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Petrolio russo, come funziona il tetto sul prezzo approvato dal G7

Si fisserà un tetto e i Paesi che compreranno petrolio russo a un prezzo superiore non potranno assicurare il trasporto marittimo del greggio

di Marco Valsania

Reuters

3' di lettura

Il G7 solleva il sipario sul piano per imporre un tetto al prezzo del petrolio russo. A lungo voluto e negoziato dal segretario al Tesoro degli Stati Uniti Janet Yellen, ha l’obiettivo di stringere il cappio delle sanzioni internazionali contro Mosca, limitando le risorse incassate grazie all’export di prodotti energetici e utilizzate per rafforzare macchina bellica. Allo stesso tempo intende esplicitamente scongiurare nuovi shock sul mercato del greggio, che scuotano l’economia mondiale e «anzitutto Paesi a basso e medio reddito» con paralisi delle forniture.

Il meccanismo

Il meccanismo stabilito dai ministri finanziari delle sette grandi potenze in cerca di questo equilibrio, annunciato nel comunicato emerso da un vertice virtuale, prescrive il divieto di copertura assicurativa e di finanziamenti a spedizioni di greggio e derivati di origine russa (la «completa proibizione di servizi che consentono il trasporto marittimo») se questi non saranno venduti a prezzi che rispettino il tetto prestabilito. Il 90% del business assicurativo mondiale sul trasporto di petrolio è in mano a compagnie di Paesi del G7. Il livello del prezzo verrà determinato da una «ampia coalizione di Paesi che aderiscono e applicano il price cap».

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Il meccanismo è previsto che entri in vigore il 5 dicembre per il greggio e il 5 febbraio per i prodotti raffinati.

Il prezzo iniziale per l’oro nero russo, ha precisato il G7, sarà «basato su input tecnici e deciso dall’intera coalizione» e «comunicato in modo chiaro e trasparente», monitorato e riesaminato quando necessario per valutarne impatto ed efficacia. In attesa di simili dettagli da definire, si sono rincorse indiscrezioni sulla caccia ad un prezzo superiore ai costi medi di produzione di Mosca (secondo alcune stime di 30-40 dollari al barile) per non chiudere i suoi “rubinetti”, da applicare tra dicembre e febbraio prima sul greggio e poi sui derivati.

Immediata e dura, però, la risposta del Cremlino. Il portavoce Dmitry Peskov ha accusato il G7 di «destabilizzare» le piazze energetiche e minacciato ritorsioni nei confronti di aziende e nazioni che adotteranno il tetto.

Le incognite Cina e India

L’incognita maggiore che grava sul piano e le sue ripercussioni, accanto al preciso price cap, è la sua presa globale, a cominciare dall’atteggiamento di grandi nazioni terze quali India e Cina. Hanno finora evitato di sostenere sanzioni contro Mosca e dal conflitto in Ucraina hanno in realtà aumentato gli acquisti di petrolio russo scontato nel clima di isolamento del Paese. Con il Cremlino, che nonostante il calo dei volumi esportati, grazie all’aumento dei prezzi ha visto il valore dell’export di greggio aumentare tra maggio e giugno di 700 milioni di dollari, a oltre 20 miliardi.

Il caso dell’India è emblematico. Prima dell’invasione russa dell’Ucraina il suo import di greggio russo era vicino allo zero. A luglio è invece salito a un milione di barili al giorno.

Alla Ue serve l’unanimità

Il comunicato del G7 finanziario sottolinea che la nuova misura «amplifica il raggio d’azione delle sanzioni esistenti, in particolare il sesto pacchetto Ue». In un riferimento tuttavia alle complessità della stessa politica europea, il G7 «riconosce che, per la Ue, è necessaria l’unanimità dei 27 Paesi membri». Il decollo del price cap dovrebbe essere “allineato” con i tempi dell’ultimo pacchetto della Ue, che ha in programma embarghi del greggio russo dal 5 dicembre.

Per Yellen il price cap, oltre che arma essenziale per fare i conti con l’aggressione di Putin, è «uno tra gli strumenti più potenti per combattere l’inflazione». Paolo Gentiloni, commissario Ue per gli affari economici, ha detto che la decisione è un «importante passo verso due obiettivi: negare alla Russia le entrate per finanziare la brutale guerra di Putin contro l’Ucraina e creare pressioni per un ribasso nei prezzi globali dell’energia».

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