Lo studio

Performance migliori d’Italia. Ma la maternità rimane un nodo

di Sara Monaci

(IMAGOECONOMICA)

2' di lettura

Secondo il mondo della sanità privata - sulla base di uno studio che prende in considerazione i principali indicatori delle performance ospedaliere -, il modello lombardo che si basa sul mix di pubblico e privato darebbe le migliori performance italiane. Nell’80% dei casi (l’88% di quelli ritenuti “statisticamente significativi”) si otterrebbero i risultati migliori. A seguire arriva la Toscana, con il 73-75% dei risultati, con un sistema sanitario basato sul settore pubblico.

A redigere il rapporto “Qualità degli outcomes clinici negli ospedali” è stata la Fondazione Sanità Futura, che vede la partecipazione di esponenti del mondo della sanità privata (con Aiop e Assolombarda), docenti universitari e consulenti tra cui ex dirigenti di rilievo della sanità pubblica, con il supporto della società Innogea. I dati presi in considerazione sono quelli dell’agenzia nazionale Agenas (Programma nazionale esiti 2017, 2018 e 2019).

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È evidentemente un modo per sottolineare l’efficacia del servizio privato, proprio ora che si comincia a parlare di rivedere il rapporto tra pubblico e privato. Si legge che il monitoraggio serve «sia ai fini dell’accreditamento che ai fini della retribuzione, utilizzando un sistema di indicatori oggettivi e misurabili», ma è anche un modo per rilevare le «criticità e le opportunità di miglioramento».

Più nel dettaglio. L’analisi dell’andamento degli esiti clinici nel triennio 2016-2018 evidenzia un progressivo miglioramento della performance complessiva della Lombardia, tanto nel comparto pubblico quanto in quello privato. Esistono tuttavia margini di miglioramento. Si trovano infatti al di sotto della media nazionale alcuni indicatori relativi a: arteriopatia degli arti inferiori; degenza post operatoria della colecistectomia laparoscopica (inferiore ai tre giorni); revisione della protesi dell’anca dopo due anni dall’intervento; intervento chirurgico per tumori alla prostata con riammissioni a 30 giorni; la gestione delle complicanze durante il parto (mentre lo scarto tra parto naturale e parto cesareo è tornato ad essere migliore in Lombardia).

Proprio a proposito di quest’ultimo indicatore, spicca nel report la qualità della sanità lombarda sotto la media italiana nel settore del «parto cesareo e naturale con complicanze durante il parto e il puerperio», per il fatto che ad abbassare la media di questo indicatore sono sia gli ospedali pubblici che privati: anche presi singolarmente, senza fare la media dei risultati, il livello è comunque al di sotto della media nazionale. Può risultare paradossale che la maternità crei in Lombardia più problemi di operazioni molto complesse.

Dal rapporto emerge che c’è grande differenza tra una struttura e un’altra. Sottolinea la fondazione che si «la maggiore opportunità di miglioramento è rappresentata dalla riduzione della dispersione dei valori degli esiti tra i diversi ospedali», dato che «si è, per molti indicatori, in presenza di sensibili scarti tra una regione e l’altra e tra gli ospedali all’interno della stessa regione».

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