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Petrolio, gli aerei a terra sono un’ipoteca sul futuro della domanda

La crisi dell’aviazione esplosa con la pandemia da Covid-19 frenerà a lungo la ripresa della domanda petrolifera, con effetti che rischiano di essere irreversibili soprattutto sul settore della raffinazione

di Sissi Bellomo

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(Mak - stock.adobe.com)

La crisi dell’aviazione esplosa con la pandemia da Covid-19 frenerà a lungo la ripresa della domanda petrolifera, con effetti che rischiano di essere irreversibili soprattutto sul settore della raffinazione


3' di lettura

È soprattutto la paralisi dei voli aerei a frenare la ripresa del mercato del petrolio. È questa la diagnosi che emerge dal rapporto mensile dell’Agenzia internazionale dell’energia (Aie), secondo cui l’anno prossimo il mondo continuerà a consumare 2,6 milioni di barili al giorno in meno rispetto al 2019: un gap che «per tre quarti dipende da kerosene e jet fuel».

La terribile crisi che il coronavirus ha provocato nei trasporti aerei è sotto gli occhi di tutti. Il settore dimezzerà il fatturato quest’anno e subirà perdite per oltre 80 miliardi di dollari a livello globale, le più alte nella storia dell’aviazione, prevede la Iata (International Air Transport Association).

Il punto è che il ritorno alla normalità potrebbe essere molto lento, condizionando anche la ripresa dell’industria petrolifera e in particolare delle attività di raffinazione, oggi in crisi profonda: l’Aie fa notare che l’anno prossimo, se la domanda petrolifera sarà a livelli inferiori al 2017, il mercato dei carburanti avrà invece dimensioni paragonabili a quelle del 2015 (ma con una capacità di raffinazione ben più grande).

Gli sviluppi futuri sono molto incerti. La stessa Iata ha proposto in questi giorni di cogliere l’occasione della crisi per una promuovere una svolta verde nel trasporto aereo: non certo rinunciando a volare, ma promuovendo – all’insegna del Build back better – un maggiore impiego di carburanti sostenibili, ad esempio biocombustibili non derivati da colture destinata all’alimentazione umana.

Aviazione a parte, le nuove stime Aie mostrano che l’impatto del Covid sul mercato petrolifero è stato un po’ meno catastrofico di quanto sembrasse in un primo momento: i consumi di benzina sono risaliti più prontamente del previsto in Cina e a seguire anche in altre aree del mondo. Le cifre, pur riviste al rialzo, mostrano comunque che nel secondo trimestre, al picco della pandemia, la domanda era ridotta del 17% rispetto a un anno prima.

Per l’intero 2020 l’Aie ora si aspetta un calo di di 7,9 mbg (a 92,1mbg), invece di 8,3 mbg come prevedeva un mese fa, e per il 2021 una risalita limitata a 5,3 mbg, in gran parte dovuta al fatto che molti aerei continueranno a restare a terra.

Potrebbe anche andare peggio, se ci sarà una seconda ondata di coronavirus: «Il mercato – afferma l’Agenzia Ocse – ha indubbiamente fatto progressi rispetto all’Aprile nero, ma il gran numero e in alcuni Paesi l’accelerazione dei contagi da Covid-19 rappresentano un promemoria inquietante di come la pandemia non sia sotto controllo e di come il nostro outlook rischi di dover essere corretto al ribasso».

Sul fronte dell’offerta l’Aie conferma che l’Opec sta facendo sul serio: a giugno la produzione del gruppo è crollata ai minimi da trent’anni (22,19 mbg), con tagli che hanno addirittura superato le promesse grazie all’impegno extra dell’Arabia Saudita e agli ulteriori notevoli progressi dell’Iraq e degli altri “disubbidienti”, ormai vicini al pieno rispetto delle quote. È invece perfetto l’allineamento della Russia, principale alleata nella coalizione Opec Plus.

Anche altrove –in particolare negli Usa – la produzione di greggio è in forte discesa, tanto che a livello globale l’offerta a giugno è scesa a 86,9 mbg, il minimo da nove anni, stima l’Aie: il calo è di 2,4 mbg da maggio e addirittura di 13,4 mbg da giugno 2019.

Le scorte Ocse sono comunque salite nelle ultime settimane, ma forse anche perché le petroliere usate come stoccaggio galleggiante hanno cominciato a svuotarsi (al ritmo di 1,2 mbg a giugno) trasferendo in serbatoi a terra il proprio carico. Presto l’effetto dei tagli di produzione dovrebbe diventare tangibile.

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