indaga la dda, aggravante mafiosa

Pesaro, ucciso il fratello di un pentito di ’ndrangheta: era sotto protezione

default onloading pic
Gli inquirenti sul luogo dell'agguato a Marcello Bruzzese nel centro storico di Pesaro (Ansa)


5' di lettura

È stato ucciso il giorno di Natale, vittima di un agguato nel centro storico di Pesaro, Marcello Bruzzese, 51 anni, calabrese di Rizziconi, fratello del collaboratore di giustizia Biagio Girolamo Bruzzese. Marcello Bruzzese risiedeva a Pesaro non per scelta, ma perché sottoposto a uno speciale programma di protezione proprio in quanto fratello del pentito ed era già sfuggito a un precedente agguato di 'ndrangheta nel luglio del 1995 a Rizziconi. Nell'occasione morirono il padre Domenico ed un cognato, il marito di una sorella, mentre lui venne ferito gravemente, ma sopravvisse.
La procura di Pesaro e la Direzione Distrettuale antimafia di Ancona procedono contro ignoti per omicidio volontario premeditato con l’aggravante mafiosa. La pista privilegiata degli inquirenti è che sia stato un agguato di 'ndrangheta.

«La protezione dei pentiti e dei loro parenti è fondamentale per combattere le Mafie», mentre «il Ministro degli Interni che si fa selfie demenziali, per
distrarre l’attenzione
, ha paura e scappa dalle sue responsabilità» scrive in un tweet il presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti, candidato alla segreteria del Pd, commentando l’agguato. Qualche ora dopo Salvini ha annunciato che giovedì 27 dicembre sarà a Pesaro «alle 11.30 per il comitato ordine pubblico e sicurezza». Intanto, con un altro tweet Alessia Morani, della presidenza del gruppo Pd alla Camera, ha fatto sapere che domani presenterà un’interrogazione a Salvini sui fatti di Pesaro, «ciò che è successo è gravissimo», ha scritto.

Il selfie postato da Matteo Salvini che ha scatenato le polemiche in rete: un tweet con tanto di faccina sorridente giudicato inopportuno in una giornata segnata dall’agguato di Pesaro e dal terremoto a Catania.

L’agguato

I killer, con i volti coperti da cappelli e sciarpe, gli hanno esploso contro una trentina di colpi di pistola automatica calibro 9 mentre parcheggiava in garage sotto casa in via Bovio 28. Abitava con la famiglia in una casa pagata dal ministero degli Interni. Sul luogo dell’esecuzione sarebbero stati trovati almeno 20 bossoli. Gli autori dell’agguato sono poi scappati a piedi lungo le strette vie del centro storico. I carabinieri sono arrivati sul posto allertati dalle chiamate di residenti che hanno sentito la serie di colpi.

Le indagini

Nel nutrito pool di magistrati delle due procure, che per il momento operano congiuntamente nel procedimento in via d’urgenza, con indagini affidate ai carabinieri, lavorano il procuratore di Pesaro Cristina Tedeschini, il pm Maria Letizia Fucci al fianco dei pubblici ministeri della Dda di Ancona Daniele Paci e Paolo Gubinelli, in coordinamento con il procuratore distrettuale Monica Garulli. Superata la fase d'urgenza, del fascicolo si occuperà la Distrettuale con le necessarie sinergie. Gli inquirenti, secondo fonti vicine all’inchiesta, disporranno «tutte le attività investigative e gli accertamenti anche tecnici utili» all'individuazione dei responsabili e del movente dell’agguato.

