intervista - cristina catania (mckinsey)

«Perdite attese nell’ordine del 5%»

di Lucilla Incorvati


2' di lettura

Rispetto ad altri settori il PB è stato più resiliente all'impatto Covid?
Il Private Banking come altri comparti dell'industria bancaria, ha dovuto affrontare l'emergenza Covid19 e le sue ripercussioni, dirette e indirette. Ma il PB ha strutturalmente una minore esposizione al rischio di credito, detenendo una quota marginale di finanziamenti. Tuttavia, la maggiore presenza di prodotti gestiti e amministrati nei portafogli della clientela ha esposto agli impatti negativi dei mercati finanziari. Da gennaio a marzo gli indidici azionari FTSE MIB e DAX hanno segnato -27.5% e -25% rispettivamente. Nel complesso però il comparto in Italia ha reagito bene, mostrando solidità, resilienza e vicinanza ai clienti.

In media quanto stimate abbiano perso i portafogli?
L'andamento dei mercati ha generato una diminuzione significativa delle masse gestite dai fondi comuni di investimento globali nel primo trimestre 2020 (-25%), dovuti sia agli effetti di performance sia ai flussi netti negativi, pari a circa 600 miliardi nel solo mese di marzo (-2%), con effetti sostanziali sui portagli dei private banker.Da una nostra recente ricerca condotta con Anasf, i consulenti finanziari in Italia si attendono una performance media dei portafogli negativa, pari al -5% a fine 2020. Un dato contenuto, se messo in relazione con una delle più grandi e repentine crisi finanziarie che stiamo vivendo. In un contesto come quello attuale, la relazione diretta del banker con il cliente può aiutare quest’ultimo ad agire in modo più razionale e senza fughe verso la liquidità, che rischierebbero di consolidare perdite nel breve periodo.

Rispetto alle crisi precedenticome valutate la risposta del PB?
Lo shock subito da questa epidemia, sia a livello economico sia a livello finanziario, non è facilmente paragonabile ad altre crisi. In primo luogo la causa è esogena e imprevedibile, in secondo luogo è il risultato di shock simultanei di domanda e offerta. Se volessimo fare un parallelismo con la crisi finanziaria del 2007, potremmo osservare che il mercato azionario impiegò 6 anni a recuperare le capitalizzazioni pre-crisi, mentre le masse del Private Banking in Europa tornarono ai livelli in 3 anni. Per poter capire gli effetti di questa crisi sul settore e sui mercati, penso sia necessario sciogliere i nodi di natura sanitaria e politica, che potrebbero portare a evoluzioni future anche molto diverse.

Da un punto di vista della marginalità, già era in atto un deterioramento, pensate continuerà?
L'effetto di questa crisi sulla marginalità dipenderà molto dai tempi di risoluzione della crisi. La diffusione del virus e il conseguente impatto sull’economia dipendono da diversi fattori che possono generare scenari anche molto differenti. Nel medio periodo stimiamoche la marginalità potrebbe subire una diminuzione del -3/-5% a livello europeo. In Italia osserviamo simili aspettative da parte del campione di consulenti finanziari oggetto della nostra ricerca con Anasf, dove è emersa una diminuzione attesa del pricing del -3% nel 2020.Questa crisi imporrà cambiamenti strutturali e indurrà gli operatori a identificare nuove modalità di relazione con i clienti e a riconsiderare progetti e investimenti dedicati a innovazione e digitale.

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