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Pernigotti, salvi dipendenti e produzione. Ma il marchio resta ai turchi

Due realtà economiche diverse per il futuro di Pernigotti: Giordano Emendatori, imprenditore storico nel settore della produzione di preparati base per gelati e pasticceria, che rileva il ramo d’azienda “Pernigotti maestri gelatieri”, e la torinese Spes, una coop sociale che gestirà la produzione di cioccolato nello stabilimento piemontese

di Filomena Greco


Pernigotti, Di Maio: marchio coi suoi lavoratori deve continuare

3' di lettura

Saranno due aziende italiane a garantire il futuro industriale della Pernigotti di Novi Ligure, l’imprenditore romagnolo Giordano Emendatori per il ramo gelati e la torinese Spes per la produzione di cioccolato. Martedì in mattinata al ministero dello Sviluppo economico, durante un incontro, è stato presentato il piano di reindustrializzazione del sito di Novi Ligure che prevede la salvaguardia dell’occupazione mentre il marchio Pernigotti resta in capo al Gruppo turco Tokzos.

La soluzione, a cui in questi mesi hanno lavorato gli advisor incaricati dalla proprietà e i funzionari dei ministeri dello Sviluppo economico e del Lavoro, è arrivata a meno di un anno dalla crisi aperta con l’annuncio da parte del Gruppo turco Toksoz di voler fermare le attività nel sito piemontese. Si tratta di un’operazione complessa, il cui esito non era scontato, «che garantirà la continuità operativa del sito e la salvaguardia di tutti i lavoratori» come spiega il Mise in una nota. Per entrambi gli accordi, il closing è previsto entro la fine del prossimo mese di settembre.

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Accordi con Emendatori e Spes

Due realtà economiche molto diverse, dunque, per il futuro di Pernigotti: Giordano Emendatori, imprenditore storico nel settore della produzione di preparati base per gelati e pasticceria, che rileva il ramo d’azienda I&P (Pernigotti maestri gelatieri) con 40 addetti e una sessantina di agenti, mentre la torinese Spes, una cooperativa sociale aderente all’Opera Torinese del Murialdo, gestirà la produzione di cioccolato nello stabilimento piemontese. Con i due soggetti sono stati siglati gli accordi preliminari. Il primo accordo, con Emendatori, è per la cessione del marchio “Maestri gelatieri” e per le relative strutture commerciali (21 dipendenti) e produttive (15) con inizio produzione dal 1 ottobre 2019. Il secondo, con Spes, è sulla reindustrializzazione della produzione di cioccolato e torrone. È in fase di valutazione la possibilità che sia un unico
soggetto aziendale (una newco) a gestire la produzione di Novi.

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Nelle trattative la proprietà di Pernigotti è stata seguita dagli advisor Vitale e Associati (finanziario) e Baker McKenzie (legale), mentre Sernet ha seguito il dossier reindustrializzazione.

Emendatori, fondatore di Mec3 – poi ceduta nel 2014 agli americani di Riverside Company e rilevata dal fondo inglese Charterhouse Capital Partner nel 2016 – con questa operazione torna, a cinque anni dalla cessione dell’azienda da lui fondata nel 1984 e diventata un riferimento nel settore dei preparati per gelati e pasticceria, al suo settore di riferimento.

La produzione del cioccolato farà capo, come detto, alla Spes – realtà attiva nel settore, impegnata in progetti per l’inserimento lavorativo di ragazzi in difficoltà e cresciuta in questi anni grazie alle attività di catering (Spes Convivio), del Bistrot Etik0 e delle quattro caffè-cioccolaterie – che continuerà la produzione nello stabilimento dolciario alessandrino anche per conto della stessa Pernigotti. La stessa azienda ha sempre assicurato di non voler «delocalizzare» le produzioni italiane ma di puntare a «terziarizzare» le attività per allegerire i costi.

Le fasi della crisi

A novembre scorso Pernigotti annuncia la chiusura del sito di Novi Ligure e la volontà di dismettere le attività produttive radicate in Piemonte. Si fa concreto il rischio di perdere un altro dei marchi storici del Made in Italy, nel settore del cioccolato. Comincia la mobilitazione dei lavoratori, un centinaio, numero che si è poi ridotto di qualche unità nel corso dei mesi.

A febbraio 2019 l’accordo a Roma, nella sede del ministero del Lavoro: il marchio resta in mano alla proprietà Toksoz, che ha rilevato Pernigotti nel 2013, ma la reindustrializzazione diventa un’ipotesi concreta, si allontana lo spettro dei licenziamenti e della cessione dello stabilimento e si apre un tavolo per cercare partner industriali interessati alla produzione, mentre il ministero, dopo tre mesi di presidio da parte dei lavoratori del polo di Novi Ligure, riconosce un anno di cassa integrazione straordinaria, per ristrutturazione.

I turchi di Toksoz hanno tenuto duro sul marchio ma hanno accettato di mettere da parte le ipotesi di cessione o dismissione dello stabilimento piemontese. Mentre il progetto di rilancio del polo dolciario, con la regia del Mise, passa anche attraverso l’impegno di una impresa sociale.

Nella fabbrica di cioccolato di Novi Ligure – parte di un distretto molto vitale grazie alla presenza di soggetti importanti come Dufour Elah Novi accanto a realtà più piccole come La Suissa, Bodrato, Gambarotta – dal mese di luglio sono rientrati al lavoro buona parte degli addetti di produzione, in totale 110 persone tra dipendenti diretti e lavoratori in somministrazione. L’obiettivo è di rimettere in marcia lo stabilimento per «assicurare – come spiegato da Pernigotti in una nota – l’approvigionamento dei prodotti a marchio Pernigotti per la campagna commerciale del Natale 2019».

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