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Petrolio, Riad mostra gli impianti colpiti ma non cancella i dubbi sui danni

di Sissi Bellomo


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(Afp)

2' di lettura

A una settimana dagli attacchi contro il petrolio saudita, Aramco «lavora 24/7» per ripristinare gli impianti colpiti. «Qui è un alveare», ha detto Fahad Abdulkarim, dirigente della compagnia di Riad, che con un volo privato organizzato in fretta e furia ha portato un gruppo di giornalisti occidentali di stanza in Medio Oriente a visitare parte dell’area colpita.

Uno sforzo di trasparenza – e di propaganda – che assume un significato particolare nel mondo arabo: oggi non solo è venerdì, giorno dedicato alla preghiera per la comunità islamica, ma in Arabia Saudita sono anche appena iniziate le celebrazioni per la più importante festa civile, il Giorno nazionale, che cadrà il 23 settembre, in ricordo della riunificazione del Regno nel 1932.

Fotografie e filmati da Khurais e Abqaiq – i due siti bersaglio degli attentati del 14 settembre – hanno fatto il giro del mondo, ma solo una parte delle infrastrutture colpite compare nelle immagini ed è stata resa accessibile (a distanza) a favore dei media. E la prima reazione a caldo di alcuni esperti del settore, interpellati dal Sole 24 Ore, non è di sollievo.

Non tutte le sezioni degli impianti sono state mostrate. Ma ciò che si è potuto vedere – e apprendere – non rassicura sull’entità e sui tempi delle riparazioni necessarie. E questo nonostante le dichiarazioni super ottimiste rese dai dirigenti Aramco, che hanno ribadito che sia Khurais che Abqaiq entro fine mese dovrebbero tornare a funzionare «come prima degli attacchi».

Il dettaglio più allarmante che si è appreso – a questo punto ufficialmente – è che nel complesso di Abqaiq ci sono «almeno tre torri di stabilizzazione del greggio con gravi danni», che probabilmente dovranno essere sostituite. In tutto Aramco conferma che sono state colpiti cinque stabilizzatori e 11 sferoidi.

Le informazioni sembrano scontrarsi con l’obiettivo dichiarato di restituire all’Arabia Saudita una capacità produttiva totale di 12 milioni di barili al giorno entro la fine di novembre. I lavori – insistono le fonti del Sole, dopo aver visto le immagini –richiederanno «molti mesi di tempo», per macchine e componenti che in gran parte dovranno essere fabbricati all’estero, in Europa e negli Stati Uniti.

Un po’ più incoraggiante la situazione a Khurais, il secondo giacimento di del Paese (con una capacità totale di 1,5 milioni di barili al giorno di greggio), nonché esso stesso sede di impianti per un primo trattamento dei barili estratti. La produzione è ripartita e a breve dovrebbe aumentare, Anche qui tuttavia è probabile che si dovrà rimpiazzare uno stabilizzatore.

Nelle immagini girate dai media sul posto si vedono detriti, lamiere bucate da ordigni bellici e squadre di operai indaffarati. È stata ripresa anche una colonna per la stabilizzazione del greggio, circondata da gru e impalcature, relativamente intatta: «Tre colonne dovrebbero in effetti ripartire domani – conferma una fonte del Sole 24 Ore –. Ma ce n’è una quarta che è rimasta piuttosto compromessa». Potrebbero volerci dieci mesi se fosse necessario sostituirla.

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