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Petrolio, segnali di risveglio degli investimenti (e Riad fa da apripista) 

di Sissi Bellomo

(Reuters)

3' di lettura

Dopo la gelata di fine 2018, gli investimenti nel settore petrolifero stanno ripartendo. Saudi Aramco ha dato via libera alla costruzione di un complesso petrolchimico da 10 miliardi di dollari in Cina, che realizzerà in joint venture con due società locali.

Il contratto, firmato durante la visita del principe ereditario saudita Mohammad bin Salman nella Repubblica popolare, risponde soprattutto a un’esigenza difensiva: Riad ha bisogno di garantirsi clienti in un mercato del greggio in cui è sempre più insidiata dalla concorrenza, da parte della Russia, di altri produttori mediorientali e persino dagli Stati Uniti, ormai lanciati alla conquista di clienti in ogni angolo del mondo.

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La stessa Saudi Aramco aveva siglato nei giorni scorsi altri accordi per futuri progetti, sempre nel downstream, anche in India, Pakistan, Malaysia e Corea del Sud.

Non è però soltanto l’Arabia Saudita a riaprire i cordoni della borsa. E presto potrebbe tornare ad attirare denaro anche l’upstream: la ricerca e lo sviluppo di nuovi giacimenti. Non solo nello shale oil americano.

Quest’anno, secondo Rystad Energy, le compagnie di tutto il mondo metteranno il turbo alle Fid, ossia alle decisioni finali di investimento, approvando progetti capaci di generare volumi di produzione quasi tripli rispetto al 2018: 46 miliardi di barili, tra petrolio e gas, contro i 17,5 miliardi di barili dell’anno scorso.

La previsione della società norvegese riguarda esclusivamente le risorse convenzionali. Shale e simili non sono presi in considerazione nella ricerca, mentre non è atteso nessun nuovo progetto nel 2019 per le oil sands, le sabbie bituminose del Canada, dove il greggio spunta tuttora prezzi molto bassi a causa di una produzione eccessiva rispetto alla portata delle infrastrutture per l’export.

Anche nell’upstream l’Arabia Saudita avrà un ruolo di traino, con un quinto del volume totale delle Fid secondo Rystad, legato a imponenti progetti per espandere la produzione offshore, in particolare nei giacimenti Marjan e Zuluf. Ma gli investimenti dovrebbero ripartire in modo robusto un po’ ovunque, ad eccezione che in Europa e (per tutto ciò che non è shale) in Nord America.

Tra i progetti in pole position molti – addirittura un terzo se si guarda ai volumi produttivi previsti – riguardano il Gas naturale liquefatto (Gnl). Tra questi ci saranno quasi certamente lo sviluppo del North Field in Qatar e il nuovo impianto Arctic Lng 2 di Novatek in Russia (in cui si sono candidati a investire anche i sauditi).

In Norvegia dovrebbe partire la seconda fase del mega giacimento di petrolio Johan Sverdrup, mentre in Guyana ExxonMobil dovrebbe dare luce verde alla Fase 2 di Liza (ExxonMobil).

Dopo aver tirato la cinghia per anni, le compagnie petrolifere sembrano insomma aver ritrovato un po’ di fiducia. Molti progetti estrattivi sono stati completamente ridisegnati in modo da ridurne il costo e nel frattempo le quotazioni del petrolio stanno recuperando: il Brent è ai massimi da tre mesi, avviato verso 70 dollari al barile.

La situazione resta comunque precaria. Il boom di decisioni di investimento che Rystad si attende per il 2019 è in gran parte frutto del rinvio di Fid che erano invece attese per il 2018: l’inatteso crollo del prezzo del barile – che tra ottobre e dicembre ha perso quasi il 40% – ha paralizzato le compagnie, spingendo a posporre ogni progetto.

La stessa cosa rischia di accadere anche quest’anno, avverte Readul Islam, analista della società norvegese: «Un ritardo per alcuni dei mega progetti che oggi ci aspettiamo siano approvati nella seconda metà del 2019 potrebbe ridurre i volumi in modo significativo».

Non saranno tutte rose e fiori nemmeno per le società di servizi petroliferi, che hanno sofferto moltissimo durante gli anni della crisi nel settore. I subcontractor dovranno aspettare almeno fino al 2020 per godere della ripresa degli investimenti. Sempre che non ci siano nuovi imprevisti a frenare tutto un’altra volta.
@SissiBellomo

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