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Petrolio, così Mosca tiene in scacco i sauditi (e il mercato)

Il Cremlino appoggia la necessità di nuovi tagli produttivi con l’Opec. Ma a chiudere i rubinetti sarà come sempre soprattutto l’Arabia Saudita

di Sissi Bellomo

Viva l’auto elettrica, ma il petrolio sarà tra noi ancora a lungo. Ecco perché

Il Cremlino appoggia la necessità di nuovi tagli produttivi con l’Opec. Ma a chiudere i rubinetti sarà come sempre soprattutto l’Arabia Saudita


3' di lettura

Mentre il prezzo del petrolio rischia di crollare ulteriormente per effetto del coronavirus, l’Opec Plus ancora una volta è tenuta in ostaggio dalla Russia. Solo adesso – a pochi giorni dal vertice della coalizione – Mosca ha aperto alla possibilità di appoggiare nuovi tagli produttivi, un rimedio che l’Arabia Saudita sta invocando da oltre un mese. E tuttora non è chiaro in quale misura i russi siano disposti a collaborare.

In parte è solita pantomima: mostrare contrasti e divisioni fino all’ultimo per riuscire a sorprendere positivamente i mercati. In parte è il segno di come i rapporti di forza tra i produttori siano ormai cambiati. Un tempo a Riad bastavano poche parole per smuovere i mercati. Oggi non solo gli appelli, ma anche le azioni dei sauditi, vengono perlopiù ignorate. Gli investitori invece ormai pendono dalle labbra dei russi.E i russi hanno parlato. Addirittura dal Cremlino.

Il presidente Vladimir Putin ha riconosciuto il «bisogno di passare all’azione, anche congiuntamente ai nostri partner stranieri», una presa di posizione vaga ma che – insieme all rinnovata fiducia verso le banche centrali, che ha risollevato tutti i mercati finanziari – è stata determinante per cambiare rotta alle quotazioni del petrolio dopo una sfilza di sedute negative che non si vedeva dal 2008

Il Brent – che era scivolato fino a 48,40 dollari al barile, il minimo da tre anni – ha recuperato oltre il 5%, riportandosi sopra 52 dollari. Il Wti dopo un minimo di 43,32 dollari è risalito sopra quota 47 dollari.

A favorire il rimbalzo hanno probabilmente contribuito anche i primi segnali di ripresa dei consumi in Cina. Il Tom Tom Traffic Index, che misura l’intensità del traffico in oltre 400 città del mondo, mostra che in diverse metropoli della Repubblica popolare la congestione di veicoli nelle strade è tornata normale, se non addirittura superiore ai livelli di un anno fa, come nel caso di Pechino, Shanghai e Shenzhen.

Putin non ha promesso nulla agli alleati dell’Opec. Anzi. Nel suo discorso non ha mancato di sottolineare che la Russia trova «accettabili» gli attuali prezzi del greggio, visto che ha impostato il budget con il Brent a 42 dollari e che dispone di denaro a sufficienza per fronteggiare la crisi, salvando al tempo stesso i progetti di spesa dello Stato: Mosca ha 563 miliardi di dollari di riserve valutarie, più 124 miliardi nel fondo sovrano, ha ricordato Putin.

Il ministro russo dell’Energia Alexandr Novak è stato ancora più avaro di concessioni: Mosca «non ha mai ricevuto» una proposta ufficiale sull’idea di tagli extra da un milione di barili al giorno – che si dice sia stata avanzata dai sauditi – ma ora è disponibile a discutere le raccomandazioni dei tecnici Opec, quei 600mila bg in più ipotizzati quando solo la Cina era colputa dal virus. Agli occhi degli investitori oggi sarebbe troppo poco e troppo tardi.

Le aspettative sono alte. Un fallimento del vertice del 5-6 marzo, avverte Standard Chartered, «lascerebbe il mercato vulnerabile nel breve termine a una caduta dei prezzi sotto 30 dollari al barile». L’Arabia Saudita per evitarlo potrebbe essere pronta a caricarsi per l’ennesima volta la maggior parte dei sacrifici.

A febbraio Riad ha di nuovo stretto i rubinetti più di tutti, contribuendo a ridurre la produzione Opec ai minimi da 11 anni: 27,84 mbg secondo stime Reuters (il taglio maggiore è stato tuttavia quello, involontario, della Libia).

La Russia invece dichiara di aver estratto 11,29 mbg, volumi che comprendono non solo il greggio ma anche i condensati, ora esclusi dalla quota produttiva fissata a 10,33 mbg. Mosca non ha però “spacchettato” i dati, come aveva promesso di fare. Dunque nessuno può dire se sta mantenendo gli impegni sui tagli.

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