Nautica

Perini Navi: l’asta parte da 50 milioni in pista big italiani e fondi di investimento

di Silvia Pieraccini

3' di lettura

Si avvicina l’asta per il marchio Perini Navi, leggendario cantiere di barche a vela di grandi dimensioni e grande fascino che ha il quartier generale a Viareggio, dichiarato fallito dal Tribunale di Lucca nel gennaio scorso sotto una montagna di 95 milioni di debiti. Contro il fallimento gli azionisti Edoardo Tabacchi e Lamberto Tacoli avevano presentato ricorso, che è stato respinto il 30 aprile dalla Corte d’appello di Firenze ridando così spinta alle procedure di vendita.

Il bando sarà pubblicato tra una decina di giorni, e comprenderà il cantiere di Viareggio e quello della Spezia dedicato al refit (senza le cinque barche Perini in costruzione che sono di proprietà degli armatori), il marchio, le concessioni demaniali e i dipendenti: oggi sono rimasti in 78, di cui 25 al lavoro per assistere gli armatori, fare inventari, presidiare i cantieri, e gli altri in cassa-Covid fino al 30 giugno. Dopodiché sarà riattivata la cassa integrazione straordinaria, in attesa del subentro della nuova proprietà. Il curatore Franco Della Santa è deciso ad accelerare, aggiudicando l’asta entro il mese di luglio.

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La competizione s’annuncia “calda” sia per i pretendenti industriali che hanno già manifestato intenzione di partecipare – Sanlorenzo insieme con Ferretti, The Italian Sea group, Palumbo superyachts – sia per l’interesse dei fondi d’investimento. La valutazione dell’azienda che sarà alla base della gara, già depositata dal perito nominato dal tribunale, è ancora segreta ma, secondo le stime degli operatori del settore, si aggira sui 50 milioni di euro. Il curatore ha incontrato molti soggetti interessati, che ora aspettano l’apertura della data room – causa Covid sarà una virtual data room – per definire l’offerta. Si attende una gara a colpi di rilanci, così come avvenuto alla fine di aprile per il cantiere turco di Perini Navi in cui si producevano gli scafi, che il curatore ha deciso di vendere a parte perché nessun operatore, anche durante la lunga fase di agonia dell’azienda viareggina, aveva manifestato interesse. Il cantiere è stato aggiudicato all’asta a un prezzo più che doppio rispetto alla base di partenza di 13,5 milioni di euro: l’offerta finale (per il 100% delle azioni più i crediti da finanziamento soci), arrivata dal gruppo siderurgico turco Habaş Sinai ve Tibbi Gazlar Istihsal End. A.Ş, è stata di 30,6 milioni di euro.

La somma, insieme con quella che ora sarà realizzata dalla vendita del complesso italiano, servirà a pagare i creditori privilegiati, alcuni dei quali attendono migliaia e migliaia di euro: circostanza che, in una fase complessa caratterizzata dall’emergenza sanitaria, li sta mettendo in grossa difficoltà. L’ultimo nodo che il curatore deve sciogliere prima di avviare l’asta è l’accordo con gli armatori – cinesi e americani tra cui Larry Ellison, fondatore di Oracle e appassionato velista – sulle cinque navi in costruzione: i compratori hanno pagato più di quanto è stato effettivamente realizzato (e saranno ammessi al passivo secondo le regole del fallimento), ma devono rimborsare la curatela dei costi di assicurazione e custodia relativi a questi mesi; e devono decidere se far completare le barche in un altro cantiere oppure rinegoziare l’affare con la futura proprietà Perini.

Intanto l’esame dello stato passivo è stato rinviato dal 22 giugno all’8 ottobre prossimo, perché adesso tutte le energie di curatore, perito e giudici fallimentari sono concentrate sulla procedura competitiva. Una volta individuato il soggetto che offre di più, spetterà all’Autorità portuale regionale, che ha competenza sul porto di Viareggio e vanta la cosiddetta “riserva di gradimento”, analizzare i requisiti di onorabilità, l’impegno al pagamento dei canoni demaniali e il piano industriale dei vincitori, prima di confermare le concessioni che scadranno nel 2028 e nel 2034.

L’Authority avrà da 90 a 120 giorni di tempo per esprimere il gradimento ma tutti, a Viareggio, sperano che faccia il più presto possibile in modo che entro l’anno – e sarebbero tempi record – il marchio Perini Navi possa riprendere il largo.

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