ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùAie: domanda in calo nel 2020

Petrolio, Russia in trincea per la guerra dei prezzi: pronti a resistere 10 anni

Il prezzo del petrolio sta andando a picco (-30% in apertura dei mercati asiatici) ma Mosca è disposta a svuotare il fondo sovrano pur di non darla vinta a sauditi e shale oil Usa

di Sissi Bellomo

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(AFP)

Il prezzo del petrolio sta andando a picco (-30% in apertura dei mercati asiatici) ma Mosca è disposta a svuotare il fondo sovrano pur di non darla vinta a sauditi e shale oil Usa


3' di lettura

La Russia si prepara a una guerra di trincea per la conquista del mercato del petrolio. Con le quotazioni del barile che crollano ormai senza freni, Mosca ha annunciato di essere pronta a bruciare le proprie riserve valutarie pur di non cedere terreno agli avversari e di essere in grado di resistere fino a dieci anni con il petrolio a 25-30 dollari.

La sfida è lanciata all’Arabia Saudita, che dopo il fallimento del vertice Opec Plus ha applicato sconti di listino mai visti sulle forniture ai clienti di aprile. Nel mirino di Mosca ci sono però anche gli Stati Uniti dello shale, concorrenti sempre più pericolosi non solo sul mercato del petrolio ma anche su quello del gas: se il prezzo del greggio crolla i frackers sarannno costretti anche a produrre meno gas associato.

Inoltre dovrebbe venir meno la convenienza dei carichi di Gnl spot rispetto alle forniture contrattuali di gas, che molto spesso sono tuttora indicizzate al petrolio. Nei giorni scorsi si è avuta notizia che PetroChina avesse dichiarato lo stato di forza maggiore su consegne di gas, per poi comprare carichi spot.

La Russia – su cui incombono anche sanzioni sempre più rigide dagli Usa - ha deciso di passare alle maniere forti. La “dichiarazione di guerra” è arrivata venerdì 6, quando c’è stata la goccia che ha fato traboccare il vaso: il tentativo dell’Arabia Saudita di costringerla a nuovi tagli della produzione di petrolio con l’Opec Plus. Da aprile «non ci saranno più restrizioni a produrre né per l’Opec né per i Paesi non Opec», ha avvertito il ministro russo dell’Energia Alexandr Novak abbandondando il vertice di Vienna.

Ora Mosca si è spinta oltre.
La norma che impone alla banca centrale russa di comprare valute straniere per sostenere il rublo in periodi di ribasso del petrolio è stata sospesa: il ministero delle Finanze ha autorizzato a vendere riserve anche se il prezzo del barile rimane sotto 42,50 dollari, la soglia identificata come neutrale per i conti dello Stato.

Se necessario, l’intero fondo sovrano russo verrà svuotato: al 1° marzo, ha affermato il ministero, il fondo aveva in cassa 150 miliardi di dollari, una somma «sufficiente a coprire le entrate mancate se il prezzo del petrolio scende a 25-30 dollari al barile per 6-10 anni».

Secondo Fatih Birol, direttore dell’Agenzia internazionale dell’energia (Aie), il greggio dovrebbe in effetti scendere sotto 25 dollari per bloccare lo sviluppo di nuove risorse di shale oil negli Stati Uniti.

Non siamo lontani da questo livello. In apertura di settimana sui mercati asiatici il Brent è crollato fino a 30 dollari al barile, perdendo in pochi secondi il 30%: un tonfo che ha rarissimi precedenti nella storia. Un reazione così non si era vista nemmeno in reazione all’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001, né tanto meno all’epoca del collasso di Lehman Brothers nel 2008.

«La situazione attuale sembra non avere eguali nella storia – afferma l’Aie – C’è un enorme eccesso di offerta di petolio e allo stesso tempo un significativo shock sul lato della domanda».

Anche l’agenzia dell’Ocse, come avevano già fatto altri analisti, ha tagliato drasticamente le stime sui consumi petroliferi a causa del coronavirus. Ora si aspetta che nell’intero 2020 assisteremo a una contrazione della domanda di almeno 90mila barili al giorno: era dal 2009 che non si registrava un calo su base annua e la circostanza si è verificata solo altre tre volte negli ultimi quarant’anni.

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