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Peter Marino e la nuova veste Chanel in Place Vendôme

Come è nato il progetto

di Giulia Crivelli

Tre piani. La boutique al 18 di Place Vendôme, a Parigi, dedicata a orologeria e gioielleria

3' di lettura

È la seconda volta che Peter Marino, architetto famoso (anche) per le sue collaborazioni con maison del lusso, dà nuova vita agli spazi Chanel al 18 di Place Vendôme. Dopo parecchi mesi di lavori, i tre piani dedicati a orologeria e gioielleria di una delle più celebri piazze di Parigi hanno riaperto, proprio nell’anno in cui si celebra il 90° anniversario dell’alta gioielleria di Chanel, con la collezione chiamata «1932», ed è lo stesso Marino a raccontare la sua visione della nuova era della boutique, definendola «una combinazione di lusso e modernità che ben si addice alla maison Chanel».

Cosa l’ha guidata nelle scelte di materiali e arredi?

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La palette ruota intorno a bianco, oro, nero e beige, i colori di Chanel, ma al suo interno ho sperimentato con cinque o sei diverse texture. A partire dalle laccature, care a Gabrielle Chanel, che ho usato largamente nei saloni del piano terra.

Salendo lo stile cambia...

Al piano terra si trovano gli arredi e le decorazioni più elaborati, poi è un calando, fino ad arrivare al piano più alto, dove c’è l’alta gioielleria. Ho immaginato una sorta di spazio bianco, neutro, che non offre distrazioni, tranne la vista incredibile sulla piazza e un quadro di Nicolas de Stael.

L’arte è sempre al centro dei suoi progetti retail, in questo caso come si è mosso?

La prima opera nella quale i si imbatte entrando è di Idris Khan (fotografo britannico di origini pakistane, ndr), intitolata Eternal movement. La trovo romantica, modernamente poetica, proprio come la maison Chanel. Molti pensano che Gabrielle Chanel avesse un carattere rigido, molto rigido. Ma i nastri che portava al collo e i suoi gioielli rivelano quanto poesia ci fosse in lei. Poi c’è la scultura: abbiamo commissionato a Johan Creten un’opera che ricordasse la colonna al centro di Place Vendôme, a sua volta ispirata alla colonna di Traiano e che è un simbolo di Parigi famoso quanto la Tour Eiffel.

Non poteva mancare un ritratto della fondatrice, giusto?

L’opera si trova all’inizio della scala che sale dal piano terra e si chiama Coco Chandelier. L’autore è lo scultore californiano Joel Morrison, che per molti anni ha lavorato in un’officina di riparazioni di motociclette. L’ho scelto perché ha un tocco moderno e io adoro aggiungere a ciò che è classico questo tipo di energia (Peter Marino ha una passione per le motociclette, come dimostra il suo abbigliamento da autentico biker, ndr). L’opera di Morrison nasce proprio da un candelabro: per aiutarlo a entrare nello spirito e nell’anima di Gabrielle Chanel, ho portato Joel nell’appartamente della stilista, al 31 di Rue Cambon. Lui l’ha fatta rivivere lavorando sul ferro del candelabro e aggiungendo piccoli cristalli. Il risultato è un’opera armoniosa, per quanto strano possa sembrare. E io mi sono molto divertito a vederla nascere.

Ha citato il quadro di Nicolas de Stael, che lei aveva già incrociato, nella sua vita di collezionista.

L’opera si chiama Composition ed è un quadro a olio del 1950. La sua storia conferma una mia teoria: i quadri posseggono tutti un karma, che segna le loro vite. Credo che si potrebbe scrivere una biografia di ogni quadro. Avevo comprato Composition a un’asta che Sotheby’s tenne a Londra circa vent’anni fa. Lo avevo fatto per conto di un mio cliente, che poi lo aveva rivenduto. Quando parlammo, con i vertici della maison, delle opere che avrebbero desiderato per la nuova veste della boutique, mi dissero che avevano pensato proprio a Composition di Nicolas de Stael. D’acchito pensai che fosse una scelta bizzarra, ma poi capii, perché il quadro rappresenta un modernismo lussureggiante, che proietta nel futuro. Proprio come fa da sempre Chanel.

Cosa l’ha divertita di più del progetto di Place Vendôme?

Disegnare le scale e i tappeti, per i quali ho una passione che definirei maniacale.

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