MERCATO DA 220 MILIONI DI EURO

Pesto, la passione per il sugo verde e le sue varianti fa crescere il business

Gli italiani ne mettono sempre più confezioni nel carrello della spesa (+5% l'anno) e spendono sempre di più per comprarlo

di Manuela Soressi

default onloading pic

Gli italiani ne mettono sempre più confezioni nel carrello della spesa (+5% l'anno) e spendono sempre di più per comprarlo


3' di lettura

I produttori italiani di pesto pensano positivo e si aspettano buone nuove dall'estate 2020. Perché il ritorno (forzato) alle vacanze in Italia dovrebbe dare una spinta ai negozi stagionali estivi, ossia ai punti vendita che l’anno scorso hanno registrato il maggior aumento delle vendite di questo sugo tipicamente italiano (+5,9%, fonte Nielsen), portandole a sfiorare i 9 milioni di euro in questo canale distributivo. Certo, si tratta di poca cosa per un mercato che, in tutta la Gdo, vale 210 milioni di euro, ma è comunque una tendenza rappresentativa della situazione felice che il pesto sta vivendo nel largo consumo in Italia.

Non solo il classico al basilico: cresce la spesa per gli altri pesti

Gli italiani ne mettono sempre più confezioni nel carrello della spesa (+5% l'anno) e spendono sempre di più per comprarlo: sia perché il prezzo medio continua a salire (ora è oltre 11 euro al kg), sia perché preferiscono i prodotti leader. Ma soprattutto gli italiani amano le versioni più insolite e particolari del pesto e ne comprano, letteralmente, di tutti i colori. Se quello verde tradizionale, ispirato alla tradizione genovese, continua a dominare il mercato negli ultimi anni è stato tutto un fiorire di varianti di gusto, come i pesti rossi e quelli bianchi, quelli a base di frutta secca (come noci o pistacchi) o verdure (come i broccoli, il radicchio o i carciofi), quelli gourmet e quelli di impronta regionale. Ed è proprio il segmento degli “altri pesti” il più dinamico, con una crescita annua superiore al 6%, e anche quello dove si sono concentrati i lanci dei nuovi prodotti.

«L'innovazione è stata decisiva per la crescita del mercato – conferma Francesca D'Imperio, marketing manager di Star –. Il lancio di ricette più particolari e caratterizzate da combinazioni inaspettate di ingredienti ha creato una varietà di proposte molto apprezzate dai consumatori. E ha fatto aumentare sia il sell-out sia la base degli user. Negli ultimi quattro anni il nostro brand Tigullio ha raddoppiato fatturato e penetrazione ed è protagonista di un grande progetto focalizzato sul pesto alla genovese, che lanceremo nel 2021».

I player di un mercato sempre più affollato

Dietro l'estensione dell'offerta e l'ingresso di nuovi competitor di marca (come Cuore e Mutti) c'è una strategia precisa: offrire una gamma variegata in modo da intercettare le diverse occasioni di consumo e “sganciare” il pesto dalla pasta, per estenderne l'uso anche come dressing, condimento o farcitura per bruschette e panini. Un po' come succede all'estero dove il pesto è sì “venerato” come un prodotto totemico della cucina italiana ma dove viene utilizzato in modi tutt'altro che canonici, dalla farcitura della pizza a quella dell'hamburger.

Ma è proprio questo “secondary usage” la chiave di volta per farlo apprezzare e consumare in tutti i continenti, facendone un ottimo prodotto da esportazione, con casi aziendali da manuale. Come Saclà, che esporta il pesto italiano in oltre 60 Paesi, o come la ligure Clas, leader mondiale nel pesto a marchio privato, che ne produce 56 milioni di vasi l'anno e realizza all'estero il 90% dei 36 milioni di fatturato annuo.Il rovescio della medaglia di tanta popolarità è la crescente imitazione da parte di prodotti ‘italian sounding' che nulla hanno a che vedere con la ricetta originale, fatta di ingredienti selezionati (come il basilico fresco) e priva di additivi.

Gli italiani a questi aspetti prestano, invece, molta attenzione, tanto da aver spinto molti produttori a riformulare le loro ricette, a partire dal leader Barilla. I consumatori preferiscono i pesti realizzati con materie prime selezionate, di origine italiana o certificata, e con ricette semplici e prive di componenti giudicate negative, come il sale, i conservanti e il glutine. Per queste stesse ragioni negli ultimi anni il pesto senz'aglio ha sbaragliato quello classico, diventando il più amato dagli italiani.

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti