InchiestaApprofondimento di un singolo argomento che mette a frutto il lavoro di ricerche e significative risorse.Scopri di piùbarile

Petrolio, la corsa (a ostacoli) dei sauditi per riattivare la produzione

Il ministro saudita dell’Energia nella prima conferenza stampa dopo gli attacchi di sabato ha provato a rassicurare il mercato e il Brent ha ritracciato parte del rialzo record di lunedì. Ma fonti del Sole 24 Ore hanno constatato che i danni agli impianti sono in realtà «molto gravi» e richiederanno «diversi mesi di lavoro». Nel frattempo Riad sarà costretta a sfruttare la capacità di riserva dei giacimenti, privando se stessa – e il mondo – di un “cuscinetto” prezioso per rispondere a eventuali nuove emergenze sul mercato del petrolio

di Sissi Bellomo


Perché l’attacco al petrolio saudita ha sconvolto il mercato

5' di lettura

La produzione di petrolio dell’Arabia Saudita sta gradualmente risalendo verso «i livelli di prima» e il recupero completo avverrà entro fine novembre. Con questa rassicurazione Riad ha affondato le quotazioni del barile, cancellando in parte il balzo record di lunedì per riportare il Brent a 64 dollari (-6%). Ma fonti del Sole 24 Ore hanno potuto constatare che tanto Abqaiq, snodo cruciale per la lavorazione del greggio saudita, quanto il giacimento di Khurais, il secondo del Paese, hanno riportato «danni molto gravi» a causa degli attacchi di sabato, incompatibili con rapido ritorno alla normalità: potrebbero anzi servire «diversi mesi di lavoro» per ripristinare la piena operatività.

LEGGI ANCHE / Arabia Saudita, ripristinato il 50% della produzione di greggio

Rumor secondo cui Saudi Aramco era vicina a recuperare il 70% dei volumi perduti erano filtrati fin dal primo pomeriggio di ieri attraverso la Reuters, agenzia spesso ben informata sulle vicende del Regno. Molti analisti le avevano accolte con scetticismo, ma il mercato si era subito lasciato prendere dall’entusiasmo, che è aumentato quando il ministro dell’Energia Abdulaziz bin Salman ha aperto (poco prima delle venti ora italiana) la prima conferenza stampa dopo gli attentati del fine settimana: un appuntamento atteso con ansia, ma che non ha spazzato ogni incertezza.

Non soltanto al Sole24 Ore, ma anche ad alcune testate internazionali è stato descritto – in forma anonima per non compromettere le relazioni con i sauditi –un quadro della situazione che è difficile definire roseo.

I tecnici di Saudi Aramco, affiancati dal personale di alcune società straniere già presenti nel Paese, starebbero tuttora mettendo a punto una valutazione precisa degli interventi necessari sugli impianti danneggiati – e del loro costo, che rischia di essere ingente – ma è già emerso che ci vorranno pezzi di ricambio da costruire su misura: un lavoro che richiede tempo anche se si può procedere per gradi alle sostituzioni, in modo da riattivare almeno parzialmente gli impianti.

LEGGI ANCHE / Petrolio, l'attacco in Arabia non scalda il gasolio (ma i broccoli sì)

In teoria, suggerisce una delle fonti del Sole, si potrebbe «guadagnare tempo impiegando provvisoriamente alcune componenti di seconda mano». Risolvere i problemi il più in fretta possibile è una priorità assoluta per i sauditi, che non pongono limiti di budget per chi saprà offrire le soluzioni più efficienti e tempestive.

Per onorare gli impegni con i clienti Aramco sta attingendo alle sue scorte, che sono ai minimi da dieci anni e rischiano secondo Citigroup di «ridursi velocemente a livelli da stress, soprattutto alla luce del rischio di altri potenziali attacchi».

LEGGI ANCHE / Petrolio, tutti gli attacchi al cuore della produzione mondiale

Allo stesso tempo la compagnia ha accelerato le estrazioni dai giacimenti tuttora indenni e che non necessitano di utilizzare l’impianto di Abqaiq: una strategia anch’essa rischiosa, perché così facendo l’Arabia Saudita rinuncia (sia pure temporaneamente) alla spare capacity, la capacità produttiva di riserva, da attivare solo in caso di bisogno. È grazie a questo prezioso strumento, che nessun altro possiede in misura paragonabile, che Riad può vantare un ruolo da banca centrale del petrolio, oltre che farsi valere come leader de facto dell’Opec (e oggi dell’Opec Plus, che guida a braccetto con la Russia).

Abdulaziz ha indirettamente confermato che lo sfruttamento della spare capacity è l’espediente principale al quale Riad sta ricorrendo per dimostrare di essere tuttora «un fornitore affidabile di petrolio». Aramco, ha precisato il principe ministro, punta a riconquistare l’intera capacità di produzione di 12 mbg a fine novembre e di arrivare a 11 mbg alla fine di questo mese. La perdita di produzione (non di capacità, si badi) è stata già dimezzata rispetto al picco di 5,7 mbg, ha aggiunto Abdulaziz.

L’obiettivo dei sauditi è tornare a estrarre 9,8 mbg a ottobre, in linea con quanto stava facendo nei mesi scorsi.

Saudi Aramco è tuttora determinata a quotarsi in borsa «entro i prossimi dodici mesi», ha aggiunto il presidente della compagnia Yassir al-Rumayyan, anche se «compatibilmente con le condizioni del mercato».

Dall’Air Force One, l’aereo presidenziale, Donald Trump ha fatto da sponda ai sauditi affermando da un lato di essere convinto che l’attacco sia arrivato dal Sud-est dell’Iran e dall’altro di non ritenere opportuno un rilascio di scorte dalla Strategic Petroleum Reserve (Spr), evento quest’ultimo che Riad temeva per il probabile effetto super-ribassista sui prezzi del greggio. «Non credo ci sarà bisogno, il petrolio non si è apprezzato troppo – ha detto Trump – Nel mondo c’è un sacco di petrolio».

LEGGI ANCHE / Dal rincaro temporaneo del greggio impatto modesto su crescita e inflazione

Il mercato promette comunque di rimanere volatile nelle prossime settimane, proteso a registrare qualunque indiscrezione sullo stato degli impianti sauditi, che a molti esperti militari sembrano essere stati colpiti almeno in parte da missili teleguidati piuttosto che da droni: le immmagini satellitari della Nasa evidenziano una precisione di tiro chirurgica, oltre che mostrare danni molto estesi.

Tra i numerosi impianti colpiti ad Abqaiq «ce n’è uno posto proprio all’inizio dello schema di raffinazione», riferisce una fonte del Sole 24 Ore: «Ci arriva il greggio da processare, se si ferma sono guai seri».

Nonostante tutto Abqaiq in parte è già riuscita a ripartire: riesce a lavorare 2 mbg, ha dichiarato ieri il ceo di Saudi Aramco, Amin Nasser, e potrebbe salire a 4,9 mbg a fine mese (su una capacità totale di 7 mbg).

Anche al giacimento di Khurais, il secondo dell’Arabia Saudita con 1,5 mbg di capacità, si lavora alacremente per valutare con precisione i danni. «Gli attacchi hanno messo fuori uso tre treni gas su cinque – riferisce una delle fonti del Sole 24 Ore – ma uno è già ripartito perché erano danni lievi»

Ad Abqaiq invece, secondo Energy Intelligence, sono stati colpiti nove sferoidi per la separazione del gas dal petrolio su un totale di undici e una colonna di separazione. «Per la colonna in particolare ci vorrà tempo, sono impianti molto complessi», apprende il Sole.

La ricostruzione promette ricchi affari per le società di servizi all’industria petrolifera e per i fornitori di componentistica. Tra gli attori principali sul campo in Arabia Saudita c’è anche Saipem , che sta operando proprio a Khurais, impegnata nei lavori di ampliamento delle strutture finite sotto tiro: il contratto Epc vinto un paio d’anni fa dalla società italiana riguardava «la costruzione di nuovi impianti di trasformazione del greggio, tra cui un nuovo impianto di separazione gasolio, un'unità di stabilizzazione grezzo e un treno gas».

Il coinvolgimento di Saipem in Arabia Saudita è aumentato quest’anno con l’assegnazione di commesse per quasi 5 miliardi di dollari relative allo sviluppo dei giacimenti offshore di Marjan e Berri. Ed è possibile che i tecnici italiani siano tra quelli interpellati da Saudi Aramco per far fronte all’emergenza.

Tra le altre società già presenti sul campo c’è anche Tenaris , che quest’anno ha rilevato Saudi Steel Pipes. In prima fila ci sono inoltre Amec Foster Wheeler (Wood Group), che può contare su oltre mille addetti in Arabia Saudita, Petrofac e Technip Fmc, che in passato aveva lavorato proprio all’impianto di Abqaiq e che dopo un periodo di assenza dall’Arabia Saudita da a un paio di anni è rientrata nella lista ufficiale dei contractors.

Riproduzione riservata ©
Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...