Cambi sotto stress

Peso argentino e lira turca, tempesta d’agosto sulle valute emergenti

di Corrado Poggi


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3' di lettura

Il mese di agosto si sta per chiudere nel peggiore dei modi per il mercato delle valute emergenti che risente dell'esplosione di due gravi crisi in contemporanea, la prima in Argentina dove il peso è crollato in poche ore del 7% e la seconda in Turchia dove la lira cede un ulteriore 5% dopo aver già lasciato sul terreno un terzo del suo valore in un solo mese.

Sulla loro scia, il rand sud-africano perde circa l'1,5% e mostrano debolezza anche la rupia indiana e lo yuan cinese anche se in questo caso la flessione è contenuta sotto il mezzo punto percentuale. Che non si tratti tuttavia solo di una brutta giornata per le valute dei paesi emergenti lo dimostra l'andamento dell'indice Bloomberg che segue le attività di carry trade sulle monete di otto paesi emergenti. A poche ore dalla fine mese, l'indice è infatti in ribasso del 6% rispetto alla fine di luglio. Se confermata, sarebbe la peggiore flessione per l'indice dalla sua creazione nel 1999. Agosto è tradizionalmente un mese difficile per chi opera sui mercati valutari perché il calo dei volumi a causa delle vacanze può provocare forti variazioni nei prezzi degli asset e dunque amplificare le perdite nel caso, come ora, di ribassi. Ma a questo trend stagionale si sono sommati in questo frangente diversi fattori che hanno fatto detonare la situazione.

Il caso Argentina: -45% la valuta locale da inizio anno
In Argentina il peso, che ha già perso il 45% rispetto al dollaro da inizio anno, è scivolato sulla notizia che il governo di Buenos Aires ha chiesto a sorpresa al Fondo Monetario Internazionale di anticipare l'esborso del prestito da 50 miliardi di dollari accordato al paese lo scorso maggio. All'epoca il presidente Mauricio Macri aveva dichiarato che era nella speranza del suo governo di non dover mai utilizzare quei fondi in quanto si faceva conto su una ripresa dell'economia nazionale, ripresa che non si è mai materializzata. A fronte di un'inflazione che galoppa al ritmo del 30% (e ben lontana dall'obiettivo del 15% indicato dal governo) e a fronte del continuo indebolimento del peso, il governo era giunto alla fine a chiedere un nuovo aiuto al Fondo e a siglare il patto di maggio. Un patto che in Argentina non è visto di buon occhio visto che proprio alle ricette fiscali imposte dal Fondo in occasione del crollo economico del 2001 e del conseguente salvataggio viene addebitata la caduta in miseria di milioni di argentini. L'improvvisa decisione non solo di far uso dei fondi del Fondo ma addirittura di sollecitarne un esborso anticipato ha dunque gettato nel panico risparmiatori e investitori.

IN CADUTA LIBERA
IN CADUTA LIBERA
IN CADUTA LIBERA

S ull'altra sponda dell'Atlantico, la lira turca è finita nuovamente sotto pressioni sulla scorta di indiscrezioni di stampa secondo cui il vicegovernatore della banca centrale del paese intende rassegnare le dimissioni. Secondo quanto riportato dalla Reuters, il vicegovernatore e membro del consiglio direttivo della banca centrale turca Erkan Kilimci sarebbe entrato a far parte del cda della banca dello sviluppo della Turchia. Questo lascia presupporre sue dimissioni dalla banca centrale turca che è finita sotto nuove pressioni dopo la rielezione del presidente Recep Tayyip Erdogan a giugno. Erdogan esercita pressioni sull'istituto perché persegua politiche monetarie non ortodosse, come tagliare o quantomeno tenere fermi i tassi di interesse pur a fronte di un rapido aumento dell'inflazione.

(Il Sole 24 Ora Radiocor)

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