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Perde l’affidamento il padre che non risponde alla ex e comunica tramite i figli

Decisioni anche importanti in stallo, perchè mail e messaggi whatsapp della ex restavano senza risposta. Comunicazioni per la madre semmai affidate ai figli costretti a ricoprire un ruolo che non gli compete

di Patrizia Maciocchi

(ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

2' di lettura

Affidamento esclusivo alla madre se il padre dei minori si rifiuta di comunicare con la ex partner e non risponde alle sue mail e ai messaggi whatsapp. In alternativa l’uomo usava i figli per le comunicazioni, costringendoli così ad assumere ruoli che non competono ai bambini. Con queste motivazioni, la Cassazione respinge il ricorso del padre, contro la decisione della corte d’Appello di prendere atto dell’impossibilità di un affido condiviso tra i due ex, visto il corto circuito comunicativo tra i due, determinato dal rifiuto dell’uomo di parlare con la madre dei suoi figli. Un muro di gomma che aveva prodotto uno stallo nelle decisioni, anche importanti, che riguardavano i due minori.

Un supporto nella didattica a distanza

Ad iniziare dall’esigenza di mettere una baby sitter in grado di seguirli, durante la didattica a distanza, quando la madre era al lavoro. Per i giudici di merito, la rigidità del padre rendeva molto difficile gestire una quotidianità, in cui è spesso necessario prendere decisioni veloci grazie a risposte tempestive.

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Il ruolo di messaggeri imposto ai figli

La Corte territoriale aveva poi sottolineato negativamente la veste del tutto impropria di “messaggeri” che i figli erano costretti ad assumere, per riferire talvolta le comunicazioni paterne. Un atteggiamento pregiudizievole che il ricorrente non aveva cambiato neppure dopo la sentenza di primo grado. A suo carico la Cassazione conferma anche 3.000 mila euro al mese di mantenimento per i due figli, 1.500 euro ciascuno, più il 70 per cento delle spese straordinarie. Una scelta dettata dall’esigenza di garantire ai ragazzi il tenore di vita goduto durante la convivenza con entrambi i genitori, e dalla consapevolezza della disparità economica tra gli ex. L’uomo possedeva, infatti, proprietà immobiliari in Italia e all’estero, strumenti finanziari e gestiva diverse attività commerciali in preziosi.

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