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Petroliferi sotto choc in Borsa, il greggio segna in calo maggiore dal 1991

Il greggio è arrivato a perdere più del 30% salvo poi contenere i cali attorno al 20%. A pagare il conto di ribassi così sostenuti sono i titoli del comparto energia, il peggiore in Europa con cali a doppia cifra per le big come Eni, Bp e Royal Dutch Shell

di Stefania Arcudi

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(© Facto Foto)

Il greggio è arrivato a perdere più del 30% salvo poi contenere i cali attorno al 20%. A pagare il conto di ribassi così sostenuti sono i titoli del comparto energia, il peggiore in Europa con cali a doppia cifra per le big come Eni, Bp e Royal Dutch Shell


2' di lettura

Il petrolio cerca di limitare i ribassi, ma i titoli del settore sono in profondo rosso in tutta Europa. I future del Wti, dopo essere arrivati a perdere anche più del 30% nella prima parte della giornata, il ribasso maggiore dal 1991 e ai minimi dal 2016, dopo il nulla di fatto dell'Opec+ sul taglio alla produzione, hanno poi ridotto le perdite attorno al 20% . Resta alto il timore di una guerra dei prezzi, dopo che'Arabia Saudita ha deciso di aumentare l'output, in modo da fare calare i prezzi del proprio greggio. «Gli investitori attendono ulteriori notizie, ma i primi effetti di questa nuova guerra del petrolio sono stati enormi per il barile in concomitanza con la diffusione del coronavirus, che stava già avendo un impatto enormemente ribassista sulla domanda di greggio. Un eccesso di offerta globale di petrolio sembra ora quasi inevitabile», hanno scritto gli analisti di ActivTrades.

I ribassi di Brent e Wti molto consistenti e a pagare lo scotto sono i titoli del comparto petrolifero in tutta Europa, con l'Euro Stoxx 600 Energia che cede il 14%. A Piazza Affari, dove il Ftse Mib arretra del 10%, le peggiori sono Saipem, Tenaris ed Eni, arrivate a perdere anche più del 20% salvo poi limitare legermente i cali. Non va meglio alle controparti europee: Bp perde il 17% a Londra, Royal Dutch Shell il 18% ad Amsterdam, Total l'11,8% a Parigi. Secondo gli analisti, «questo scenario depresso dovrebbe essere limitato a pochi mesi a meno che l’impatto dell’epidemica di coronavirus perduri così a lungo da scatenare. La prossima recessione globale, le ripercussioni dell’economia hanno però convinto i grandi broker a tagliare le previsioni di crescita della domanda globale». Morgan Stanley prevede che la Cina avrà una crescita della domanda pari a zero nel 2020, Goldman Sachs vede una contrazione della domanda globale di 150mila barili al giorno.

In scia a tutto questo, l'Aie ha deciso di anticipare le proprie previsioni:
«Lo scoppio del nuovo coronavirus ha aggiunto un notevole livello di incertezza alle prospettive del mercato petrolifero. Nel 2020, la domanda mondiale di petrolio dovrebbe contrarsi per la prima volta dalla recessione globale del 2009. La situazione rimane molto fluida, tuttavia, rendendo estremamente difficile valutare il pieno impatto del virus», ha scritto l'agenzia. La domanda dovrebbe ridursi di circa 90.000 barili al giorno rispetto al 2019, secondo lo scenario centrale dell'Aie che, data l'estrema incertezza, pubblica anche uno scenario più pessimistico (-730.000 bpd) e un ottimista (+480.000 bpd).

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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