energia

Petrolio, Eni si rafforza in Messico insieme a Qatar Petroleum

di Celestina Dominelli


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(REUTERS)

2' di lettura

Eni raddoppia con Qatar Petroleum e apre all’ingresso dei qatarini anche nell’Area 1 dell’offshore del Messico dopo il Blocco 24. L’accordo, annunciato nella mattinata di domenica 16 dicembre, reca le firme dell’ad del gruppo italiano, Claudio Descalzi, e del ministro per gli Affari energetici nonché presidente e ceo del colosso del Qatar, Saad Sherida Al-Kaabi. L’intesa, come sempre accade in questi casi, dovrà incassare l’ok delle autorità messicane, ma intanto Eni consolida l’asse con Qatar Petroleum che è già partner nel Blocco 24 dove il gruppo di Descalzi detiene il 65% ed è operatore.

I due gruppi non hanno diffuso il valore dell’operazione. «Sono soddisfatto di questo accordo, che rientra nell’ambito di una più ampia cooperazione strategica in Messico e in altre parti del mondo con un partner di lungo termine come Qatar Petroleum. - ha commentato lo stesso Descalzi - . Sono inoltre orgoglioso del fatto che lo sviluppo dei campi dell'Area 1 ben incamminato per diventare il primo progetto offshore di una società straniera ad entrare in produzione dopo la Riforma Energetica in Messico».

L’Area 1, situata nelle acque poco profonde della baia di Campeche, è stata assegnata a Eni con una partecipazione del 100% a valle di una gara internazionale nel 2015, e il production sharing agreement (contratto di condivisione della produzione) è stato firmato nel dicembre dello stesso anno. Si stima che l’Area 1 contenga 2,1 miliardi di barili di olio equivalente in posto (90% olio) nei campi di Amoca, Miztón e Tecoalli. Eni ad oggi ha perforato 5 pozzi di nell’Area 1 e lo scorso luglio la Commissione Nazionale per gli Idrocarburi del Messico (Comisión Nacional de Hidrocarburos, CNH) ha approvato il piano di sviluppo per l’Area 1.La fase di produzione principale del campo (full field) inizierà a fine 2020, attraverso una unità flottante di produzione, stoccaggio e scarico (Floating Production, Storage and Offloading, FPSO) con una capacità di trattamento di 90mila barili di olio al giorno.

A inizio novembre, come si ricorderà, Eni aveva annunciato anche uno scambio di partecipazioni con la russa Lukoil in tre licenze esplorative nel paese: il gruppo di Descalzi aveva ceduto una quota del 20% nel production sharing agreement (Psc) dell'Area 10 e 14 e ha acquisito il 40% nel Psc di Lukoil per l’Area 12. Segno che il Messico rappresenta un'area di grande interesse per le major oil. La svolta per l’Eni è giunta, come detto, a ottobre 2015 quando il gruppo si aggiudicò a Città del Messico con una quota del 100%, nell'ambito di una competizione allargata, un contratto che le avrebbe consentito di sviluppare e sfruttare i tre giacimenti a olio nell'offshore del paese: la prima major petrolifera a rimettere piede in Messico dopo 77 anni e, soprattutto dopo la riforma dell'energia varata nel 2013 che, nel giro di un anno, avrebbe posto fine al monopolio della compagnia di Stato Pemex riaprendo le porte agli investimenti stranieri.

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