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Pesenti, rilancio sull’energia: 50 milioni sulla storica Italgen

La società , che ha 28 centrali idroelettriche, è pronta a investire su eolico e solare. L’obiettivo dell’azienda al 2025 è di raddoppiare la capacità installata

di Jacopo Giliberto

6' di lettura

C’è una società elettrica che ha più di un secolo di storia, che ha 28 centrali idroelettriche, che in un anno ha investito 20 milioni e in un pugno di anni ne investirà altri 50 per diversificare dalle dighe, piantate da un secolo nelle valli più impervie delle Alpi, verso l’eolico e il fotovoltaico. Una società elettrica con una sua rete di alta tensione tra le vallate montane e la pianura lombarda, 300 chilometri di rete che sono come un’isola privata nella pancia della grande rete nazionale di Terna. Un’azienda elettrica antica quando la storia dell’industria elettrica italiana ma che i consumatori non conoscono: il nome è Italgen, società energetica della holding Italmobiliare della storica famiglia imprenditoriale bergamasca Pesenti, quella che aveva il colosso Italcementi. Le centrali da cent’anni alimentavano i cementifici. Poi la famiglia Pesenti nel 2016 ha ceduto le attività del cemento ai tedeschi della Heidelberg ma ha conservato il segmento energetico.

Poi racconterò gli investimenti, le prospettive di sviluppo, i dati dell’Italgen. Adesso però racconto due storie di fatica umana.
La prima storia di lavoro è quella di Cesare Pesenti, la seconda quella del lavoro solitario dei sette guardadighe.

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Pesenti Cesare classe 1860

La prima narrazione di lavoro umano da raccontare è legata alla storia moderna del gruppo industriale Pesenti. Uno dei sei fratelli Pesenti che possedevano la cartiera di Alzano Lombardo (Bergamo), Cesare, classe 1860, orfano a 7 anni, ancora adolescente prese la valigia e partì per la tedesca Aquisgrana dove era appena stato aperto il più ambìto politecnico europeo, la Rheinisch-Westfälische Technische Hochschule.

Ricorda Luca Musicco, amministratore delegato dell’Italgen: «Cesare Pesenti vi si iscrisse a 14 anni d’età, si mantenne da solo in Germania lavorando, a 20 anni ne uscì con la laurea di ingegnere idraulico e, tornato ad Alzano, trasformò l’attività cartaria di famiglia in un’azienda cementiera alimentata con le centrali idroelettriche progettate da lui stesso».

La prima centrale, sul fiume Dezzo in alta valle di Scalve (Bergamo), aveva cominciato a dare elettricità ai cementifici Pesenti nel 1911; nel 1923, un secolo fa, la centrale del Dezzo fu spazzata, vittima della tragedia del Gleno. Cesare Pesenti, caparbio, la ricostruì e nel 1927 la sua prima centrale era tornata a mulinare chilowattora e acqua trasparente come cristallo. Poi, una dopo l’altra, ne ha costruite un’altra decina, soprattutto fra gli anni ’30 e gli anni ’50. Gli impianti di Cesare Pesenti sono ancora del tutto attivi e sono il cuore produttivo dell’Italgen.

(Un appunto per la memoria collettiva. In altissima val di Scalve un’azienda tessile della Brianza aveva costruito sommariamente e con tecnologie approssimative una diga per sbarrare il fiume Gleno e rifornirsi di elettricità. All’alba del 1° dicembre 1923 la diga crollò, l’onda spazzò per chilometri la vallata, uccise oltre 350 persone e distrusse tutto ciò che trovava, fra cui la centrale elettrica di Cesare Pesenti. Il costruttore e il progettista del Gleno vennero condannati ad anni 3 e mesi 4 di reclusione e a una multa di 7.500 lire; poi la pena venne ridotta ad anni 2 e la multa revocata. Le rovine della diga del Gleno sono ancora visibili).

Come orsi solitari

Le 28 centrali idroelettriche dell’Italgen sono telecontrollate dalla sala operativa di Villa di Serio, dove c’è la sede della società.

Ma all’Italgen i tecnici con il maglioncino di cachemire che volteggiano fra gli schermi dei computer hanno come colleghi un gruppo di tecnici speciali che lavorano in alta montagna. Questa è la seconda storia di lavoro umano.

Sono tecnici con gli scarponi da alta quota, i pantaloni di velluto marrone, la camicia di flanella a scacchi. Tra le referenze per il loro lavoro è obbligatorio sapersi muovere con disinvoltura sugli sci. Tra le dotazioni di lavoro c’è il segnalatore di caduta o di valanga.

Sono i sette guardadighe che, a turno, ogni giorno devono inerpicarsi fino alle centrali più alte della val Brembana, lasciarsi alle spalle le case montanare del borgo di Mezzoldo, percorrere le gallerie idroelettriche nel ventre dei monti Orobi e salire per il loro lavoro quotidiano ai grandi sbarramenti di calcestruzzo che alimentano il sistema di centrali.

Per esempio, quando la temperatura dell’inverno precipita a molto gradi sotto lo zero loro devono aprire un flusso d’acqua per tenere sempre un minimo di movimento nel sistema ed evitare che il ghiaccio ostruisca le condotte forzate e attanagli turbine e valvole.

