Performing Art

Performance Exchange a Londra

L’evento dal 9 all'11 luglio: dieci gallerie londinesi puntano l'attenzione sulle pratiche artistiche più sperimentali e sui modi di acquistarle e conservarle

di Silvia Anna Barrilà

Darren Bader, Sound Study, mostra collettiva, Foundation for Contemporary Arts 2018 Benefit Exhibiton, Gladstone Gallery, New York

3' di lettura

La performance è ormai da tempo parte integrante della pratica di tanti artisti, anche affermati, sostenuti da gallerie commerciali che promuovono il loro lavoro. Ma come si vende una performance? Come entra in una collezione pubblica o privata? E come si conserva? A queste domande cerca di dare una risposta metodica il programma Performance Exchange, in corso in questi giorni a Londra (9-11 luglio) in dieci gallerie commerciali.

Tim Etchells, Courtesy Vitrine

L'evento a Londra

Nato dal dialogo tra la curatrice Rose Lejeune e tre gallerie, Arcade, Seventeen e Vitrine, l'evento consiste di un programma di tre giorni di performance all'interno di dieci gallerie londinesi per sottolineare il lavoro svolto dal settore commerciale a sostegno di pratiche artistiche sperimentali e per alimentare il collezionismo della performance art sia a livello privato che pubblico, individuando pratiche condivise per commercializzare e archiviare le performance. Inizialmente concepito per luglio dell'anno scorso con un parterre di gallerie internazionali, la prima edizione è stata rimandata a quest'anno a causa della pandemia e si è scelto di limitarsi a gallerie e artisti di base a Londra (fatta eccezione per la collaborazione tra Goodman Gallery e una galleria parigina, Galerie Sultana). Dall'anno prossimo l'idea è di estendere la partecipazione alle gallerie e agli artisti internazionali.

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Amalia Pica all'Armory Show, Courtesy König London

Il mercato della performance

Oltre all'evento in sé, il contributo apportato da Performance Exchange sta, soprattutto, nella creazione di un archivio per determinare le modalità di acquisto e conservazione di ciascuna performance, reso accessibile al pubblico online durante i giorni del festival. “Con ogni artista abbiamo creato una cornice per inquadrare il lavoro, che sarà open-source e potrà servire anche ad altri artisti per la loro pratica” ha affermato Rose Lejeune. “Sono due gli aspetti fondamentali da considerare: da un lato c'è il copyright e le questioni contrattuali riguardo alla proprietà dell'opera, al diritto di riallestirla e alle modalità con cui farlo anche in assenza dell'artista. L'altro aspetto da considerare è la componente materiale, che include tutti gli oggetti impiegati nella performance, disegni, testi, fotografie, che possono rappresentare opere a sé”.
“È un mercato ancora di nicchia – continua Rose Lejeune –, ma ci sono alcuni collezionisti dedicati, come la coppia Gensollen in Francia, e alcune istituzioni che si stanno impegnando in questa direzione, come la Tate e altre istituzioni inglesi. La cosa buona è che per questo tipo di opere i prezzi sono contenuti, anche per gli artisti affermati. Nel nostro caso, le performance in mostra durante questa prima edizione dell'evento vanno da circa 4.000 a 15.000 sterline”.

Paul Maheke, Taboo Durag, 2021, Courtesy the Roberts Institute of Art, Glasgow International and the artist, Photo: Eoin Carey

Il finanziamento

In qualità di organizzazione non-profit (Community Interest Company, CIC), Performance Exchange ha ricevuto 12.200 sterline di fondi pubblici dall'Arts Council England e 11.000 sterline dall'Art Fund, una charity che raccoglie fondi per aiutare l'acquisizione di opere d'arte per la nazione e fornisce sovvenzioni per l'arte. Le gallerie partecipano con un contributo di 500 sterline ciascuna, oltre a sostenere i costi di allestimento delle performance. Per aiutare le performance ad entrare nelle collezioni museali, durante l'evento tre musei inglesi, Towner Eastbourne, Leicester Gallery at De Montfort University e Grundy Art Gallery Blackpool, sceglieranno una performance per la loro collezione e Performance Exchange lavorerà alla creazione di un fondo per acquistarle.

Abbas Zahedi - 11 & 1, 2021, Performance-lecture at Belmacz London, Image courtesy Belmacz

Le performance in mostra

Tra le performance incluse nell'evento c'è “Everything (Wikipedia)” dell'artista malese Heman Chong, classe 1977, presentata da Amanda Wilkinson Gallery, che prevede la lettura ad alta voce degli articoli di Wikipedia a partire dall'articolo del giorno, in un inutile tentativo di rappresentare la totalità della conoscenza umana. L'opera, in edizione di tre, viene venduta con il certificato di autenticità e la documentazione che descrive la modalità di allestire l'opera e le tre possibili configurazioni proposte dall'artista ad un prezzo di 10.000 sterline per la seconda edizione (la prima è già stata venduta). Anche quella di Anna Barham, artista inglese, classe 1974, è una reading performance. L'artista, rappresentata da Arcade, ha generato un testo senza punteggiatura che può essere letto da chiunque: ognuno darà la sua interpretazione, a metà tra uomo e macchina, ma dovrà inviare la registrazione all'artista. Oltre alle istruzioni e al certificato, l'acquirente compra il testo, gli audio e la documentazione fotografica delle registrazioni precedenti ad un prezzo di 4.500 sterline in edizione di tre. Ancora più surreale la performance di Darren Bader allestita da Sadie Coles (in edizione di due, da 20.000 dollari). Prevede la presenza di musicisti che, con le onde prodotte dai loro strumenti, si adopereranno in un'impresa non semplice: far scoppiare i pop corn.

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