la crescita non si ferma

Petrolio, auto e turismo riportano la Basilicata ai livelli precrisi

La spesa Ue raggiunge il target del 21,5%

di Vera Viola


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(Marka)

3' di lettura

Petrolio e auto nel 2018 riportano l’economia della Basilicata ai livelli precrisi. Lo certifica il Rapporto annuale di Banca d’Italia. «Nel 2018 è proseguita l’espansione dell’economia lucana – si legge – il settore industriale ha continuato a sostenere la ripresa per effetto soprattutto dell’andamento del comparto estrattivo e dell’automotive, consentendo, dopo oltre un decennio, il ritorno del valore aggiunto regionale sui livelli precedenti la crisi economico-finanziaria».

Fondi Europei

In base al monitoraggio della Ragioneria Generale dello Stato, alla fine del
2018 i Por 2014-2020 FESR e FSE gestiti dalla Regione Basilicata mostravano una percentuale di avanzamento finanziario in significativo
aumento rispetto all’anno precedente: su una dotazione complessiva di 840 milioni, i pagamenti cumulati ammontavano al 21,5 % rispetto al 7,3 di fine 2017. Per effetto dell’incremento registrato nel 2018 il grado di attuazione finanziaria risultava superiore alla media delle regioni meno
sviluppate (Sicilia, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria) e a quella nazionale.

Le imprese
Positivo l’andamento del manifatturiero e dell’estrattivo. Nel manifatturiero la crescita è stata diffusa e ha investito imprese di diverse classi dimensionali oltre ad aver riguardato anche il comparto autoveicoli, che ha beneficiato della dinamica delle vendite all'estero. Nel settore estrattivo è proseguito il significativo aumento della produzione di idrocarburi: secondo i dati del ministero dello Sviluppo economico la produzione di petrolio greggio è aumentata del 25,3 % rispetto all'anno precedente; quella di gas naturale del 19,2.

È continuata inoltre la crescita degli investimenti. Il saldo tra la quota di imprese in crescita e quelle in flessione è stato positivo per quasi 24 punti percentuali, un dato superiore a quello registrato nel 2017. A giudizio delle imprese manifatturiere intervistate dagli analisti di Banca d’Italia, sia il fatturato sia gli investimenti dovrebbero continuare a crescere nell’anno in corso. La ripresa non si è invece estesa alle costruzioni: l’attività ha ristagnato per difficoltà del comparto delle opere pubbliche e del residenziale, che ha registrato un ulteriore calo delle compravendite. Segnali di vitalità emergono solo nell’area materana.

Export

L’export verso i paesi dell’Unione europea, che rappresenta poco meno della metà del totale regionale, è cresciuto in maniera intensa (7,4 %). L’andamento positivo deriva da una netta ripresa delle esportazioni nei paesi dell'area dell’euro, in particolare Spagna e Francia, mentre si sono ridotte ulteriormente le vendite in Germania.

Turismo

Il comparto turistico ha registrato, dopo un quinquennio di accelerazione, un ulteriore incremento delle presenze di italiani e stranieri: in particolare la regione e sopratutto l’area materana hanno beneficiato della nomina di Matera a Capitale Europea della Cultura per il 2019. Tra il 2008 e il 2017 le presenze sono cresciute complessivamente del 34,1 % più intensamente rispetto all’Italia e al Mezzogiorno.Il maggior numero di turisti stranieri proveniva dalla Germania, seguita da Francia, Stati Uniti e Regno Unito.

Credito
I finanziamenti bancari alle imprese hanno continuato a crescere nel 2018, sostenuti dal moderato aumento della domanda, ma in misura meno intensa rispetto al 2017. La dinamica positiva ha riguardato solo le imprese non rischiose di ogni classe dimensionale. Il ricorso diretto al mercato dei capitali o agli intermediari specializzati nella finanza d'impresa è rimasto su livelli trascurabili, pur in presenza di qualche importante iniziativa nel private equity.

Il mercato del lavoro
È cresciuto il numero di occupati (lavoratori dipendenti) ma è calato quello degli autonomi producendo un saldo negativo: nel complesso il numero di occupati si è ridotto dello 0,7 % rispetto all'anno precedente, a fronte della crescita registrata in Italia e nel Mezzogiorno (entrambe 0,8%). Il calo dell'occupazione si è associato a una diminuzione della popolazione in età da lavoro, riconducibile anche alla significativa emigrazione.

Le famiglie
La dinamica del reddito e dei consumi delle famiglie ha beneficiato solo in parte degli andamenti congiunturali, continuando ad essere debole; i redditi delle famiglie lucane restano di oltre un decimo inferiori ai livelli pre-crisi. Anche l’incidenza della povertà, sebbene in flessione rispetto ai livelli massimi raggiunti all'apice della crisi, è ancora superiore al periodo pre-crisi e più elevata rispetto alla media nazionale.

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