evento fao a Marrakech

Pesca nel Mediterraneo, un «tesoro» da 12 miliardi e un milione di addetti


Giornata Ambiente, Greenpeace: "I mari soffocano per la plastica"

2' di lettura

Un fatturato di 12 miliardi di dollari e una forza lavoro di oltre un milione di addetti: pesca e acquacoltura rappresentano due settori chiave nell’economia dei paesi mediterranei. La produzione di pesce ammonta a 1,2 milioni di tonnellate annue (di cui il 39% nei mari intorno all’Italia), opera di una flotta che conta quasi 100mila imbarcazioni, il 70% delle quali ha più di 30 anni. L’acquacoltura produce oltre 2 milioni di tonnellate annue in 35mila stabilimenti produttivi a terra e in mare. Sul futuro di questo settore gravano però pesanti incognite, prime tra tutte gli effetti del cambiamento climatico, il sovrasfruttamento delle risorse, la pesca illegale.

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Da qui la preoccupazione e l’esigenza di garantire uno sviluppo sostenibile della pesca e dell’acquacoltura mediterranea, in particolare del segmento relativo alla piccola pesca (o pesca artigianale) che rappresenta il 78% della flotta. Il quadro della situazione arriva dal discorso del segretario esecutivo della Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo Abdellah Srour, alla conferenza «MedFish4Ever», organizzata in collaborazione con la Fao e il sostegno dell’Unione europea, svoltasi a Marrakech l’11 e il 12 giugno. Presenti alla conferenza i rappresentanti di 18 paesi costieri della regione, assieme all’Unione europea, con una delegazione guidata dal commissario Karmenu Vella.
Tra i temi affrontati, i progressi fatti dai paesi membri, a due anni dalla firma della dichiarazione ministeriale, per garantire uno sviluppo sostenibile della pesca e nella lotta alla pesca illegale (Inn). Particolare attenzione è stata dedicata anche agli aspetti sociali delle attività di pesca con due sessioni dei lavori dedicate ai temi della protezione sociale e al lavoro decente.

Tra quanti hanno partecipato ai lavori, anche Fabrizio De Pascale, segretario nazionale di Uilapesca: «In Italia - ha detto a margine - abbiamo ripetutamente chiesto a Governo e Parlamento di ratificare la convenzione Ilo C 188 sul lavoro nella pesca, ma soprattutto attuiamo concretamente i contenuti della convenzione attraverso la contrattazione collettiva con le imprese e le cooperative di pesca, garantendo ai lavoratori condizioni di lavoro anche al di sopra degli standard minimi previsti dalla C 188. I contratti collettivi di lavoro - ha aggiunto De Pascale - sono considerati dalla Ilo C 188 come uno degli strumenti da utilizzare per attuare la Convenzione. Noi ci auguriamo che la contrattazione possa quindi divenire una “buona pratica” realizzabile anche da altri paesi della regione».

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