aziende di rete e borsa

Pesce (Psc): «Puntiamo in tre anni a un miliardo di fatturato e probabile quotazione in Borsa»

L'azienda, che ha acquistato Alpitel ed è impegnata nel salvataggio di Italtel, si candida a diventare polo aggregante nell'aziende del settore

di Simona Rossitto

Umberto Pesce, presidente di Psc

3' di lettura

Psc, azienda di impiantistica la cui storia inizia 60 anni fa in Basilicata, pensa alla quotazione in Borsa e punta, nel giro di tre anni, a un miliardo di fatturato. Lo annuncia a DigitEconomy.24 (report del Sole 24 Ore Radiocor e della Luiss Business School) il presidente Umberto Pesce, delineando un percorso di crescita.

Il 5 febbraio scorso il gruppo, che nel 2019 aveva un fatturato consolidato di 380 milioni e conta 4.040 dipendenti, ha depositato il piano di rilancio di Italtel. Un progetto che vede Psc impegnata (al 75%) assieme a Tim (al 25%). «Siamo in attesa – spiega Pesce che assieme alla famiglia ha in mano l'80% della holding che controlla la società, l'altro 20% è equamente diviso tra Fincantieri e Simest - del via libera del tribunale rispetto all'ammissibilità della proposta di concordato.

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Il decreto dovrebbe arrivare a giorni, entro il 15 marzo. Abbiamo un piano industriale molto ambizioso che vede un'ulteriore crescita della Psc nei prossimi tre anni fino a superare un miliardo di euro come fatturato e quindi puntare alla probabile quotazione in Borsa di tutto il gruppo nello stesso arco di tempo».

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La società è in attesa dei decreti attuativi per l'operazione con Patrimonio Rilancio

Un'altra operazione su cui punta l'azienda è quella con Patrimonio Rilancio della Cdp, strumento previsto nel dl Rilancio per sostenere le imprese con fatturato sopra i 50 milioni. «Il decreto legge risale ad agosto, ma a oggi siamo in attesa che vengano emanati i decreti attuativi che, auspichiamo, possano intervenire in tempi brevi proprio per l'importanza e l'urgenza degli interventi previsti dalla misura». La Cassa dovrebbe intervenire nel patrimonio attraverso un apporto di «circa 45 milioni in obbligazioni convertibili, e su questo fronte non c'è nessun problema. Naturalmente un decreto attuativo di pronta emissione permetterebbe a Cdp di deliberare; per questo siamo fiduciosi che il lavoro del Mef (ministero del Tesoro) si possa concludere in breve tempo».

«Aprire un tavolo ministeriale con le aziende di rete, mancano competenze»

ll gruppo Psc ha rinnovato nei mesi scorsi il consiglio di amministrazione di cui oggi è vicepresidente Fulvio Conti (tra gli altri membri Luigi Ferraris, Michele Adinolfi, e Livio Gallo oltre a Umberto e Angelo Pesce), e verrà scelto a breve un nuovo ceo con l'obiettivo di guidare il percorso di crescita delineato. In questa prospettiva Psc si candida anche a diventare polo aggregante tra le aziende di impiantistica che hanno mostrato sofferenze negli ultimi anni e che hanno un problema di carenza di competenze, visto che mancano almeno 5mila risorse (come scritto di recente da DigitEconomy.24) per realizzare le tanto attese reti di tlc ad alta velocità.

«Un problema attuale è quello del reperimento delle competenze necessarie. I governi – aggiunge il presidente - finora hanno fatto progetti su rete unica, 5G, ma questi importanti piani non potranno vedere la luce se dall'altro lato non ci sono aziende forti in grado di realizzarli. Sarebbe molto importante, ad esempio, che il Mise, oltre a gestire i tavoli di crisi, si focalizzasse anche sulla prevenzione dei fenomeni di sofferenza. L'auspicio, ad esempio, è che in quest'ottica si possa aprire un tavolo ministeriale con le aziende del settore, che costruiscono le reti, capire qual è il pacchetto lavori totale, quante persone servono (sono almeno 5mila), e vedere come formarle. Tutto questo perché bisogna puntare al benessere del Paese e alla crescita globale».

In più, di fronte alla grande opportunità del Recovery Fund, prosegue Pesce, «occorrerebbe incentivare un'aggregazione delle società di impiantistica; noi ci candidiamo per essere polo aggregante. Questo è un campo ancora inesplorato al momento, ma è molto importante agevolare l'aggregazione allo scopo di avere realtà che, dalla progettazione alla realizzazione alla manutenzione, possano provvedere a tutto quello che serve».

«La rete unica va fatta il più velocemente possibile»

Alla prova dei fatti, il Paese è indietro sia sulle reti in fibra sia su quelle 5G standalone «per le quali manca la progettazione». In quest'ottica Pesce vede bene la rete unica che va fatta «il più velocemente possibile. Per Tim è importante arrivare al più presto alla vendita dei servizi perché è dai servizi che trarrà i maggiori profitti. Per questo all'azienda non conviene tanto risparmiare nella realizzazione della rete, ma implementarla al meglio e nel più breve tempo possibile».

In conclusione «il nuovo governo dovrebbe auspicabilmente valutare a 360 gradi il tema della rete unica, anche dal punto di vista della realizzazione. Per questo l'attenzione andrebbe dedicata all'intera filiera anche con riferimento, ad esempio, ai fornitori e bisognerebbe convocare tutte le parti interessate nella realizzazione delle reti. Tutto ciò per prevenire il rischio di trovarsi a gestire ulteriori crisi».

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