ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùWti sotto 20 dollari

Petrolio di nuovo a picco, l’Aie svela contributi minimi ai tagli dal G20

Il Wti è sprofondato di nuovo sotto 20 dollari al barile. «Nessun accordo fattibile può compensare l’attuale crollo della domanda», ammette l’Agenzia internazionale dell’energia, confermando che né l'Europa né il Giappone collaborano al piano per sostenere il mercato

di Sissi Bellomo

default onloading pic
(EPA)

Il Wti è sprofondato di nuovo sotto 20 dollari al barile. «Nessun accordo fattibile può compensare l’attuale crollo della domanda», ammette l’Agenzia internazionale dell’energia, confermando che né l'Europa né il Giappone collaborano al piano per sostenere il mercato


2' di lettura

Il quadro degli interventi a sostegno del petrolio ora è completo. E al mercato non piace affatto: le quotazioni del Wti sono di nuovo affondate sotto 20 dollari al barile, ai minimi dal 2002, mentre l’Agenzia internazionale dell’energia (Aie) descriveva i dettagli del piano concordato da Opec Plus e G20, ammettendo che «non esiste nessun accordo fattibile che possa ridurre l’offerta abbastanza da compensare una tale perdita di domanda nel breve periodo».

Il coronavirus e le guerre dei prezzi – non ancora del tutto concluse, se non a parole – hanno devastato le condizioni dei fondamentali. La domanda di greggio, stima l’Aie, è ridotta di quasi un terzo: 29 milioni di barili al giorno in meno questo mese, 26 mbg il prossimo, prima di avviare da giugno una lenta ripresa (a patto che i provvedimenti di lockdown in vigore in 187 Paesi vengano almeno attenuati).

La produzione petrolifera intanto continua a crescere, avverte l’agenzia dell’Ocse. E non smetterà fino a maggio, quando entrerà in vigore il taglio da 9,7 mbg approvato dall’Opec Plus.

«Questo aprile passerà alla storia come il mese nero del petrolio», prevede Fatih Birol, direttore dell’Aie. Il prezzo del barile «potrebbe subire ulteriori pressioni al ribasso nei prossimi giorni e settimane» .

Accanto ai tagli faticosamente approvati dall’Opec e dai suoi alleati il giorno di Pasqua («un bene, ma abbiamo perso due mesi preziosi», commenta Birol) ci sono altre misure in arrivo per contenere l’offerta di greggio: da un lato il calo della produzione di altri big e dall’altro l’accumulo di scorte strategiche. Ma i numeri forniti dall'Aie hanno deluso e comunque il loro impatto sul mercato sarà molto graduale.

Nel frattempo l'industria petrolifera «testerà i limiti di capacità del sistema logistico »: entro fine maggio potrebbe non esserci più spazio per stoccare i barili in eccesso, teme l’Agenzia, prevedendo che in alcune aree questo obbligherà a fermare del tutto le trivellazioni.

La riduzione “obbligata” dell’output e l’accumulo di scorte sono due dei tre pilastri del piano globale a sostegno del petrolio, che l’agenzia Ocse ha cotribuito a progettare. Ma i dettagli finalmente resi noti da Birol confermano che dal G20 non è arrivato un largo appoggio.

Il contributo ai tagli – in base alle leggi dell’economia, che agiscono lentamente – arriverà solo da Usa, Canada, Brasile e Norvegia al di fuori dell’Opec Plus e ammonterà a 3,5-3,6 mbg.

Quanto alla collaborazione dei Paesi consumatori, a tirarsi indietro non sono stati soltanto i Paesi europei ma anche il Giappone:  Usa, Cina, India e Corea del Sud sono le uniche potenze mondiali ad essersi impegnate a comprare greggio per le riserve strategiche, per un totale di 200 milioni di barili. Questo dovrebbe avvenire nell’arco di tre mesi, prevede Birol, andando ad accrescere i “tagli” di 2 mbg.

Per approfondire:
Petrolio, mercato scettico sui tagli. Trump: si arriverà a 20 milioni di barili
Il petrolio scotta per il G20, ma gli Usa appoggiano i tagli

Riproduzione riservata ©
Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti