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Petrolio, mercato scettico sui tagli. Trump: si arriverà a 20 milioni di barili

Le quotazioni del barile non decollano dopo gli accordi Opec Plus. Ma il presidente Usa e i sauditi rilanciano: con il contributo di tutti (anche dei Paesi consumatori) l’offerta di greggio si ridurrà di un quinto

di Sissi Bellomo

(Reuters)

3' di lettura

Era stato Donald Trump ad annunciare per primo che sarebbe stata tagliata la produzione di petrolio. Ed è di nuovo il presidente Usa, alla riapertura dei mercati, il più impegnato a ravvivare le quotazioni del barile con affermazioni iperboliche. Finora il successo è limitato: la prima seduta di contrattazioni dopo il vertice Opec Plus e la riunione d’urgenza del G20 Energia è stata molto volatile, ma il petrolio non ha mai preso davvero il volo.

Alla fine il Brent si è attestato intorno a 32 dollari al barile, in progresso di circa il 2%: non il risultato ideale per i produttori, dopo quattro faticose giornate di trattative e un accordo che –nonostante i molti dubbi – rimane di portata storica, sia per l’entità dei tagli che per le nuove alleanze che ha creato, in particolare l’asse Washington-Mosca-Riad.

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Mentre il mondo celebrava in lockdown le festività pasquali, l’Opec Plus è finalmente riuscita a sancire in modo ufficiale un taglio delle estrazioni di greggio da 9,7 milioni di barili al giorno (doveva essere 10 mbg, ma per uscire dall’impasse è stato necessario cedere ai “capricci” del Messico).

Per Trump la riduzione in ventiquattr’ore è già raddoppiata. «Essendo stato coinvolto nei negoziati , il numero che l’Opec Plus sta cercando di tagliare è 20 mbg, non i 10 mbg di cui in genere si riferisce», ha twittato il presidente, tornando a ringraziare «in modo particolare» Russia e Arabia Saudita.

I conti di Trump non tornano: impossibile per l’Opec Plus tagliare così tanto, anche se volesse. Ma forse l’inquilino della Casa Bianca si è confuso e voleva in realtà richiamare l’attenzione sul piano “globale” per ridurre l’offerta di petrolio, quello che chiama in causa tutti i grandi produttori e persino i Paesi consumatori.

Anche il ministro saudita Abdulaziz bin Salman ha citato una cifra simile, dicendo che il “taglio” complessivo salirà a 19,5 mbg una volta conteggiato tutto, compresa una graduale riduzione di 3,7 mbg in Paesi esterni all’Opec Plus – a cominciare dagli Usa – e un accumulo di scorte strategiche da 200 milioni di barili nei prossimi due mesi da un ampio numero di Paesi, che sarebbe stato promesso dall’Agenzia internazionale dell’energia (Aie).

L’Arabia Saudita, impegnata a ridurre le estrazioni da 12,3 a 8,5 mbg, è pronta a sacrificarsi ancora di più – ha aggiunto Abdulaziz – se ce ne sarà bisogno e se anche gli altri contribuiranno in proporzione. «La flessibilità e il pragmatismo ci permetteranno, se dovremo, di continuare a fare sempre di più – assicura il ministro – Bisogna vedere cosa succede alla domanda, se ci sarà un’ulteriore distruzione o se al contrario migliora. Dobbiamo ancora confrontarci con l’incertezza, riguardo al virus e al suo impatto».

Quanto all’Opec Plus, il piano definitivo approvato a Pasqua prevede che ciascun Paese tra maggio e giugno riduca l’output del 23% rispetto ai livelli di ottobre 2018. Il Messico gode di un’eccezione speciale e taglierà solo di 100mila bg, Iran, Venezuela e Libia restano esenti, mentre Arabia Saudita e Russia taglieranno entrambe rispetto a un’identica base (arbitraria) di 11 mbg, in teoria facendosi carico di metà dei sacrifici.

È prevista anche una riduzione extra di 2 mbg da parte di Riad, Emirati arabi e Kuwait, che avevano aumentato troppo la produzione nei giorni scorsi. In ogni caso i condensati (simili al petrolio, ma più leggeri) vengono esclusi per chiunque dal calcolo, come Mosca aveva ottenuto fin dallo scorso dicembre, il che rende ancora più difficile controllare che tutti rispettino gli impegni.

Il comunicato Opec chiarisce anche che il taglio collettivo si ridurrà a 7,7 mbg dal 1° luglio e a 5,8 mbg dal 1° gennaio 2021 al 30 aprile 2022: un periodo lunghissimo, che dovrebbe tranquillizzare il mercato sul fatto che tra russi e sauditi non c’è solo una tregua, ma un vero e proprio armistizio che mette fine alla guerra dei prezzi.

Qualche dubbio in realtà rimane. I clienti di Saudi Aramco – che hanno ricevuto solo ieri, con oltre una settimana di ritardo, il listino di maggio – hanno scoperto che per l’Asia Riad applicherà ulteriori sconti sul prezzo del greggio: segno che sul suo mercato principale non è disposta a cedere terreno ai concorrenti. Le forniture in altre aree geografiche invece saranno un po’ più care.

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