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Petrolio, la produzione Usa adesso diminuisce

A luglio gli Stati Uniti hanno estratto 276mila barili in meno al giorno, scendendo sotto la soglia psicologica dei 12 milioni di bg. Colpa degli uragani, ma non solo. La produzione sta infatti scendendo senza sosta da maggio

di Sissi Bellomo

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A luglio gli Stati Uniti hanno estratto 276mila barili in meno al giorno, scendendo sotto la soglia psicologica dei 12 milioni di bg. Colpa degli uragani, ma non solo. La produzione sta infatti scendendo senza sosta da maggio


2' di lettura

Il petrolio «made in Usa» sta rallentando il passo. A luglio la produzione è scesa sotto la soglia psicologica dei 12 milioni di barili al giorno, attestandosi a 11,81 mbg secondo i dati ufficiali (e definitivi, a differenza di quelli diffusi su base settimanale) dell’Energy Information Agency.

Il calo rispetto al mese di giugno – ben 276mila bg – è legato in buona parte all’emergenza per l’uragano Barry, che ha costretto a chiudere per precauzione numerose piattaforme nel Golfo del Messico. In altre regioni del Paese, comprese alcune delle zone maggiormente vocate allo shale oil, la produzione è in realtà aumentata. Il Texas addirittura per la prima volta ha superato 5 mbg, volumi superiori a quelli dell’Iraq.

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Anche al netto degli uragani, tuttavia, il settore petrolifero negli Stati Uniti da qualche tempo mostra chiari segnali di rallentamento. La produzione di greggio non ha fatto che diminuire dopo aver raggiunto il record storico di 12,12 mbg ad aprile: una serie negativa di tre mesi, che non è legata a un tracollo del prezzo del barile, a differenza di quanto era accaduto nel 2016.

Nella prima metà dell’anno la crescita della produzione ha raggiunto a malapena l’1%, contro un incremento di quasi il 7% nello stesso periodo dell’anno scorso.

Gli analisti attribuiscono la tendenza a difficoltà geologiche, alla mancanza di ulteriori progressi sul fronte tecnologico – uno dei principali motori del clamoroso sviluppo dello shale oil – e alla minore facilità con cui le società di fracking riescono a finanziarsi sul mercato.

Molti piccoli operatori negli ultimi mesi hanno fatto ricorso al Chapter 11, per chiedere protezione dalla bancarotta. E le emissioni di bond e azioni sono drasticamente diminuite rispetto al passato.

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