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Petrolio, ora il vertice Opec Plus rischia di saltare (con parte dei tagli)

Il Brent tocca 40 dollari al barile, ma arretra dopo i rumor secondo cui sauditi e russi minacciano di far saltare l’incontro se non ottengono disciplina sulle quote. Da luglio tornerebbero sul mercato oltre 3 milioni di barili al giorno di greggio

di Sissi Bellomo

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(REUTERS)

Il Brent tocca 40 dollari al barile, ma arretra dopo i rumor secondo cui sauditi e russi minacciano di far saltare l’incontro se non ottengono disciplina sulle quote. Da luglio tornerebbero sul mercato oltre 3 milioni di barili al giorno di greggio


3' di lettura

Doveva essere anticipato a oggi, invece il vertice Opec Plus ora rischia di saltare del tutto. Per ripicca contro chi non taglia abbastanza la produzione di petrolio, Arabia Saudita e Russia sarebbero pronte a cancellare anche l’appuntamento originario del 9-10 giugno.

Si tratterebbe di uno sviluppo ribassista per le quotazioni del greggio, se accadesse davvero, perché l’offerta – in assenza di nuovi accordi – risalirebbe di 3,2 milioni di barili al giorno tra meno di un mese, troppo presto a fronte di una domanda che fuori dalla Cina ancora stenta a riprendersi dall’effetto coronavirus.

Ovviamente potrebbe essere un bluff, studiato a tavolino per impressionare il mercato. Un effetto c’è già stato, perché il Brent – che ha superato 40 dollari al barile per la prima volta da tre mesi – ha subito invertito la rotta sui nuovi rumor, ripiegando sotto 39 dollari.

Ora non c’è più nulla di scontato. Le ultime indiscrezioni hanno fatto vacillare la convinzione che l’Opec Plus manterrà gli attuali tetti di produzione anche dopo il 1° luglio. E forse era proprio questo l’obiettivo di chi le ha divulgate: spegnere l’eccesso di sicurezza dei concorrenti e in particolare delle società Usa attive nello shale oil, che incoraggiate dal rally del petrolio scalpitano per ripartire.

Il Wti, che addirittura era crollato sotto zero il 20 aprile, ha già riconquistato quota 35 $ con un balzo dell’88% nel solo mese di maggio: una performance senza precedenti nella storia dei futures. E alcuni operatori dello shale, tra cui EOG Resources e Parsley Energy, hanno appena annunciato un parziale ripristino dell’attività estrattiva.

Per ora la tendenza a un forte declino della produzione Usa non sembra compromessa, visto che i budget di investimento restano ridotti all’osso. Ma si è comunque accesa una spia di allarme che di certo non è sfuggita allo sguardo di sauditi e russi.

Le trattative tra Riad e Mosca in vista del vertice Opec Plus, a quanto si dice, sono sfociate in un’intesa su tutta la linea: via libera a una proroga di un mese per il maxi-taglio da 9,7 mbg, ma solo se i due big otterranno il rispetto – anche retroattivo – delle quote produttive da parte di ogni Paese della coalizione. Altrimenti salta tutto.

In tal caso dal 1° luglio il taglio collettivo scenderebbe a 7,7 mbg. Inoltre Arabia Saudita, Emirati arabi e Kuwait rimetterebbero sul mercato 1,2 mbg di greggio, il taglio extra offerto per questo mese a titolo volontario.

Sotto accusa tra i membri dell’Opec ci sono soprattutto Iraq e Nigeria, meno indisciplinati del solito, ma comunque ben lontani dal rispettare gli impegni: a maggio hanno effettuato rispettivamente solo il 42 % e il 34% dei tagli prescritti, secondo il consensus Bloomberg.

Fonti della stessa agenzia affermano che per i trasgressori (che tra i Paesi non Opec comprendono come sempre il Kazakhstan, ma non la Russia) c’è allo studio un meccanismo per imporre il recupero dei tagli arretrati.

Il ministro iracheno Ali Allawi, con delega alle Finanze e all’Energia, si è difeso via Twitter affermando che Baghdad sta «affrontando questioni tecniche che consentiranno un’ulteriore riduzione dell’output», mentre il ministro nigeriano Timipre Sylva ha affidato a Instagram la promessa di rispettare gli impegni al 100% entro fine mese.

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