Un lavoro quotidiano a contatto con la natura più aspra, la vita multiforme dei laghi circondati dalla foresta di abeti, voci che non sappiamo ascoltare noi di città; un lavoro solitario con lo sguardo silenzioso rivolto verso l’orizzonte dell’inesprimibile.

E se c’è maltempo? Se durante il turno alla diga c’è una di quelle nevicate che fanno la felicità degli impianti sciistici? «Su ogni grande impianto c’è la casa del guardadiga attrezzata in modo che possa alloggiarvi; scenderà a valle quanto il tempo sarà migliore», risponde Giampietro Ronzoni, capo degli impianti produttivi dell’Italgen.

L’azienda come un organismo

Il cuore produttivo del gruppo Italgen sono le centrali idroelettriche in val Brembana governate da una squadra di 15 persone di cui 8 fra meccanici ed elettricisti e i 7 guardadighe; sono le 11 centrali della Lombardia, le 28 centrali idroelettriche in tutta l’Alta Italia dal Piemonte al Veneto, le nuove centrali solari ed eoliche in costruzione nel Mezzogiorno. Ma l’Italgen è come un organismo vivente; ha anche un cervello e un sistema nervoso.

Il cervello è la sede di Villa di Serio (Bergamo), dove si concentra buona parte dei 70 dipendenti, dove c’è la sala per il telecontrollo di tutta l’attività produttiva e per comandare a distanza quasi tutte le centrali. «Quasi tutte le centrali sono operate a distanza e non sono presidiate, ma alcuni grandi impianti storici della val Brembana devono essere presidiati e alcune attività devono essere svolte manualmente in centrale», spiega l’amministratore delegato Luca Musicco.

Il sistema nervoso invece è la rete privata di 300 chilometri di alta tensione. Non è stata assorbita nella rete nazionale di Terna perché dal punto di vista normativo è definita come Sspc, sigla di Sistema semplice di produzione e consumo. Cioè possiede la caratteristica di mandare l’energia di un solo produttore elettrico, pur distribuito da molti impianti lontani fra loro, a un solo consumatore elettrico. Il produttore unico è l’Italgen; il consumatore unico sono le due cementerie della Heidelberg di Calusco (Bergamo) e Rezzato (Brescia) che un tempo erano dell’Italcementi dei Pesenti.

Questa rete privata ha l’asse principale in pianura, 130mila volt, e poi diramazioni che fanno scendere l’elettricità prodotta dai fiumi sulle montagne lombarde, con tratti a 60mila volt, a 45mila volt e a 15mila volt secondo le singole linee di collegamento.

La crescita

Quando nel 2016 la famiglia Pesenti cedette l'Italcementi alla tedesca Heidelberg, nel perimetro dell’Italmobiliare dei Pesenti rimase l'Italgen. Spiega Musicco: «Con la vendita delle centrali all'estero è stato raccolto il capitale da rinvestire nella realizzazione della centrale di telecontrollo a Villa di Serio, la quale comanda in remoto tutti gli impianti, e nell'acquisizione di nuove 11 centrali, che sono passate dalle 17 originarie al totale di 28». L’acquisizione delle nuove derivazioni idroelettriche si è concentrata nell’ultimo periodo e ha chiesto investimenti superiori a 20 milioni. Non solo, entro il 2025 la società ha in programma altri investimenti per circa 50 milioni per la realizzazione di nuovi impianti rinnovabili (fotovoltaico ed eolico), che porteranno Italgen a quasi raddoppiare la capacità istallata.

I primi due impianti fotovoltaici sono stati realizzati sul tetto degli stabilimenti produttivi Sisma a Bollate e Valdaro (Mantova), e stanno andando in opera proprio ora, mentre in questi giorni viene istallato parco fotovoltaico di 9 ettari, 5 megawatt di potenza fotovoltaica, a Modugno (Bari) realizzato attraverso il ricupero ambientale e sostenibile della zona ove un tempo sorgeva una cementeria con la sua cava di gesso da ricuperare.

Conclude l’amministratore delegato Musicco: «Oggi l’Itagen fattura circa 50 milioni, ha una capacità istallata di 66 megawatt idroelettrici in 28 centrali, di cui 13 in Lombardia, e abbiamo 70 dipendenti. E ancora una volta il lavoro e l’ingegno ci faranno crescere, questa volta sarà nella sfida delle nuove fonti rinnovabili».

Riproduzione riservata ©
  • Jacopo Gilibertogiornalista

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: ambiente, energia, fonti rinnovabili, ecologia, energia eolica, storia, chimica, trasporti, inquinamento, cambiamenti climatici, imballaggi, riciclo, scienza, medicina, risparmio energetico, industria farmaceutica, alimentazione, sostenibilità, petrolio, venezia, gas

    Premi: premio enea energia e ambiente 1998, premio federchimica 1991 sezione quotidiani, premio assovetro 1993 sezione quotidiani, premio bolsena ambiente 1994, premio federchimica 1995 sezione quotidiani,

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