Materie prime

Petrolio e non solo, rialzo shock dei prezzi per l’ipotesi di stop all’import russo. Totalenergies non compra più da Mosca

Il Wti sopra 125 dollari, Brent oltre 128, mentre il gas vola al massimo storico a 225 euro. Corsa ai beni rifugio, l’oro verso i 2.000 dollari

Ucraina, deposito carburante in fiamme dopo raid russo

2' di lettura

Dopo la settimana shock sulle Borse, arriva il lunedì nero sulle materie prime. Le notizie delle ultime ore sul fronte ucraino, che vede sul tavolo l’ipotesi di stop all’import di greggio dalla Russia come nuova sanzione economica, fa volare il valore del petrolio: il Wti, contratto di aprile, sale dell’8,15% attestandosi a 125,12 dollari al barile ai livelli più alti dal 2008. Già la settimana scorsa il Wti aveva guadagnato 24,09 dollari (+26,3%), un rialzo senza precedenti. Vola anche il Brent del Mare del Nord, che tratta rialzo del 10,5% a 128,64 dollari.

L’ipotesi di bando

Le ultime ora hanno visto una escalation della pressione degli Stati Uniti: il segretario di Stato Usa Antony Blinkn ha avanzato la proposta di varare assieme all’Europa un bando formale all’importazione di petrolio russo. Una situazione che tuttavia, de facto, si sta già verificando visto che acquirenti, armatori, banche e assicuratori di tutto il mondo stanno soppesando i rischi di acquistare e organizzare gli acquisti di greggio da Mosca. Una interruzione o comunque riduzione delle forniture sarebbe un ulteriore colpo all’economia del Paese ma certo farebbe ancora più salire il prezzo del petrolio sui mercati internazionali come ha sottolineato il trader indipendente Vitol alla Bloomberg con alcune stime che si spingono fino a quota 150 dollari.

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Totalenergies non compra più petrolio russo

A conferma del crescente isolamento russo anche sul fronte dell’energia, il colosso dell’energia francese Totalenergies ha dato istruzioni ai suoi trader di non acquistare più petrolio russo. Lo ha confermato il ceo Patrick Pouyanne, secondo quanto riporta Bloomberg. Pouyanne ha detto che tutte le raffinerie di Totalenergies, con una sola eccezione, stanno sostituendo il greggio russo, sempre meno appetibile sui mercati mondiali, con petrolio di altri fornitori.

Il rally del gas

E anche il prezzo del gas avvia le quotazioni con un balzo che lo porta ai massimi storici, con gli effetti della guerra in Ucraina e le sanzioni alla Russia. Ad Amsterdam il prezzo è schizzato a 225 euro al Mmbtu, con un incremento del 17%, per poi ritracciare a 216 euro (+12,2%). Le esportazioni di gas dalla Russia, che rappresentano circa un terzo della domanda europea, non sono attualmente coperte da sanzioni. Le spedizioni rimangono stabili, con flussi che attraversano l’Ucraina regolarmente. Tuttavia, i trader non escludono qualsiasi potenziale interruzione.

Qualsiasi divieto o interruzione dei flussi di gas russo verso l’Europa potrebbe richiedere misure governative «estreme» per razionare le forniture per l’industria e i consumatori, ha detto al quotidiano Les Echos Catherine MacGregor, ceo della francese dell’Engie. «L’Europa ha forniture sufficienti per superare questo inverno, ma sorgerebbero problemi nella costruzione di scorte durante l’estate», ha affermato la manager.

Oro e altre materie prime

E nella corsa ai porti sicuri in queste giornate di turbolenza non poteva mancare il nuovo scatto dell’oro: il lingotto con consegna immediata dopo aver toccato i 2.000 dollari l’oncia segna 1.980 dollari l’oncia con un rialzo dello 0,5%. Il rialzo maggiore è però del Nichel che ha visto un balzo del 16%. In tensione anche l’alluminio (+2%) e il rame (+3%). Corre il palladio che sale del 5,2 percentuali attorno ai 3.137 dollari all’oncia.


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