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Petrolio: Opec spaccata sul futuro dei tagli, deciderà con la Russia

Si è concluso senza un accordo il summit dell’Organizzazione degli esportatori di greggio, che ha rinviato alla coalizione Opec Plus la scelta su un eventuale rinvio dell’aumento di produzione previsto per gennaio

di Sissi Bellomo

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Si è concluso senza un accordo il summit dell’Organizzazione degli esportatori di greggio, che ha rinviato alla coalizione Opec Plus la scelta su un eventuale rinvio dell’aumento di produzione previsto per gennaio


3' di lettura

Il vertice Opec Plus non si è ancora concluso, ma almeno su un punto ha già tradito le aspettative. Anche se il Covid continua a infuriare, la proroga dell’attuale taglio della produzione di petrolio è tutt’altro che scontata, contrariamente a quanto il mercato per lungo tempo aveva voluto credere. La discussione sulle strategie da adottare nel 2021 si è anzi rivelata così spinosa che l’Opec ha scelto di passare la palla alla Russia e agli altri alleati.

Riuniti per via telematica, lontano da una Vienna ferita dal terrorismo islamico e costretta al lockdown per il Coronavirus, i ministri dei tredici Paesi membri dell’Organizzazione degli esportatori di greggio dopo quattro ore di dibattito hanno deciso di non decidere. O meglio, di non prendere alcuna decisione ufficiale.

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Non sono stati emessi comunicati, né tanto meno confronti con la stampa e gli analisti. Tutto è stato rinviato a oggi, martedì 1 dicembre: sarà la coalizione allargata dell’Opec Plus a dover trovare una sintesi tra le posizioni in campo, superando le resistenze dei produttori che vorrebbero alleggerire i sacrifici.

Scelta insolita

Si tratta di una mossa inusuale, anche se i precedenti non mancano. L’ultima volta era successo un anno fa, al vertice di dicembre 2019, segnato da dissidi così forti sulla spartizione delle quote produttive che l’asse tra Opec e Russia aveva rischiato di spezzarsi in modo definitivo.

Anche stavolta le trattative procedono con estrema fatica. L’ipotesi principale sul tavolo rimane quella di un rinvio di tre mesi della parziale riapertura dei rubinetti che era stata programmata per gennaio, ma nella ricerca di un compromesso si valuta anche la possibilità di un rinvio più breve oppure (come sembra che preferirebbe Mosca) un’attenuazione a scalare dei tagli, in modo da diluire nel tempo il ritorno di 1,9 milioni di barili di greggio al giorno che incombe sul mercato. In assenza di decisioni da parte dell’Opec Plus l’offerta extra arriverebbe tutta insieme dal primo gennaio, così come era stato previsto dai piani stilati ad aprile, quando si pensava che il recedere dell’emergenza Covid avrebbe permesso di ridurre il taglio collettivo a 5,8 mbg dagli attuali 7,7 mbg.

Distanze confermate

L’attuale presidente di turno dell’Opec, il ministro algerino Abdelmadjid Attar, ha aperto i lavori con un invito alla cautela, perché anche con il vaccino in arrivo «la via del recupero sarà lunga e accidentata» dopo la pandemia. Ma le sue parole sembrano cadute nel vuoto.

Domenica 29 novembre era già fallito un primo tentativo di appianare le differenze, attraverso la riunione - convocata d’urgenza - dei nove Paesi del Joint ministerial monitoring committee (Jmmc), il comitato che sorveglia sui tagli di produzione, co-diretto da Arabia Saudita e Russia.

Ventiquattr’ore dopo un nuovo buco nell’acqua, che avrebbe irritato Riad al punto da spingere il ministro Abdulaziz bin Salman a minacciare le dimissioni dalla guida del Jmcc. Il petrolio nella seduta di lunedì 30 ha reagito con un ribasso dell’1,5 %, che ha riportato il Brent intorno a 47 $ al barile, dopo un picco la settimana scorsa sopra 49 $, ai massimi da otto mesi. Il Wti ha invece ripiegato a 45 $.

La prosecuzione dei lavori dell’Opec Plus «non sarà facile», ha commentato l’iraniano Bijan Zanganeh, l’unico a concedersi qualche dichiarazione dopo la sospensione del vertice. «Alcuni Paesi si oppongono, avremo bisogno di negoziati e di pazienza».

Quote superate

Stando alle indiscrezioni sul fronte non Opec a puntare i piedi c’è soprattutto il Kazakhstan, ma anche la Russia starebbe mostrando qualche insofferenza. Entrambi i Paesi stanno violando le quote di produzione assegnate, come diversi membri dell’Opec e in particolare l’Iraq, che non solo ha già smesso di recuperare i tagli arretrati, ma a ottobre ha sforato il tetto assegnato di ben 140mila barili al giorno.

Il maggiore ostacolo nell’Opec sembra comunque nascere dall’irritazione degli Emirati Arabi Uniti, che non sembra ancora essersi placata dopo le voci su una possibile uscita dall’Organizzazione.

Abu Dhabi ora sarebbe passata alla resistenza passiva, rifiutando di avallare una qualsiasi decisione prima di ottenere impegni precisi anche da Mosca e dagli altri alleati esterni all’Opec. La sua posizione potrebbe aver fatto proseliti. Qualche giorno fa, quando il ministro emiratino Suhail al Mazrouei si era detto contrario a una proroga dei tagli in assenza del pieno rispetto delle quote, era stato spalleggiato dal Kuwait, un altro alleato storico dei sauditi.

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