ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùTra regole e cavilli ue

Pesca, tra Italia e Spagna scoppia la guerra delle vongole

I pescatori andalusi contro la deroga che Bruxelles ha concesso agli italiani. L’Adriatico è l’unico posto in Europa dove si possono pescare vongole da 22 millimetri

di Micaela Cappellini


default onloading pic

3' di lettura

Capita che il mercato libero europeo non scorra sempre liscio come l’olio. Capita che la concorrenza venga ostacolata a colpi di cavilli burocratici. E così, tra la Spagna e l’Italia ha preso piede la guerra delle vongole. Tra i due Paesi c’è sempre stata rivalità, da anni si contendono la palma del maggior produttore europeo del settore. Da una parte le nostre 700 imprese - per un totale di circa 1.600 addetti - dell’Adriatico. Dall’altra le grandi aziende dell’Andalusia, in particolare del Golfo di Cadice.

L’«anomalia» adriatica
Con la direttiva del 2015 la Ue aveva rischiato di mandare gambe all’aria la produzione italiana, facendo passare il principio che ovunque in Europa doveva essere vietato pescare i molluschi di dimensione inferiore ai 25 millimetri. E il motivo è semplice: in Italia, lungo l’Adriatico, per le specificità della fauna locale, le misure delle vongole sono tradizionalmente inferiori. Le nostre aziende ittiche, insomma, non le pescano più piccole con l’obiettivo di depredare l’ecosistema locale, ma è proprio il nostro ecosistema che è fatto così.

La deroga di Bruxelles
Una volta chiarito il messaggio con dovizia di dati scientifici presentati dall’Italia a Bruxelles, nel 2017 la stessa Commissione si era premurata di concedere una deroga alle nostre imprese, permettendo loro di pescare le vongole superiori ai 22 millimetri anziché ai 25 in vigore nel resto della Ue. Una deroga triennale: periodicamente, infatti, la Commissione si riservava di verificare che questi limiti più bassi effettivamente non provocassero in alcun modo nessuna alterazione della fauna marina adriatica.

La proroga va di traverso alla Spagna
Ora che la prima deroga è arrivata a scadenza, la Commissione si è trovata a dover decidere se mantenere il privilegio concesso all’Italia oppure no. E dati scientifici alla mano, ha constatato che nulla si è rovinato nell’Adriatico del Nord in questi tre anni di pesca alle vongole al di sotto dei 25 millimetri. Tant’è che, appunto, ha votato la proroga - questa volta di un solo anno, però - della deroga. Ed è qui, che si è inserita la lobby dell’industria ittica andalusa: gli eurodeputati spagnoli hanno portato il caso davanti al Parlamento europeo, il quale ora dovrà pronunciarsi entro il 28 di ottobre per decidere se appoggiare o opporsi alla proroga concessa all’Italia dalla Commissione.

Se la Spagna riuscisse nel suo intendo di coagulare una maggioranza di due terzi a Strasburgo, nel gioco dell’oca l’Italia tornerebbe indietro al 2015, quando rischiò di veder implodere la produzione di vongole nazionale. In prima fila, a difendere l’industria ittica italiana da questi attacchi c’è l’eurodeputata della Lega Rosanna Conte, coordinatrice del gruppo Identità e Democrazia nella Commissione Pesca di Strasburgo: «L’ho spiegato, ai colleghi spagnoli che in passato hanno sollevato problemi di concorrenza, che il regolamento di base si occupa di proteggere le risorse, e non di problematiche di mercato. La stessa Commissione Pesca è competente per la tutela della pesca, e non per valutazioni di concorrenza: ogni obiezione per motivi economici pertanto deve essere allontanata».

La direttiva Ue del 2015 e le sue deroghe all’Italia, insomma, hanno a che fare solo col tema della sostenibilità ambientale. Delle distorsioni della concorrenza è altrove che ci se ne occupa, fra Strasburgo e Bruxelles. Perché allora stiracchiare una norma ambientale per trasformarla in una forma indiretta di barriera commerciale?

Giuseppe Ferrandino, vicepresidente in quota Pd della Commissione Pesca a Strasburgo, è ottimista: «Per ora, gli eurodeputati spagnoli hanno chiesto due mesi di moratoria al Parlamento Ue, in modo da far slittare il voto e avere più tempo per organizzarsi. Ma ci sono studi approfonditi che stabiliscono che in Veneto la pesca delle vongole tra i 22 e i 25 millimetri non ha provocato alcuna alterazione dell’ecosistema, quindi è sostenibile».

Rosanna Conte invece è più preoccupata, e promette di dare battaglia: «L’Italia e gli operatori del settore hanno compiuto grandissimi sforzi per arrivare a questo risultato: abbiamo ridotto il numero di pescherecci, ridotto la pressione sugli stock attraverso limitazioni e riduzioni delle catture e abbiamo attuato misure di controllo a terra e in mare per migliorare la raccolta di dati, la selettività e la riproduzione dello stock. Non capisco perchè si debba mettere in discussione quindi una valutazione, quella della Scientific, technical and economic commiteee for Fisheries, che è stata positiva. L’Italia i suoi compiti per casa li ha fatti. Siamo stati virtuosi e avviato quella che potrebbe diventare una buona pratica utile per migliorare la salute del Mediterraneo».

Riproduzione riservata ©
Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...