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Periferie, ecco i 24 accordi di riqualificazione

di Alessandro Arona


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6' di lettura

‎Firmati a Palazzo Chigi, fra il premier Paolo Gentiloni e i sindaci di 24 città capoluogo, i protocolli di intesa per i Piani di rilancio delle periferie degradate delle grandi città . Sbloccati i primi 500 milioni di euro messi a disposizione dallo Stato. Parte così il cronoprogramma per l'attuazione: dopo la registrazione dei protocolli da parte della Corte dei Conti i Comuni avranno 60 giorni per presentare i progetti definitivi, e altri 60 per gli esecutivi, poi partiranno i lavori.
Tra i firmatari di questa prima tranche i sindaci di Roma, Virginia Raggi, quelli delle Città metropolitane di Bari e sindaco dell'Anci Antonio Decaro, e di Firenze Dario Nardella, i sindaci di Napoli Luigi de Magistris e di Messina Renato Accorinti.

Periferie, partono i primi 24 progetti (sul Quotidiano del Sole 24 Ore Edilizia e Territori)

Prima tranche di progetti
Per questa prima tranche di 24 progetti e 500 milioni dallo Stato, gli investimenti complessivi (compresi i co-finanziamenti pubblici e privati) sono stimati in 1,1 miliardi di euro. Altri 1.600 milioni di euro sono stati promessi dal governo con la legge di Bilancio 2017: 800 sono stati deliberati dal Cipe venerdì scorso, gli altri 800 arriveranno nelle prossime settimane con Dpcm. In questo modo tutti i 120 progetti inseriti nella graduatoria del 6 dicembre scorso, in seguito al bando del 30 maggio 2016, potranno essere finanziati. Il totale degli investimenti sviluppati dai 120 progetti è stimato in 3,9 miliardi di euro, anche se bisogna considerare che molti dei co-finanziamenti indicati dai Comuni sono opere pubbliche o investimenti privati che sarebbero stati realizzati comunque, anche senza Piano periferie.

Cinquecento milioni subito, altri 1.600 in arrivo
Le risorse statali a disposizione del Piano periferie 2016 (500 milioni subito, altri 1.600 in arrivo) sono - di gran lunga - la cifra più rilevante mai messa a disposizione dello Stato per programmi urbani “complessi”. Per la prima volta, inoltre, in modo significativo e in molti delle proposte, debuttano progetti che contengono sia la parte edilizia (scuole, piazze, parchi, mobilità sostenibile, case popolari) sia interventi innovativi per l'”inclusione sociale”. Avvio di servizi, cioè, che i Comuni si impegnano a gestire nel tempo, per (ad esempio) favorire l'avvio di imprese, aiutare le persone a trovare lavoro, o a cercare casa (o accedere ai relativi servizi), formazione, centri di animazione culturale o di dialogo “tra diversi”.

Quello che più zoppica in questa iniziativa, proprio perché con cifre rilevanti e con contenuti innovativi, è che sia stato concentrato tutto in un unico bando, con soli tre mesi per presentare i progetti (bando 1° giugno 2016, scadenza 30 agosto), e decidendo poi di finanziare tutti i progetti presentati (annuncio di Renzi all'assemblea Anci il 13 ottobre scorso), aggiungendo ai 500 iniziali gli altri 1,6 miliardi necessari (legge di Bilancio 2017, comma 141).

Molti progetti sono di elevata qualità, con sforzo di coordinamento tra interventi diffusi e contenuti innovativi. Altri appaiono più simili a una lista di opere pubbliche stilata svuotando i cassetti degli uffici tecnici. «L'obiettivo era anche sbloccare presto gli investimenti», dice il presidente dell'Anci Antonio Decaro nell'intervista su “Edilizia e Territorio”. Ma il 77% dei progetti è a livello preliminare o studio di fattibilità, e comunque gli 1,6 miliardi mancanti arriveranno solo nei prossimi mesi (il Cipe ha approvato il 3 marzo, ma ora la delibera va registrata e pubblicata, stessa cosa per il Dpcm in arrivo per gli altri 800). L'obiettivo di fare “presto e bene” forse si poteva meglio raggiungere premiando ora solo i 24 “migliori”, e lanciando un'altra scadenza per nuovi progetti con i fondi in arrivo.

I 24 progetti del piano periferie

La storia dei piani complessi
Facciamo qualche paragone. I programmi urbani complessi sono nati con i Pru 1993-1994, il Ministero dei Lavori pubblici mise in palio 708 miliardi di lire (365 milioni di euro, non attualizzati); per i Prusst del 1998 c'erano 337 milioni di euro. Poi arrivarono (Ministero Infrastrutture) i Contratti di quartiere I nel 1998, con 359 milioni; e il programma finora record, i Contratti di quartiere II, bando nel 2002 sulla base di disposizioni degli anni precedenti, 824 milioni di euro statali a cui si aggiunsero 464 milioni regionali, in tutto 1.288 milioni di euro di risorse pubbliche. Poi dieci anni di “buco”, e il rilancio delle politiche urbane da parte del governo Monti, con il “Piano città” 2012, con 318 milioni di euro. Poi ancora (governo Renzi) il “Piano periferie” (presidenza del Consiglio) ispirato dal “rammendo” di Renzo Piano con bando del 28 ottobre 2015, risorse iniziali di 200 milioni poi ridotte dalla legge di Stabilità 2016 a 81 milioni.

