplinari o servizi specialistici, come quelli che si occupano di dipendenze o salute mentale. È la ricetta che emerge dalle Linee guida sui progetti personalizzati per le famiglie che chiedono il Reddito di inclusione, la misura nazionale di contrasto alla povertà introdotta dal Dlgs 147/2017, che ha debuttato il 1° dicembre dell’anno scorso. Un aiuto economico da 188 a 540 euro al mese per le famiglie in povertà assoluta (cioè con un Isee fino a 6mila euro), abbinato a un progetto predisposto dai servizi sociali del Comune per ciascuna famiglia, che è condizione necessaria per accedere al contributo monetario.

Solo per quest’anno, infatti, il Rei è riconosciuto dall’Inps alle famiglie che lo richiedono (fino a giugno sono state 267mila) anche senza la sottoscrizione del progetto personalizzato. Ma dal 1° gennaio 2019 il riconoscimento del reddito di inclusione avverrà solo dopo che la famiglia avrà sottoscritto il progetto e si sarà impegnata a seguirlo.

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Le linee guida sul Rei saranno esaminate in Conferenza unificata (Stato-Regioni e Stato-Città e autonomie locali) martedì prossimo, 4 settembre. Sullo sfondo, tuttavia, c’è il contratto di Governo sottoscritto da 5 Stelle e Lega, che prevede il reddito di cittadinanza da 780 euro al mese: bisogna vedere se e in che modo la nuova misura potrebbe innestarsi su quella esistente o sostituirla.

I progetti di inclusione
Il primo step del progetto di inclusione per la famiglia che richiede il Rei è l’analisi preliminare dei bisogni, svolta da un operatore dei servizi sociali del Comune. In base all’esito di questa analisi, si procede con iniziative più o meno complesse. Quando la povertà deriva dalla mancanza di lavoro, ad esempio per crisi aziendale, la famiglia è invitata a sottoscrivere un patto di servizio, definito dal centro per l’impiego entro 20 giorni dall’analisi preliminare. L’obiettivo è il reinserimento lavorativo. Se oltre alla mancanza del lavoro ci sono altri problemi, ad esempio l’abbandono scolastico dei figli, si procede con un progetto personalizzato definito dai servizi sociali. Nei casi più gravi, quando cioè la famiglia ha difficoltà a far fronte ai carichi di cura o di assistenza, o quando ci sono problemi di dipendenza o di salute mentale, intervengono una équipe multidisciplinare o il servizio specialistico competente del Comune.

COME FUNZIONANO I PROGETTI DI INCLUSIONE PER CHI CHIEDE IL REI

Gli step da percorrere e gli esiti possibili

COME FUNZIONANO I PROGETTI DI INCLUSIONE PER CHI CHIEDE IL REI

Il ruolo di Comuni e assistenti sociali
Nell’alveo delle risorse destinate al Rei (2 miliardi per il 2018, 2,54 miliardi per il 2019 e 2,74 miliardi dal 2020), ai progetti di inclusione sono stati destinati per quest’anno 297 milioni (che salgono a 347 milioni nel 2019 e 470 milioni dal 2020). Ma i servizi sociali dei Comuni sono pronti? Per Luca Vecchi, sindaco di Reggio Emilia e delegato Anci alle politiche sociali, «nell’impostazione del reddito di inclusione c’è un grande investimento sulla capacità dei Comuni di prendersi carico della fragilità. Negli ultimi anni - aggiunge - abbiamo assistito a una destrutturazione del welfare pubblico in tante realtà, con grandi tagli. Ma credo che la strada intrapresa con il Rei sia quella giusta e per questo abbiamo insistito come Anci che una percentuale di risorse fosse destinata a strutturare la capacità di risposta dei servizi». Sul reddito di cittadinanza, Vecchi fa sapere: «A settembre chiederemo un incontro al ministero. Il Rei, se potenziato sul piano economico, ha in sé tutti gli elementi per corrispondere a buona parte degli intenti del reddito di cittadinanza».

In prima linea, al fianco dei Comuni, ci saranno gli assistenti sociali. Un terzo delle risorse disponibili per i progetti può essere destinato ad assunzioni a termine di questi professionisti, in deroga ai vincoli di spesa per il personale imposti agli enti locali. Su 43.237 assistenti sociali iscritti all’Ordine, poco più di 11mila lavorano negli enti locali. Rapportando questo numero ai 7.900 comuni italiani, la media è di poco più di un assistente sociale per Comune. «L’obiettivo degli interventi previsti con il Rei - spiega il Presidente dell’Ordine degli assistenti sociali Gianmario Gazzi - è anche quello di prevenire le situazioni di povertà assoluta. Se si priva dei progetti di inclusione, il Rei rischia di diventare solo un bonus economico, senza alcune promozione del nucleo familiare».

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