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Petrolio, Saudi Aramco taglia anche posti di lavoro e investimenti

La compagnia invia centinaia di lettere di licenziamento e sospende progetti nei giacimenti. La cassa non basta a pagare il super dividendo

di Sissi Bellomo

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(age fotostock / AGF)

La compagnia invia centinaia di lettere di licenziamento e sospende progetti nei giacimenti. La cassa non basta a pagare il super dividendo


2' di lettura

Trivelle che si fermano, centinaia di licenziamenti, debiti per pagare i dividendi. Saudi Aramco non è immune dalle difficoltà che affliggono le compagnie petrolifere di tutto il mondo.

Con il greggio che nonostante il forte recupero vale tuttora la metà rispetto all’anno scorso, persino il gigante di Stato saudita è costretto a tagliare i costi (oltre che la produzione, come richiedono gli accordi dell’Opec Plus).

Due contractor, la britannica Noble Corp e l’emiratina Shelf Drilling, si sono visti sospendere per un anno le commesse per lo sviluppo dei pozzi offshore di Marjan e Berri: un tassello importante nei piani di Saudi Aramco, che avrebbe permesso di guadagnare 500mila barili al giorno di capacità produttiva (necessaria anche per compensare il declino di altri giacimenti) e di ottenere gas da destinare al consumo interno.

La compagnia di Riad aveva già ridotto il budget per gli investimenti (capex) per il 2020 a 25-30 miliardi di dollari dai 40 miliardi previsti in precedenza.

Secondo indiscrezioni di stampa ora stanno anche partendo le lettere di licenziamento: circa 500, dicono fonti Reuters, dirette per il momento solo a dipendenti stranieri. Il taglio corrisponderebbe al 5-6% della forza lavoro, contro il 10-15% deciso da molte compagnie occidentali, ma è comunque drastico per gli standard sauditi.

Aramco, sostenuta dalla casa reale, continua a resistere meglio di altri ai colpi della crisi: nel primo trimestre gli utili si sono ridotti di un quarto, ma a 16,6 miliardi di dollari sono il doppio di quelli che le prime 5 Major occidentali hanno registrato tutte insieme.

Anche i flussi di cassa continuano ad essere generosi, ben 15 miliardi nel trimestre. Ma non bastano a finanziare la prima tranche del superdividendo da 75 miliardi l’anno che Riad aveva promesso per incoraggiare l’adesione all’Ipo dello scorso dicembre.

«Ci piacerebbe usare per la maggior parte del tempo i flussi di cassa – ha dichiarato il ceo Amin Nasser – ma abbiamo a disposizione anche strumenti di debito bancario e obbligazioni, visto che il nostro bilancio è solido».

A pesare finanziariamente su Saudi Aramco c’è anche l’acquisizione di Sabic dal fondo sovrano Pif, operazione da 69,1 miliardi conclusa questa settimana. La compagnia ha ottenuto soltanto di diluire il pagamento in un periodo di 8 anziché 5 anni, fino al 2028.

«L’accordo con Pif é un win-win», ha commentato Nasser, che ad Aramco «permetterà di continuare a eseguire i progetti e rispettare gli impegni». Certo, se il prezzo del petrolio continuasse a salire, tutto sarebbe più facile.

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