AnalisiL'analisi si basa sulla cronaca e sfrutta l'esperienza e la competenza dell'autore per spiegare i fatti, a volte interpretando e traendo conclusioni. Scopri di piùVertice il 5 maggio

Petrolio più caro con embargo alla Russia, l’Opec+ ha le mani legate

di Sissi Bellomo

(diter - stock.adobe.com)

3' di lettura

Senza il mercato europeo la produzione di petrolio della Russia sembra condannata a diminuire sempre di più. Ma anche stavolta dall’Opec+ non c’è da aspettarsi nessuno sforzo per raffreddare il prezzo del barile.

La coalizione (di cui Mosca stessa fa parte) torna a riunirsi giovedì 5 maggio, mentre il mercato petrolifero è di nuovo in tensione: dopo che la Commissione Ue ha presentato la proposta di embargo, il Brent è balzato di oltre il 4%, tornando a scambiare intorno a quota 108 dollari. Eppure l’esito del vertice Opec+ è quasi scontato.

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Con l’alibi dei lockdown in Cina, che tengono a freno la domanda, per l’ennesima volta non ci sarà un cambio di passo nei piani di riapertura graduale dei rubinetti. Anche per giugno dovremmo veder confermato il consueto incremento di da 432mila barili al giorno: incremento che peraltro è da considerare virtuale.

In Russia la produzione rischia addirittura di crollare di 3 milioni di barili al giorno a maggio, secondo S&P Global: sostituire i clienti europei potrebbe essere difficilissimo, visto che la Ue si appresta a vietare non solo l’acquisto ma anche il trasporto dei barili di Mosca e ogni servizio accessorio, compresa l’assicurazione dei carichi.

Quanto agli altri Paesi dell’Opec+, la maggior parte già da tempo non riesce ad arrivare alla propria quota produttiva, mentre i pochi che sarebbero in grado di accelerare le estrazioni – Arabia Saudita ed Emirati arabi uniti in primo luogo – non faranno nulla per non contrariare la Russia.

Riad e Abu Dhabi, che si sono dotate di enormi raffinerie, stanno piuttosto aumentando la produzione di carburanti e li esportano in quantità record verso l’Europa, impegnata fin d’ora nella ricerca di fornitori alternativi, soprattutto per il diesel: Mosca soddisfaceva quasi il 40% dei nostri consumi.

Il segretario generale dell’Opec, Mohammed Barkindo, ha alzato bandiera bianca: «È chiaro che l’export della Russia, oltre 7 milioni di barili al giorno tra greggio e altri liquidi, non si potrà recuperare altove. La capacità di riserva semplicemente non esiste», ha dichiarato rivolgendosi al comitato tecnico di preparazione del vertice odierno dell’Opec+.

Il comitato stesso, a guida russo-saudita, ha messo sul tavolo previsioni che oggi sembrano surreali, a meno di una grave recessione globale: nel 2022 sul mercato petrolifero dovrebbe esserci un eccesso d’offerta di 1,9 milioni di barili al giorno.

Eppure persino il Governo russo pochi giorni fa ha ammesso di aspettarsi un crollo della produzione del 17%, ai minimi dal 2003: tra 8,7 e 9,5 milioni di barili al giorno. E l’Opec da mesi fatica a estrarre in linea con le quote produttive: a marzo (ultimo mese per cui si hanno dati ufficiali) ha estratto 1,5 mbg in meno rispetto agli accordi e la situazione sta peggiorando.

Stando agli accordi Opec+, il mese scorso l’Organizzazione avrebbe dovuto produrre 274mila bg in più, ma in realtà ha aggiunto appena 10mila bg sul mercato secondo Bloomberg. La Libia, esentata dalle quote, da metà aprile ha visto crollare la produzione da 1,3 milioni di barili al giorno ad appena 800mila a causa di nuovi scontri e proteste nel Paese.

In uno scenario del genere è davvero difficile non aspettarsi ulteriori, inesorabili rincari per le forniture petrolifere. Soprattutto quelle europee, che in gran parte dovranno ora arrivare a bordo di petroliere anziché via oleodotto, da destinazioni ben più lontane della Russia.

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