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Iran, petroliera sequestrata: May presiede riunione della sicurezza

di Michele Pignatelli


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Un fermo immagine del sequestro della nave battente bandiera britannica in un video diffuso dai pasdaran iraniani

3' di lettura

Resta alta la tensione nello Stretto di Hormuz dopo il sequestro della petroliera battente bandiera britannica Stena Impero attuato venerdì dalle Guardie della rivoluzione iraniane.

La Gran Bretagna lavora alla risposta nei confronti dell’Iran e il primo ministro britannico Theresa May presiede una riunione con i ministri e i funzionari della sicurezza con all’ordine del giorno il sequestro della petroliera e come garantire sicurezza e interessi britannici in un’area considerata strategica e di vitale importanza per l’approvvigionamento di greggio. Il ministro degli esteri Jeremy Hunt aggiornerà il Parlamento sull’evolversi della situazione che, comunque, non dovrebbe prevedere l’opzione militare da parte del Regno unito.

L’episodio però - ultimo di una serie di incidenti o attacchi deliberati contro navi o droni nel Golfo Persico negli ultimi due mesi - rischia di far salire ulteriormente i costi assicurativi per le compagnie di navigazione, se non di ridurre drasticamente il traffico di petroliere in una delle vie d’acqua più strategiche a livello globale: dallo Stretto di Hormuz, tra Golfo Persico e Golfo di Oman, sono transitati in media nel 2018 21 milioni di barili di greggio al giorno secondo il Dipartimento dell’energia americano, il 21% del consumo globale di petrolio e un terzo di quello commerciato via mare.

Iran, petroliera sequestrata: i militari si calano dall'elicottero sul ponte della nave

La pressione di Londra

Il ministro degli Esteri britannico Jeremy Hunt, in una telefonata con l’omologo iraniano Javad Zarif, ha espresso «estremo disappunto» per quello che il governo di Londra ha definito un «atto ostile», minacciando Teheran di «serie conseguenze». Lo stesso Hunt, in un tweet, ha evocato risposte «ponderate ma forti» se il cargo e i 23 membri dell’equipaggio (di nazionalità indiana, filippina, russa e lettone) non saranno rilasciati. In un’intervista dopo una riunione di governo ha però sottolineato che Londra «non considera opzioni militari ma cerca una via diplomatica per risolvere la crisi». In questa direzione va la convocazione dell’incaricato d’affari iraniano, Mohsen Omodzamani, nella capitale britannica. Il governo britannico intanto mette in guardia le sue navi dall’avvicinarsi allo Stretto.

L’Iran da parte sua - dopo aver riferito di aver sequestrato e portato la Stena Impero nel porto di Bandar Abbas perché si era scontrata con un peschereccio, violando le regole della navigazione - ha fornito indirettamente la chiave di lettura più plausibile dell’azione: una risposta al sequestro al largo di Gibilterra della petroliera iraniana Grace 1, avvenuto il 4 luglio ad opera della British Royal Navy. Il fermo della nave, sospettata di trasportare petrolio in Siria in violazione dell’embargo, proprio ieri è stato prolungato di un mese. «Il diritto alla ritorsione - ha dichiarato il portavoce dei pasdaran - è riconosciuto dalla legge internazionale e si attua in risposta a misure sbagliate adottate da un governo». A rafforzare l’idea della rappresaglia la diffusione di un video, da parte degli stessi pasdaran, in cui militari armati e in passamontagna si calano sul ponte della nave da un elicottero: la stessa tattica dei marines britannici a Gibilterra.

La risposta di Trump

Intanto, mentre Francia Germania (i due Paesi che, proprio con il Regno Unito, finora hanno fatto di più per tenere in vita l’accordo sul nucleare iraniano) hanno chiesto il rilascio immediato del cargo, il presidente americano Donald Trump ha sottolineato che i fatti dimostrano le sue tesi sull’Iran: «Guai, nient’altro che guai». In concreto, gli Usa hanno fatto sapere di voler inviare 500 soldati in Arabia Saudita per rafforzare la presenza in Medio Oriente, ma - soprattutto - hanno annunciato il via all’”Operazione sentinella”, una coalizione marittima a guida americana per «accrescere la sicurezza» nel Golfo.

Costi assicurativi decuplicati

Proprio i rischi per la sicurezza evidenziati dagli incidenti degli ultimi due mesi hanno fatto schizzare i costi assicurativi per i cargo che, oltre a una polizza annua per copertura dal rischio guerra, comprendono premi aggiuntivi legati all’ingresso in aree pericolose, calcolati su base settimanale. «In seguito agli attacchi - ha dichiarato di recente a Cnbc Anthony Gurrnee, ceo della Ardmore Shipping - i costi assicurativi extra per attraversare lo Stretto di Hormuz sono aumentati di dieci volte negli ultimi due mesi». Gli ultimi sviluppi non fanno che peggiorare il quadro.

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