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Petit Bateau abbassa i prezzi e punta sul second hand: «Ascoltiamo le esigenze dei nostri clienti»

La direttrice per l’Italia, Giorgia Serriello, presenta le novità dello storico marchio francese: «Manterremo inalterata la qualità dei nostri capi, che garantisce loro una lunga vita. Anche questo è sostenibilità»

di Chiara Beghelli

3' di lettura

«Mamma, le barchette (petit bateaux) che vanno sull'acqua hanno le gambe?», recita una delle canzoni più amate dai bambini francesi. Questa deliziosa melodia di inizio Novecento, opera di Erik Satie, ha dato il nome anche a uno dei marchi per bambini più amati, nato a Troyes nel 1893. Ancora oggi Petit Bateau ha lì la sua sede, e da lì è cresciuto fino a diventare un brand internazionale, nel portafoglio del gruppo Rocher (2,75 miliardi di fatturato nel 2019), che vende 28 milioni di pezzi ogni anno e genera circa 300 milioni di euro di ricavi.

Oltre ai successi della crescita, in oltre un secolo di storia un'azienda può incontrare anche momenti più complessi. E una pandemia è uno dei più difficili: «Anche nel mondo del bambino c'è bisogno di guardare oltre, immaginare il futuro - spiega Giorgia Serriello, direttrice di Petit Bateau per l'Italia, dove il marchio è presente fin dagli anni 60 -. Abbiamo ascoltato con attenzione i nostri clienti, sia i bambini sia i genitori. Oggi siamo in un momento di piccola rivoluzione, un percorso di cambiamento che si svilupperà fino al 2025».

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La sfida della qualità

Uno dei segni più importanti di questa rivoluzione è l'allineamento dei prezzi italiani a quelli applicati in Francia, appena lanciato: «Si tratta di un calo del 18%. L'Italia è il primo Paese in cui lo sperimentiamo, i riscontri sono già ottimi - prosegue la manager -. Certo, la sfida è mantenere alta la nostra qualità producendo volumi maggiori. Ma ce la faremo, seguendo la visione qualité pour tous, che è al centro della nostra nuova campagna. Una qualità più democratica, dunque, che però resta sempre la nostra».

Più digitale, ma i negozi restano fondamentali

Le novità di Petit Bateau fanno parte della strategia del nuovo presidente Guillaume Darroussez, in carica dal luglio 2020, che punta anche sullo sviluppo digitale: «Il 30% delle nostre vendite è online, e l'omnicanalità sarà sempre più importante per noi - sottolinea Serriello -. Ma i negozi, con i servizi e il nostro rapporto stretto con i clienti, resteranno centrali, anche quelli della rete wholesale, che genera circa il 30% dei nostri ricavi e che stiamo seguendo con sempre più attenzione. Infatti offriremo anche lì il servizio “click and collect”, per ordini fatti online e ritirati in negozio. Il web è un'opportunità, non un nemico. Per questo abbiamo anche il servizio “store plus”, pensato per persone non molto tech, come a volte sono i nonni, che possono comprare in negozio tutto ciò che c'è sulla piattaforma web».

La durabilità al centro del progetto “second main”

Dalla app di Petit Bateau, per ora solo in Francia, è stata lanciata la nuova offerta “second main”: «Uno dei nostri pilastri è la durabilità, che rende molto lunga la vita dei capi. Fino a 30 anni Petit Bateau forniva le T-shirt all’esercito francese - nota Serriello -. Oggi abbiamo pensato di offrire il servizio di ri-vendita dei capi, sia usati sia usciti dalla fabbrica con lievissimi difetti, anche in store, con un corner dedicato. Si tratta di un progetto pilota, che parte dalla Francia, ma siamo pronti a svilupparlo anche altrove».

Durabilità, peraltro, è anche sinonimo di sostenibilità: «Usiamo cotone bio, tencel e lino e stiamo studiando nuovi materiali, anche riciclati, per le nostre cerate. Quella argentata, fatta al 50% da plastica da riciclo, ha avuto un grande successo. Arriveremo a eliminare la plastica vergine entro i prossimi anni, per esempio quella di involucri e stampelle», aggiunge. Perché le piccole barchette hanno le gambe, e oggi più che mai devono correre veloci.

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