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Petrolio, sfida al Wti: al via nuovi indici di prezzo per lo shale oil

Dopo il crollo sotto zero del Wti, parte la guerra dei benchmark: S&P Global Platts e Argus Media hanno lanciato in contemporanea due nuovi riferimenti, promettendo che rifletteranno meglio i prezzi del petrolio «made in Usa»

di Sissi Bellomo

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(EPA)

Dopo il crollo sotto zero del Wti, parte la guerra dei benchmark: S&P Global Platts e Argus Media hanno lanciato in contemporanea due nuovi riferimenti, promettendo che rifletteranno meglio i prezzi del petrolio «made in Usa»


2' di lettura

È partito l’assalto al Wti. A due mesi dallo scivolone sotto zero del petrolio «made in Usa» , che ha sollevato numerose polemiche tra gli operatori, ben due benchmark alternativi hanno debuttato in contemporanea il 26 giugno, entrambi con la promessa di riflettere in modo più fedele e affidabile i prezzi dello shale oil e più in generale del greggio Usa destinato all’esportazione: volumi che ormai superano 3 milioni di barili al giorno.

A lanciare i nuovi riferimenti – in aperta sfida al Cme Group, che controlla il Nymex – sono S&P Global Platts e Argus Media: società che già pubblicano listini e indici riferiti a decine di prodotti, energetici e non.

Platts in particolare da anni, in base agli scambi fisici nel Mare del Nord, determina il valore del Brent Dated : un benchmark su cui vengono prezzati due terzi dei carichi di greggio venduti nel mondo.

«Anche il mercato Usa finalmente avrà il suo Brent», ha dichiarato Vera Blei, Global director of oil della società controllata da Standard & Poors’, precisando che il Platts American GulfCoast Select (Ags) «rifletterà il valore del greggio Usa che sta in mare, collegato ai mercati internazionali e libero dalle distorsioni dell’economia delle infrastrutture domestiche».

L’allusione è al terminal di Cushing, il punto di consegna del Wti, in Oklahoma, lontano 800 km dalle Midland, dove c’è il cuore della produzione di shale oil. Era stato proprio l’esaurirsi degli spazi di stoccaggio a Cushing a mandare in negativo le quotazioni del Wti, lo scorso 20 aprile: un “incidente” pagato carissimo dai frackers, costretti a cedere il petrolio a sconto rispetto al valore di quel benchmark.

I due riferimenti alternativi potrebbero comunque faticare ad affermarsi e di certo non potranno scalzare i futures sul Wti, scambiati in un mercato molto liquido, in quanto frequentato anche da soggetti finanziari. Questi ultimi potrebbero eventualmente privilegiare il Brent, ma di certo non si convertiranno ai nuovi indici di prezzo, pensati piuttosto per gli operatori commerciali.

I due prodotti peraltro sono in competizione anche tra loro e sono piuttosto simili, benché impieghino metodologie diverse. L’Argus Ags (American GulfCoast Select) sarà basato sulla rilevazione dei prezzi in sette località sul Golfo del Messico, sede di porti o aree di raffinazione. Il Platts Ags, un po’ come il Brent Dated, rifletterà il valore di carichi imbarcati su petroliere. Il greggio sarà quello del bacino shale di Permian, arrivato ai terminal di esportazione attraverso determinate pipeline.

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