POLITICA ITTICA COMUNE

Pesca elettrica: la sfida tra Nord e Sud divide la Ue, abolizione più lontana

di Laura Cavestri


default onloading pic
(© Martin Zwick)

2' di lettura

Stragi di pesci a colpi di scosse elettriche. Per dire no alla micidiale tecnica di pesca – e piantare una bandierina a favore dell’ambientalismo – la Ue rischia di lasciare tutto come è oggi. Cioè di continuare, di fatto, a consentire a Olanda, Germania e Belgio di “friggere” da vive le sogliole e - indiscriminatamente – ogni forma di fauna marina nei mari del Nord. La storia di questo “corto circuito” è presto spiegata. Con 402 voti a favore, 232 contrari e 40 astensioni, un anno fa, l’Europarlamento – nell’ambito di un ampio riordino delle politiche europee sulla pesca – ha sancito il bando totale del metodo di pesca che utilizza impulsi elettrici per catturare i pesci. La tecnica era stata vietata, con regolamento Ue, nel 1998. Ma è dal 2006 che al divieto si sono introdotte alcune deroghe, richieste dai pescatori dei mari del Nord, ufficialmente per testarne gli effetti scientifici. Ma contro il parere degli ambientalisti, della Francia (nelle cui acque pescano molti paesi Ue che la utilizzano), del Sud Europa e dei piccoli pescatori.

Da un lato, chi la contrasta, sostiene che le “paranze elettriche” provochino carneficine in mare, riducano così male i pesci dal renderli di bassa qualità e minaccino tutto l’ecosistema oceanico. Chi è invece favorevole, replica che la normale pesca a strascico faccia più danni. In ogni caso, dopo il no secco dell’Europarlamento a gennaio 2018, si è aperto un trilogo.
La Commissione è in imbarazzo, perchè, secondo le accuse di alcune associazioni ambientaliste francesi avrebbe, di fatto, consentito all’Olanda di estendere il numero dei pescherecci che usa questa tecnica ben oltre il tetto 5% della propria flotta. Il Consiglio, anche per la forte pressione dei governi del Nord, è diviso. Comunque cerca di attenuare il colpo del bando totale.
Per uscire dall’impasse, il Parlamento Ue ha quindi proposto un “compromesso”: abolizione sì, ma graduale di questa tecnica solo dal 2021, dopo un ulteriore check “scientifico”. E la possibilità, per ogni Paese, di vietare sin da subito la pesca elettrica nelle proprie acque territoriali ai Paesi che la impiegano.

Se il Consiglio dovesse accettarlo, il compromesso dovrebbe essere ratificato a marzo dall’Europarlamento. Forse. Perchè populisti, ambientalisti e Movimento 5 Stelle non vogliono spiragli. Con il paradosso che, spiega l’europarlamentare socialista e vicepresidente della commissione parlamentare Pesca, Renata Briano, « a fine legislatura europea, bocciare un faticoso compromesso raggiunto con il Consiglio Ue, significherebbe sì rimarcare, simbolicamente, la propria difesa dell’ambiente, ma, di fatto, lasciare in vita la legislazione attuale, che consente ai Paesi del Nord di tenersi le loro deroghe». E di continuare a “friggere” i fondali.

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti