ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùla produzione locale crolla

Petrolio e gas, la Cina apre i suoi giacimenti agli stranieri

Da maggio qualunque impresa privata, anche straniera, potrà acquisire licenze di esplorazione e produzione di idrocarburi 

di Sissi Bellomo


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(Afp)

2' di lettura

La Cina spalanca le porte alle compagnie petrolifere straniere, che da maggio potranno ottenere licenze per l’esplorazione e la produzione di idrocarburi: un privilegio finora riservato ai tre colossi statali del settore, PetroChina, Sinopec e Cnooc, che eventualmente potevano coinvolgere soggetti non cinesi in joint venture.

Ora non ci sono più limiti. Qualunque società privata, locale o straniera, potrà operare nell’upstream, con l’unico vincolo di essere registrata in Cina e possedere un patrimonio netto di almeno 300 milioni di reminbi (43 milioni di dollari).

L’apertura del settore è stata annunciata a pochi giorni dalla formalizzazione della tregua sui dazi con gli Stati Uniti: Pechino ieri ha confermato che il vicepremier Liu He sarà a Washington dal 13 al 15 gennaio per firmare gli accordi. Ma la svolta nell’Oil&Gas non è da mettere in relazione solo con l’impegno a rendere la Cina più accessibile agli investitori stranieri.

La riforma ha in realtà a che vedere soprattutto con l’allarme per la dipendenza energetica del gigante asiatico, che è arrivato a importare il 70% del petrolio e metà del fabbisogno di gas. Le percentuali sono destinate a crescere secondo le previsioni, non solo al traino dello sviluppo economico, ma perché la produzione locale da anni delude le aspettative.

Con una maggiore competizione Pechino spera di stimolare nuove scoperte di giacimenti e uno sfruttamento più intenso delle risorse.

Nell’Oil & Gas la Cina ha percorso una traiettoria opposta a quella degli Usa negli ultimi anni. Washington grazie allo shale ha conquistato il primato mondiale nella produzione di idrocarburi ed è vicina al traguardo dell’autosufficienza energetica: a novembre per la prima volta da più di 80 anni le sue esportazioni di petrolio e derivati hanno superato le importazioni.

Pechino nello stesso mese ha invece battuto ogni record di importazione: 11,13 milioni di barili al giorno di greggio, più di quanto gli Usa non abbiano mai acquistato all’estero (il massimo è stato 10,1 mbg nel 2005).

In Cina le estrazioni petrolifere sono crollate da un picco di 4,3 mbg nel 2015 a 3,8 mbg, volumi che l’hanno fatta scivolare dal quarto al settimo posto nella classifica mondiale.

Aprire le porte alle compagnie straniere rischia comunque di non essere una mossa risolutiva: non ci sarà una corsa al petrolio cinese, secondo Citigroup, almeno finché il governo non metterà a disposizione anche gli studi geologici, che per ora restano in mano ai big locali.

Le opportunità migliori inoltre sono probabilmente già state sfruttate e i tentativi di sviluppare anche in Cina risorse da shale hanno evidenziato serie difficoltà di estrazione.

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