ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùvertice fiume sui tagli

Petrolio, all’Opec la Russia vince la partita sul calcolo della produzione

Mosca ottiene di escludere i condensati – parenti stretti del greggio, ma non propriamente greggio – dal calcolo della produzione. Una questione centrale per sbloccare il resto della trattativa. Il vertice, cominciato in forte ritardo, va verso l’approvazione di tagli extra per 500mila barili al giorno

di Sissi Bellomo

default onloading pic
(AP)

Mosca ottiene di escludere i condensati – parenti stretti del greggio, ma non propriamente greggio – dal calcolo della produzione. Una questione centrale per sbloccare il resto della trattativa. Il vertice, cominciato in forte ritardo, va verso l’approvazione di tagli extra per 500mila barili al giorno


3' di lettura

Al vertice Opec ha vinto la linea della Russia, Paese alleato ma pur sempre esterno all’Organizzazione degli esportatori di petrolio. Mosca è riuscita ad ottenere che i condensati – parenti stretti del greggio, ma non propriamente greggio – siano esclusi dal calcolo della produzione ai fini dei tagli: un privilegio di cui i membri Opec godono da sempre, ma che non era stato finora accordato a Mosca, né agli altri partner della coalizione Opec Plus.

Il Sole 24 Ore aveva anticipato che la concessione si sarebbe rivelata cruciale per sbloccare gli altri aspetti della trattativa. E così è stato. A Vienna con tutta probabilità si arriverà ad un’intesa per aumentare i tagli di produzione del gruppo: da 1,2 a 1,7 milioni di barili al giorno, secondo la bozza su cui i ministri hanno avviato la discussione, che si è protratta fino a tarda sera. Un altro aspetto – che segna un secondo punto a favore della Russia – riguarda la durata: per ora nessuna proroga dei tagli (sempre secondo la bozza)  ma la convocazione di un vertice straordinario prima della scadenza di fine marzo, eventualmente per aggiustare di nuovo la rotta.

La riunione plenaria dei ministri Opec – iniziata alle 17, in ritardo di due ore sulla tabella di marcia – non si era ancora conclusa in tarda serata. È dunque possibile che la decisione finale, che dovrà essere ratificata dagli alleati non Opec, possa risultare diversa da quella delineata negli incontri tecnici. È molto improbabile, tuttavia, che sia di portata minore.

L’ Arabia Saudita in particolare non può permettersi di deludere il mercato in coincidenza con il debutto in Borsa di Aramco. La travagliata Ipo è giunta al traguardo, con una domanda di azioni più che tripla da parte degli istituzionali. Il prezzo giovedì sera – con oltre ventiquattr’ore di ritardo – è stato fissato come previsto al massimo della forchetta (32 riyal pari a 8,53 $) , determinando una valutazione di 1.700 miliardi di dollari per la compagnia saudita che diventa così la società a maggior capitalizzazione al mondo (Apple vale circa 1.200 miliardi).

Per tutta la giornata di giovedì in vista dell’avvio del vertice Opec, si erano rincorse voci su una possibile «sorpresa saudita». Si diceva che Riad sarebbe giunta all’appuntamento determinata a imporre un taglio della produzione così grande da prendere in contropiede il mercato, in modo da riaccendere – anche solo per qualche tempo – il rally del petrolio e creare le condizioni ottimali per l’Ipo di Aramco.

Delegati e analisti hanno fatto circolare indiscrezioni su cifre sempre più roboanti, secodo cui l’Opec Plus avrebbe potuto spingere il taglio fino a 2 milioni di barili al giorno, 800mila in più rispetto agli impegni attuali, spostando la scadenza da marzo a dicembre 2020.

A riportare tutti con i piedi per terra è stato il ministro russo Alexandr Novak, che a metà pomeriggio ha riferito le raccomandazioni emerse dai tecnici della coalizione. Le sue parole, rimbalzate attraverso i social media e i “flash” stringatissimi delle agenzie di stampa, hanno fatto oscillare vertiginosamente prima verso il basso e poi verso l’alto le quotazioni del petrolio, ormai guidate soprattutto da fondi algoritmici: «Nuovo vertice a marzo» ha innescato vendite immediate, ma pochi secondi dopo – quando si è appreso di un taglio extra – è arrivato il rimbalzo.

Restano da chiarire molti dettagli, di non poco conto per il mercato. A cominciare da come verrà distribuito il peso dei tagli e se si tratterà davvero di tagli aggiuntivi. L’Opec Plus nel suo insieme ha già ridotto la produzione più di quanto non imponessero le quote già in vigore: l’Opec (tolti Iran, Libia e Venezuela, esentati dai tagli) a novembre era “sotto” di 368mila bg secondo le cifre di S&P Global Platts, la Russia e gli altri 9 Paesi alleati invece sforavano di 126mila bg, stimano OilX e Citigroup. Fatti i conti si tratta di un taglio extra – già effettuato – di 242mila bg.

Come verranno distribuiti i tagli extra? L'Arabia Saudita, che da sola ha tolto dal mercato oltre 400mila barili in più rispetto al dovuto, tornerà ad aprire i rubinetti? E l’esclusione dei condensati dal conteggio della produzione che effetti avrà? Dallo studio OIlX-Citi emerge che l’impatto non riguarderà solo la Russia: nel complesso i condensati estratti in associazione al gas rappresentano l’8% della produzione dei Paesi non Opec della coalizione, per un totale di 1,4 milioni di barili. La percentuale per Mosca è in linea con la media (ma destinata a crescere). Il peso è decisamente superiore per Oman (15%), Kazakhstan (14%) Azarbaijan (11%).

Riproduzione riservata ©
Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti