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Petrolio, Opec Plus alla fase 2: tagli di produzione più leggeri da agosto

La domanda petrolifera è in ripresa dopo l’emergenza coronavirus e l’Opec Plus comincia – con cautela – a riaprire i rubinetti: i tagli si attenuano ma il mercato «e ne accorgerà a malapena», assicurano i sauditi

di Sissi Bellomo

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(REUTERS)

La domanda petrolifera è in ripresa dopo l’emergenza coronavirus e l’Opec Plus comincia – con cautela – a riaprire i rubinetti: i tagli si attenuano ma il mercato «e ne accorgerà a malapena», assicurano i sauditi


3' di lettura

Anche per l’Opec Plus arriva la Fase 2. Con la domanda di petrolio in ripresa dopo l’emergenza coronavirus, il gruppo da agosto comincerà ad attenuare i tagli di produzione record effettuati negli ultimi tre mesi. La riapertura dei rubinetti avverrà comunque con estrema cautela, tanto che il mercato «se ne accorgerà a malapena», si è premurato di sottolineare il ministro saudita Abdulaziz Bin Salman, spalleggiato dall’alleato russo Alexander Novak.

Da una riduzione di 9,6 milioni di barili al giorno, pari a circa il 10% dell’offerta mondiale di greggio, si dovrebbe passare a 8,3 mbg se tutto va secondo i piani. E almeno durante l’estate gran parte delle forniture extra dovrebbero restare in Medio Oriente, per alimentare le centrali a olio nel periodo di picco dei consumi elettrici per l’aria condizionata.

Riad da sola prevede di assorbire 0,5 mbg per questo scopo in agosto, ha detto Abdulaziz, mettendo le mani avanti ancor prima che le nuove quote produttive fossero sancite dal Joint Ministerial Monitoring Commitee (Jmmc), il comitato ristretto a guida russo-saudita che ogni mese monitora il rispetto e l’adeguatezza dei tagli.

«I segnali di ripresa sono inequivocabili, ma dobbiamo resistere alla tentazione di rilassarci», ha dichiarato il principe ministro, promettendo di non aumentare le esportazioni rispetto a luglio.

La riduzione dei tagli è «pienamente in linea con l’attuale tendenza del mercato», gli ha fatto eco Novak, precisando che «quasi tutto l’aumento dell’output sarà consumato dai Paesi produttori sul mercato domestico, mentre la domanda risale».

Gli accordi che l’Opec Plus aveva faticosamente raggiunto al vertice di aprile avevano già programmato il graduale ritiro delle eccezionali misure di contrasto all’effetto Covid: un modo per evitare il rischio che il mercato del petrolio finisse in ostaggio del «taper tantrum», com’era successo ad altri mercati quando la Fed nel 2013 aveva prefigurato in modo vago il ritiro del quantitative easing.

In teoria il taglio della produzione di greggio avrebbe dovuto ridursi a 7,7 mbg già da luglio, ma lo scorso mese il Jmmc aveva raccomandato un rinvio. A modificare i piani era inoltre intervenuta la decisione di mettere in riga i Paesi inadempienti (sul fronte Opec soprattutto Iraq e Nigeria), che avrebbero dovuto recuperare tra agosto e settembre i tagli non effettuati.

Di qui la sostanziale incertezza su quanto accadrà nel prossimo futuro. Se si calcola il recupero in base alla produzione effettiva di maggio, allora il taglio ad agosto dovrà essere di 8,1-8,2 mbg, ma se si incorporano i dati di giugno sarà più probabilmente di 8,3 mbg «secondo le stime preliminari», ha spiegato il saudita Abdulaziz, promettendo una cifra “certa” dopo il 31 luglio, termine ultimo per la presentazione dei piani di compensazione imposti ai Paesi “disubbidienti”.

Il rispetto degli impegni, come sempre, non si può dare per certo, anche perché non ci sono meccanismi sanzionatori. Di recente c’è stato comunque un visibile e diffuso sforzo per avvicinarsi al tetto di produzione: i tagli (al netto dei sacrifici extra di Riad e di altri Peasi del Golfo Persico) sono stati effettuati al 95% a giugno, una “compliance” senza precedenti.

Le quotazioni del petrolio in apparenza hanno reagito bene alle novità dal fronte Opec Plus. Ma il rialzo di oltre l’1% (che ha portato il Brent sopra 43 $ e il Wti sopra 40 $) in realtà è legato soprattutto ai dati Eia sulle scorte Usa, finalmente tornate a scendere per la prima volta da marzo (-9,2 mb tra greggio e prodotti raffinati): un’inversione di tendenza frutto di una risalita dei consumi e di un crollo delle importazioni, in particolare dall’Arabia Saudita.

La domanda sta migliorando anche a livello globale, benché resti lontana dai livelli pre-Covid. In Italia, segnalava ieri l’Unione petrolifera, a giugno si registrava ancora una flessione del 17,6% su base annua (-12,3% per benzina e diesel, -84% per i carburanti avio).

L’Opec in ogni caso è diventata super ottimista: nel bollettino mensile diffuso martedì ha alzato le stime e ora prevede per il 2021 un recupero di 7 mbg in media, con un ritorno ai livelli di domanda del 2019 nel quarto trimestre. Addirittura i tecnici dell’Organizzazione identificano i rischi maggiori nel riemergere di tensioni commerciali e negli alti livelli di indebitamento, piuttosto che nel riesplodere della pandemia

Una seconda ondata di coronavirus è ovviamente una possibilità, su cui l’Opec Plus è ben decisa a vigilare per «mitigarne gli effetti» in modo tempestivo, ha detto il saudita Abdelaziz. «Convocheremmo però un vertice di emergenza solo nel caso in cui gran parte del mondo ritornasse in lockdown».

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