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Pesce, verdure e pizza: il salutismo (con qualche trasgressione) spinge i consumi di surgelati

di Giovanna Mancini


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(© ALLESALLTAG BILDAGENT)

2' di lettura

Pratici, salutistici e anti-spreco: i cibi surgelati si fanno largo sulle tavole degli italiani, che l’anno scorso hanno aumentato del 2% i consumi dei prodotti alimentari “sotto zero”, in un contesto di generale ripresa degli acquisti alimentari. Il nostro Paese resta lontano dai picchi di alcuni vicni europei (tra tutti: la Germania, dove i consumi di surgelati raggiungono i 46,3 chili pro-capite), ma il trend sembra ben definito, come dimostrano i dati del Rapporto annuale del settore realizzato dall’Istituto italiano alimenti surgelati (Iias): ben 25 milioni di famiglie hanno acquistato cibi surgelati , per un totale di 841.500 tonnellate che si traducono in 13,9 chili a testa e un valore di mercato tra i 4,2 e i 4,5 miliardi di euro.

Segno di una produzione che ha saputo interpretare le nuove esigenze dei consumatori: dall’altro l’attenzione crescente alla qualità dei prodotti dal punto di vista nutrizionale, della varietà e della salute; dall’altro la praticità di alimenti che si possono mettere nel freezer e consumare a piacere, a distanza di tempo, spesso già pronti. A questo si lega un altro fattore che – spiega il presidente di Iias, Vittorio Gagliardi – gli italiani sembrano apprezzare: «I cibi surgelati sono un antidoto contro gli sprechi alimentari. I surgelati pesano solo il 2,5% di tutto il cibo che sprechiamo a livello domestico, contro il 63% dei prodotti freschi e il 30% di quelli confezionati a breve scadenza» (dati Progetto Reduce).

Cominciamo dall’aspetto salutistico: non sarà un caso che, tra i prodotti che hanno registrato la crescita più dinamica troviamo verdure e pesce. E poi la praticità, come dimostrano le buone performance di pizze e snack. Per non parlare delle “mode alimentari” che lo scoso anno hanno trainato i consumi alimentari nel loro complesso, come l’uso di farine integrali o le varianti senza glutine, e in generale i prodotti “free from” e “rich of”, o bio e veg.

Per il 2018 i primi dati (relativi al periodo gennaio-marzo) parlano di un rallentamento della crescita. «È ancora troppo presto per fare consuntivi o previsioni – commenta Gagliardi – ma il primo trimestre di quest’anno ci rimanda un andamento in chiaro-scuro. Se rapportiamo i dati 2018 con quelli del 2016 vediamo che il settore registra una crescita, a volume, di due punti percentuali circa. Il confronto con lo stesso periodo del 2017 mostra tuttavia una partenza a rilento, che ha caratterizzato di fatto l’intero largo consumo e il food».

Nel complesso, le aspettative delle aziende per il 2018 sono per una “normalizzazione” del trend da qui ai prossimi mesi, che consentirà comunque di registrare una crescita.

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