Il fratello della vittima collaboratore dal 2003

Biagio Girolamo Bruzzese, fratello di Marcello, ha iniziato a collaborare con la giustizia nel 2003 e ha deposto in numerosi processi contro le cosche operanti nella piana di Gioia Tauro, in particolare contro la cosca Crea di Rizziconi. I Bruzzese, secondo quanto emerso dalle indagini svolte negli anni dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, erano storicamente alleati con la potente cosca dei Crea. Un’alleanza interrotta bruscamente nel 2003, quando, il 23 ottobre, Girolamo, all'epoca latitante, sparò tre colpi di pistola, uno dei quali lo raggiunse alla testa, contro il boss Teodoro Crea, anche lui latitante. Credendolo morto Bruzzese si costituì ai carabinieri - dopo sette anni di latitanza per una condanna per omicidio - ed iniziò la sua collaborazione con la giustizia. Crea - attualmente detenuto in regime di 41 bis - invece sopravvisse. Nel periodo della comune latitanza, Bruzzese e Crea si erano incontrati spesso ma alla fine sarebbero sorti dei contrasti che portarono Girolamo a sparare contro l'altro. L'anno successivo, nel febbraio del 2014, fu assassinato il suocero di Girolamo Bruzzese, Giuseppe Femia. Un delitto che gli investigatori collegarono con il tentato omicidio di Crea.

Ferri (Pd): «Più controlli, non minare ruolo pentiti»

Dal Pd arriva anche l’appello del deputato Cosimo Maria Ferri, componente della Commissione Giustizia della Camera, che, prima ancora dell’annuncio di Salvini, aveva chiesto di «convocare subito un Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza a Pesaro. «Inquietante la sparatoria avvenuta a Pesaro», ha scritto il deputato Ferri in una nota, sottolineando che il fatto «deve portare a intensificare i controlli e a non minare il ruolo dei collaboratori di giustizia che ha portato e porta nella lotta contro la criminalità risultati importanti». Secondo l’esponente dem «lo Stato deve reagire non con gli slogan, ma con misure efficaci», perchè «purtroppo la mafia non si combatte con i titoli di giornali -ha scritto ancora- ma con un lavoro serio professionale di magistratura e forze dell'ordine e con gli strumenti che la politica affida loro. Nei nostri Governi nella lotta contro la mafia abbiamo dato risposte serie e concrete con provvedimenti efficaci. Si continui su questa strada e noi ci saremo».

Baldelli (Fdi): «Allarmi pm sottovalutati da politica»

Il segretario provinciale di Fdi Antonio Baldelli ricorda come l’ex procuratore Manfredi Palumbo avesse lanciato «anni fa l’allarme sulle infiltrazioni mafiose in provincia di Pesaro e Urbino», parole che «vennero però ignorate, quasi irrise da certa classe politica e le sue esternazioni vennero sottovalutate persino dall'allora prefetto». E dunque anche Baldelli fa appello «all’attuale governo» affinchè «smetta con i proclami e intervenga concretamente: integri gli organici delle Forze dell'ordine della nostra provincia giunte allo stremo; doti Carabinieri, Polizia e Finanza degli strumenti necessari a combattere una criminalità sempre più insidiosa».

Fi: in Antimafia fare luce. Leu: Salvini, meno tweet e più dossier
La vice presidente della commissione Antimafia, Jole Santelli (Fi) chiede che in commissione «si discuta, anche attraverso le audizioni delle istituzioni locali, della grave uccisione di Marcello Bruzzese, avvenuta a Pesaro, nonostante l'uomo, fratello di un pentito, fosse sottoposto a programma di protezione». Santelli ricorda che «l’uomo era già scampato 23 anni fa a un tentato omicidio e viveva a Pesaro proprio su indicazione di chi ne aveva predisposto il programma di sicurezza» e si chiede: «Com'è potuto accadere questo?». «Dobbiamo assolutamente saperlo e verificarlo anche per non generare sfiducia in chi dovesse trovarsi nelle condizioni di essere protetto», aggiunge la parlamentare. Da LeU il senatore Pietro Grasso annuncia un’interrogazione in Parlamento «per approfondire se ci sono state delle mancanze nella deliberazione del programma di protezione o nella sua attuazione». «Salvini, tu che hai fatto della sicurezza la priorità del Paese e del tuo programma di Governo - aggiunge Grasso - frequenta l'ufficio e prenditi le tue responsabilità: meno tweet e più dossier, la sicurezza dei cittadini dipende anche dalle tue decisioni».

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti