Cassazione

Perde assegno e casa la moglie romana bigama

di Patrizia Maciocchi


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2' di lettura

La moglie romana bigama perde il diritto alla casa e all’assegno di mantenimento. Sposando un uomo egiziano malgrado la presenza in Italia di un marito “nostrano” una signora capitolina ha perso la possibilità di farsi assegnare la casa coniugale e di ottenere gli alimenti. Per la Cassazione, infatti, (sentenza 23010) il comportamento della ricorrente è stato di tale gravità da fondare di per sè solo «la dichiarazione di addebitabilità della separazione». La donna, lasciando a casa il consorte, andava spesso e volentieri in Egitto non per lavoro. Una terra nella quale si trovava così bene da volere come souvenir un uomo del posto, con il quale aveva sottoscritto un contratto di matrimonio. Difficile il ruolo della difesa che giustifica la scelta della doppia ”fede” con l’esigenza di poter viaggiare, in sicurezza in luoghi a rischio: una tutela assicurata dal fatto di avere al suo fianco un signore locale. Tesi inverosimile per i giudici, che hanno aderito invece all’argomento più convincente affermato dal primo marito: la donna aveva intrapreso una relazione extraconiugale all’ombra delle piramidi. Il consorte romano, solo dopo qualche anno, insospettito dalla passione per i viaggi della moglie aveva scoperto più di quanto si sarebbe aspettato: l’esistenza delle seconde nozze. La donna, pensando che la migliore difesa fosse l’attacco aveva denunciato il marito romano, accusandolo di maltrattamenti, per scongiurare una separazione a suo danno. Il risultato non è stato però quello sperato. La donna è stata a sua volta denunciata per calunnia, bigamia, estorsione e minacce: accuse documentate. Per la Suprema corte la consapevolezza da parte del marito numero uno della doppia vita della moglie, aveva fatto scattare la crisi che aveva portato alla separazione con addebito per la signora amante del mar Rosso. Il ricorso per avere casa e assegno è stato bollato inammissibile in ogni grado di giudizio. E la ricorrente è stata condannata a pagare in favore del marito, sposato all’ombra del Cupolone, 4 mila euro di spese legali.

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