domani il vertice a Vienna

Petrolio a rischio ribasso: l’Opec potrebbe deludere

di Sissi Bellomo

(REUTERS)

3' di lettura

A due giorni da un vertice Opec dall’esito sempre più incerto, Royal Dutch Shell firma un atto di fiducia verso il rally del petrolio. Dal quarto trimestre la compagnia riprenderà a pagare tutti i dividendi in contanti, oltre a proseguire il piano di riacquisto di azioni proprie deciso nel 2015, all’epoca della fusione con Bg Group.

Bp un mese fa aveva sorpreso il mercato comunicando l’avvio di un programma di buyback, ma la Major anglo-olandese è andata oltre, rinunciando fin d’ora ai dividendi scrip che molte compagnie europee avevano adottato negli anni della crisi per proteggere la cassa.

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Shell è una gallina dalle uova d’oro e la borsa ha festeggiato con un rialzo del 4% del titolo. La società negli ultimi dodici mesi la società ha staccato cedole per circa 16 miliardi di dollari, di cui un quarto in azioni. Ora tornerà a distribuire esclusivamente contante. Inoltre conferma buyback per almeno 25 miliardi di dollari prima del 2020.

Shell, che ha un debito netto di 68 miliardi, sta completando con successo il piano di dismissioni: ha già effettutato o concordato la vendita di asset per 25 mliiardi di dollari e segnala «progressi avanzati» per ulteriori operazioni da 5 miliardi. Inoltre, promette di rimanere morigerata negli investimenti,contenendo il capex sotto 30 miliardi l’anno almeno fino al 2020.

Entro quella data la compagnia è convinta che riuscirà a generare un cash flow di 25-30 miliardi: un obiettivo che ieri è stato rivisto al rialzo rispetto ai 20-25 miliardi della guidance precedente, ma che conserva lo stesso vincolo, ossia che il petrolio si mantenga a 60 dollari al barile.

Si tratta degli attuali livelli di prezzo, che tuttavia – quanto meno nel breve – appaiono seriamente in pericolo. Un numero crescente di analisti sta invitando alla cautela in vista del vertice Opec di domani, cil cui esito – avverte Goldman Sachs – è «molto più incerto del solito». I prezzi del petrolio sono saliti oltre quanto giustificato dai fondamentali, secondo la banca, e c’è il rischio che invertano la rotta.

Il calo, se ci sarà, minaccia di essere precipitoso. «La continua attività di hedging – si chiede Ole Hansen di Saxo Bank in un tweet – solleva la questione di chi vorrà comprare se le liquidazioni dei fondi dovessero accelerare». Questi ultimi sono infatti tuttora molto sbilanciati su scommesse rialziste, mentre gli swap dealer (che in buona parte prendono posizione per conto dei produttori di shale oil) hanno un’esposizione “corta” da record sul Wti.

La possibilità che l’Opec e i suoi alleati deludano il mercato è concreta. Il prezzo del petrolio con tutta probabilità ha già scontato la previsione di una proroga dei tagli produttivi fino al termine del 2018. Gli ultimi rumor ora suggeriscono che il pronostico rischia di rivelarsi troppo ottimista.

Le resistenze della Russia potrebbero spingere a una proroga di 6 anziché 9 mesi, se non addirittura a rinviare la decisione a un periodo più vicino al 31 marzo, quando scadrà l’accordo in vigore. Il comitato congiunto Opec-non Opec, che si è riunito ieri, avrebbe scelto di proporre ai ministri un rinnovo di 9 mesi con revisione a giugno, secondo fonti Reuters.

«Non sarà un vertice facile». ha pronosticato il ministro degli Emirati arabi uniti, Suahil Al Mazroui, mentre il saudita Khalid Al Falih ha cercato di smorzare: «C’è sempre dibattito, l’opinione di ciascun Paese ha lo stesso peso e coinvolgiamo tutti in una robusta discussione. Ma prenderemo la decisione giusta».

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