L’INTERVISTA / PIERLUIGI COLOMBI

«Pernigotti, ecco perché Toksoz adesso investe su Novi Ligure»

«Abbiamo valutato l’importanza di garantire l’identità del marchio». «L’operazione che abbiamo concluso con Optima ci dà prospettive diverse»

di Filomena Greco


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(aNSA)

2' di lettura

Un rilancio industriale per lo stabilimento Pernigotti di Novi Ligure dopo mesi di incertezze e proteste. Il cambio di prospettiva è arrivato a sorpresa qualche giorno fa: il Gruppo turco Toksoz cede il ramo d’azienda gelati a Optima – leader nel settore – ma continua a produrre cioccolato, praline e torrone, oltre che ingredienti per il gelato, nello stabilimento piemontese. Cosa è cambiato? «Il nostro è un ripensamento strategico» risponde Pierluigi Colombi, chief financial officer di Pernigotti Spa. A pesare, spiega, sono stati diversi fattori: «L’operazione che abbiamo concluso con Optima ci dà prospettive diverse rispetto al passato, inoltre abbiamo valutato l’importanza di restare radicati a Novi Ligure e al Piemonte per garantire identità e qualità del marchio».

Cosa prevede l’accordo?

Abbiamo concluso un accordo per cedere il ramo commerciale “Ice & Pastry” e il marchio “Pernigotti Maestri Gelatieri italiani” ad un operatore specializzato che saprà valorizzare questa realtà. Optima ha sottoscritto con noi un contratto di co-packing per una fornitura decennale, in sostanza produrremo il gelato per loro a Novi Ligure con volumi in grado di assorbire il lavoro di 12-15 persone.

Cosa cambia per gli addetti?

A Novi abbiamo 83 addetti, 48 dei quali sono operai. Una parte, come detto, lavorerà per produrre preparati per il gelato per conto di Optima, gli altri si occuperanno di cioccolato. La cessione di ramo d’azienda riguarda i 19 addetti che lavorano alle vendite a Milano e che si trasferiranno sotto il controllo di Optima.

Cosa farete adesso?

L’obiettivo è rilanciare il sito produttivo. Faremo investimenti, entreremo nel dettaglio quando presenteremo il piano industriale al ministero dello Sviluppo economico. Il vero cambio di prospettiva, però, è questo, la possibilità di rilancio del sito non era stata presa in considerazione mentre adesso è una questione centrale. Pernigotti è un brand conosciuto e amato, è una realtà che merita un rilancio.

In passato si è parlato di difficoltà del gruppo quantificate in 20-30 milioni, come migliorerete questa situazione?

Questa è una cifra che non fotografa la realtà. C’è da dire che lo stabilimento ad oggi pecca in termini di efficenza, serve un’azione che faremo grazie alle risorse generate dalla cessione a Optima e agli aiuti che auspicabilmente arriveranno da territorio e istituzioni.

E l’azionista?

L’azionista farà la sua parte. Come d’altronde ha fatto anche in passato, quello per Pernigotti è stato originariamente un investimento fatto per passione verso il mondo del cioccolato, verso un marchio che la famiglia Toksoz apprezza. Ora possiamo valorizzare questa realtà.

I sindacati temono si tratti di un fuoco fatuo, si farà la produzione per il Natale e poi si tornerà al punto di partenza. Si sente di assicurare che non sarà così?

Mi sento di dire che Pernigotti sta operando un rilancio, grazie anche agli importanti strumenti messi a disposizione dalle istituzioni per sostenere l’anno della ripartenza, ad esempio la cig per la quale chiederemo il cambio di causale vista la rinnovata decisione di continuare a produrre nel sito. Non faremo esuberi, bensì confermeremo un sostegno a chi, grazie a Quota 100, ad esempio, potrà avvicinarsi alla pensione ma si tratterà come è stato finora di percorsi su base volontaria.

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