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Petrolio, Riad già sicura dei tagli Usa. A puntare i piedi è rimasto il Messico

L’Opec Plus, con la sola eccezione del Messico, appoggia tagli di produzione da 10 milioni di barili al giorno, il 10% dell’offerta mondiale. Dagli altri big del petrolio, riuniti nel G20 Energia, è attesa una riduzione di altri 5 mbg

di Sissi Bellomo

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(REUTERS)

L’Opec Plus, con la sola eccezione del Messico, appoggia tagli di produzione da 10 milioni di barili al giorno, il 10% dell’offerta mondiale. Dagli altri big del petrolio, riuniti nel G20 Energia, è attesa una riduzione di altri 5 mbg


3' di lettura

Sul petrolio Russia e Arabia Saudita hanno fatto la pace, ma il Messico si è messo di traverso al piano per tagliare di oltre un quinto la produzione dell’Opec Plus, ossia di 10 miloni di barili al giorno: resistenze che, avverte Riad, rischiano di mandare all’aria tutto. Anche la collaborazione con le potenze del G20.

«Tutto l’accordo dipende dall’assenso del Messico», ha dichiarato alla Reuters il ministro saudita Abdulaziz Bin Salman, lasciando intendere di essere ormai sicuro della partecipazione di Usa, Canada e Brasile al piano globale sui tagli.

«Lo faranno a modo loro, usando il loro approccio», ha detto il ministro. «Non è il nostro mestiere ordinare agli altri che cosa dovrebbero fare, in base alle proprie specificità nazionali».

Ventidue Paesi dell’Opec Plus (tutti ad eccezione del Messico) hanno raggiunto un accordo durante la videoconferenza fiume, cominciata nel pomeriggio di giovedì 9 e protrattasi fino a tarda notte.

Sembrava che ogni dettaglio fosse definito e che il piano fosse pronto per essere integrato nel giro di poche ore dagli altri grandi produttori riuniti nel G20 Energia. L’attesa è per un’ulteriore riduzione delle estrazioni di 5 mbg.

Uno dei maggiori scogli è già stato superato. Russia e Arabia Saudita hanno messo fine alla guerra dei prezzi del petrolio, promettendo di accollarsi metà dei tagli Opec Plus. La ripartizione è frutto di un compromesso, che vede Mosca e Riad riconoscersi reciprocamente lo stesso livello di produzione di 11 mbg ad aprile (anche se i sauditi vantavano di essersi spinti al record di 12,3 mbg). Entrambi ridurranno del 22% da quella base e in fin dei conti poco importa se tutti sanno che è fittizia: Riad, come sempre, farà uno sforzo in più per la causa.

A questo punto si sarebbe potuto voltare pagina, spostando l’attenzione sul nodo, tutt’altro che trascurabile, della collaborazione degli Usa e degli altri big del petrolio, che il ministro russo Alexandr Novak è tornato a definire irrinunciabile nel corso del webinar dell’Opec Plus.

Ma il Messico – impegnato a rivitalizzare i suoi giacimenti dopo un drammatico declino negli ultimi anni – ha deciso di far sospirare la sua adesione ai tagli. Nella notte la ministra dell’Energia Rocìo Nahle ha concesso una riduzione di 100mila bg per i prossimi due mesi, invece dei 400mila bg che le sarebbero stati richiesti: inquesto modo, ha detto via Twitter, il Messico scenderebbe dagli 1,781 mbg di marzo a 1,681 mbg.

Anche il comunicato finale dell’Opec Plus aveva legato l’entrata in vigore dell’accordo all’adesione messicana. In caso positivo, è previsto un meccanismo a scalare, per adeguarsi all’auspicato attenuarsi della pandemia di coronavirus, con il suo effetto «terrificante» sui fondamentali del petrolio (così l’ha definito il segretario generale dell’Opec Mohammed Barkindo): il taglio di 10 mbg dovrebbe ridursi a 8mbg da giugno e a 6 mbg da gennaio al 22 aprile 2021.

Quanto agli Stati Uniti, nelle prossime ore dovranno svelare le carte. Nel frattempo Donald Trump ha dichiarato di aver avuto una nuova «grande conversazione» al telefono con il presidente russo Vladimir Putin e con il sovrano saudita Salman.

«Vedremo cosa succede», ha concluso sibillino il presidente Usa, non senza aggiungere di essere convinto che il prezzo del petrolio ormai «ha toccato il fondo» e «probabilmente salirà» .

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