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Pernigotti, nuovo piano industriale: si punta sui mercati esteri

L’amministratore delegato Attilio Capuano illustra le linee generali, che comprendono anche il ritorno delle creme spalmabili e linee per i più giovani

di Filomena Greco

(Imagoeconomica)

3' di lettura

Il ritorno sui mercati esteri del marchio Pernigotti, lo studio di una linea di prodotti destinata alle fasce più giovani, la produzione di creme spalmabili a marchio Pernigotti, dapprima in conto terzi e poi in house, tra 2024 e 2025. Sono queste le linee del piano industriale cui sta lavorando il nuovo amministratore delegato, Attilio Capuano, con il gruppo di manager scelti dall’azionista.

La ripresa delle attività nella fabbrica, prima ancora della firma del closing, ha registrato qualche problema su alcune produzioni, ritirate dal mercato su richiesta del ministero della Salute, e sostituite a stretto giro. «Per mettere a punto l’intera area produttiva – spiega il ceo Capuano – abbiamo deciso di chiudere lo stabilimento per qualche settimana, dal 25 novembre. Riapriremo a gennaio, nel frattempo stiamo lavorando ad una campagna di promozione per rilanciare un marchio storico del cioccolato italiano, con forti radici in Piemonte». La sede legale di Pernigotti, non a caso, è stata riportata a Novi Ligure, dopo il trasferimento a Milano deciso dalla precedente proprietà.

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Le linee di rilancio

Il piano di rilancio di Pernigotti conta su investimenti per 3,2 milioni destinati all’ammodernamento delle linee produttive e al marketing, e su una strategia che fa leva sulla sinergia a più livelli tra l’azienda piemontese e la Walcor, la società lombarda rilevata sempre da Jp Morgan oltre un anno fa. A cominciare dalle alleanze sui mercati esteri. «Walcor oggi è presente in 40 mercati – spiega Capuano – attraverso il private label, quello che vogliamo fare è spingere Pernigotti come marchio forte all’estero, sfruttando la rete di distribuzione di Walcor, e allo stesso tempo riprendere i contatti con i distributori che hanno storicamente lavorato all’estero con Pernigotti, dopo il periodo difficile iniziato nel 2018».

Creme spalmabili

Allo studio dei manager di Pernigotti c’è poi l’ipotesi di riprendere la produzione di crema di nocciole a marchio, linea che la vecchia proprietà Toksoz aveva stabilito in Turchia. «L’idea è quella di tornare a scaffale con le creme Pernigotti, una prima soluzione, nel breve termine, sarà quella di individuare un produttore esterno che possa realizzare la produzione, poi tra 2024 e 2025 contiamo di riprendere in casa questa linea di prodotto» spiega l’amministratore delegato. Praline, cremini e gianduiotti restano il cuore della produzione Pernigotti, accanto a torrone e nocciolati, senza dimenticare le uova di Pasqua, realizzate da Walcor, che ha storicamente collaborato con il marchio Made in Piemonte. Ma allo studio, anticipa Capuano, «c’è anche l’idea di riposizionare Pernigotti nelle fasce dei più giovani, studiando nuove formule e prodotti: in questo l’esperienza e il posizionamento di Walcor potrà darci una mano». Le due realtà, Pernigotti e Walcor, oltre a mettere a sistema una sinergia su diversi ambiti, dal marketing alla produzione fino alla distribuzione, avranno anche una unica governance, con uno stesso amministratore delegato e una prima linea di manager.

Gli interventi

Il periodo di fermo servirà a mettere in campo una serie di interventi sull’infrastruttura produttiva della fabbrica di Novi Ligure, dove lavorano una cinquantina di persone tra operai e amministrativi, per riaprire a metà gennaio. Si faranno interventi per il rinnovo della caldaia, interventi di ammodernamento sulla linea produttiva e sanificazione dei locali. Il 2023 sarà un anno di ripresa con 1,6 milioni di tonnellate di produzione prevista, quota che dovrebbe salire nei prossimi anni a 2,9 milioni grazie al lancio sui mercati esteri.

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