Il piano periferie 2
I 500 milioni del bando 1/6/2016 - in base alla legge di Stabilità 2016, c. 974 e al successivo bando - dovevano essere destinati a progetti per le periferie «caratterizzate da situazione di marginalità economica e sociale, degrado edilizio e carenza di servizi», con progetti presentati dai Comuni capoluogo di provincia (massimo 20 milioni di euro) e dalle Città metropolitane (massimo 40 milioni). I progetti (articolo 4 del bando) potevano riguardare (una o più tipologie) potevano riguardare interventi “fisici”, edilizi, come la manutenzione e sistemazione di aree pubbliche e strutture edilizie esistenti, la mobilità sostenibile o le infrastrutture destinate a servizi sociali e culturali, educativi e didattici; ma anche progetti per aumentare la sicurezza e la «resilienza urbana», e il potenziamento dei servizi su scala urbana, «per l'inclusione sociale e la realizzazione di nuovi modelli di welfare urbano». In termini quantitativi, naturalmente, buona parte degli investimenti si riferisce alla parte edilizia, ma nei progetti più innovativi il mix delle due componenti è molto forte (tra quelli che abbiamo visto, a titolo di esempio, citiamo la città metropolitana di Milano, il Comune di Torino, il Comune di Roma). Nel bando, ai fini della selezione, su 100 punti se ne davano fino a 25 per la velocità di esecuzione, 25 per la presenza di almeno il 25% di co-finanziamento pubblico, 20 per la fattibilità economico-finanziaria, 20 per «qualità e innovatività», 10 per la capacità di innescare la rivitalizzazione economica, sociale e culturale.

Le città metropolitane
Uno sforzo di innovazione si percepisce in particolare nei progetti delle Città metropolitane, dove le nuove strutture amministrative hanno (nei progetti migliori) coordinato vari comuni della cintura creando “filoni” di interventi con una chiave di lettura unitaria. Ad esempio l'inclusione sociale a Milano, la mobilità a Bologna, le scuole ristrutturate e aperte ai quartieri a Firenze, gli spazi pubblici a Bari.

I tempi di attuazione
Le statistiche fornite dal governo riguardano solo i 120 progetti presentati, senza dati specifici sui primi 24. Solo il 10% degli interventi ha già i progetti esecutivi, il 13% ha la progettazione definitiva, il 77% solo la progettazione preliminare o lo studio di fattibilità. Circa i primi 24 si sa solo che la percentuale più alta di progetti esecutivi è del Comune di Andria (35%), seguita da Torino (34%), Messina (30%), Grosseto (27%), Modena (23%). Lecce presenta la percentuale più alta di progetti definitivi (73%), seguita da Roma (71%) e da Bergamo (48%). Dall'analisi dei cronoprogrammi presentati dagli enti emerge che il 31% dei progetti prevede tempi di attuazione fino a due anni, il 44% un tempo fino a tre anni, il 25% fino a quattro anni, il 20% superiore a 48 mesi, con punte di 72 mesi in due casi.

Il cofinanziamento
Solo 11 progetti su 20 non ce l'hanno. Dava punteggio, dunque comprensibile il tentativo dei Comuni di inserirlo, strappando anche ai proponenti (privati o pubblici) l'adesione al programma periferie e l'impegno a realizzare quanto previsto. In alcuni casi non è stato difficile, però, perché si trattava di interventi già autorizzati prima del bando periferie, in alcuni casi già avviati. Sono ad esempio i casi di Lecce, di Vicenza, di Torino.

I progetti delle grandi città
Approfondiremo i singoli progetti nelle prossime settimane, ma intanto diamo qualche flash. Tra i progetti più innovativi quello della Città metropolitana di Milano, 51 milioni di euro di cui 40 dal bando periferie e 11 già stanziati dai Comuni. I 35 interventi sono diffusi su tutte le sei “zone omogenee” in cui è suddivisa l'area metropolitana. Si punta in alcuni casi sul recupero delle aree delle stazioni, o di altri spazi pubblici, ma il tratto più interessante è la rete capillare di nuovi “servizi per l'inclusione sociale” che i vari Comuni propongono di attivare e gestire: sostegno e servizi per l'abitare, borse lavoro, aiuto all'inserimento lavorativo di fasce deboli, spazi per la cultura, servizi per la promozione dell'autonomia. Una chiave unitaria ancora più forte a Firenze, dove nelle periferie del capoluogo e della cintura si punta (con 46 diversi e piccoli interventi) sulle scuole: 50 milioni di euro (10 di co-finanziamento) non solo per ristrutturarle, ma per farne il “baricentro dei quartieri”, creando spazi per lo sport, la cultura e la socialità aperti tutto il giorno e gestiti e fruiti anche da soggetti esterni alla scuola.
Napoli punta su un progetto ben specifico: completare la demolizione delle Vele di Scampia, con 26 milioni di euro interamente pubblici.
Anche il Comune di Torino (41 milioni di cui 18 dal bando e 17,6 dai privati, progetti già avviati prima) punta sull'innovativo mix tra opere pubbliche per spazi pubblici e servizi di inclusione, anche con il contributo di fondi privati, come nel caso del progetto Incet Polo dell'innovazione.
Anche a Roma, da una parte sistemazione degli spazi pubblici nei quartieri San Basilio e Corviale, e la nuova caserma dei vigili a Ostia, dall'altra azioni diffuse per l'inclusione, quali il bando per l'autoimprenditorialità, promozione della gestione privata di aree verdi e della street art.

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