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Petrolio sotto zero, non si replica: il Wti giugno scade al record da 2 mesi

Ultima seduta tranquilla (e in rialzo) per il futures sul greggio Usa. Un mese fa con l’avvicinarsi della data di consegna il Wti per maggio era invece crollato a prezzi negativi. Da allora molte cose sono cambiate sul mercato

di Sissi Bellomo

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(IMAGOECONOMICA)

Ultima seduta tranquilla (e in rialzo) per il futures sul greggio Usa. Un mese fa con l’avvicinarsi della data di consegna il Wti per maggio era invece crollato a prezzi negativi. Da allora molte cose sono cambiate sul mercato


3' di lettura

È trascorso appena un mese dal crollo del petrolio sotto zero, ma sul mercato è come se fosse un altro mondo. Il Wti per giugno non solo è arrivato a scadenza senza nessun intoppo, ma ha chiuso la seduta in rialzo (l’ennesima) sopra 32 dollari al barile: sui livelli di oltre due mesi fa, quando Arabia Saudita e Russia stavano appena cominciando la guerra dei prezzi e quando il coronavirus non aveva ancora fermato la prima economia mondiale, gli Stati Uniti.

Il greggio americano, quasi incredibilmente, si è persino spostato in backwardation: le quotazioni dei barili in pronta consegna sono più alte, sia pure solo di pochi centesimi, rispetto a quelle di luglio, una struttura che il mercato di solito assume quando c’è scarsità di offerta. L’opposto è il contango. E fino a poco tempo fa c’era addirittura un supercontango, che spingeva ad accumulare scorte ovunque, sulla terraferma e bordo di petroliere. Ora è del tutto scomparso, anche nel caso del Brent.

Si diceva che entro l’estate ogni cisterna del mondo si sarebbe riempita fino all’orlo. a cominciare da quelle di Cushing, la località dell’Oklahoma in cui si consegna il Wti alla scadenza dei contratti negoziati sul Nymex.

L’impossibilità di alcuni operatori ad accedere agli stoccaggi era stata la causa principale della seduta shock del 20 aprile, quella in cui il principale future sul Wti giunto alla vigilia della scadenza ha chiuso a -37,63 dollari: un crollo senza precedenti anche per la rapidità con cui le quotazioni sono affondate a fine giornata, mentre la liquidità si prosciugava per l’assenza pressoché totale di compratori.

La situazione da allora è molto cambiata, sia sul fronte dei fondamentali sia dal punto di vista tecnico. I consumi petroliferi sono in ripresa in tutto il mondo e addirittura in Cina si sono riportati intorno a 13 milioni di barili al giorno, vicini ai massimi storici, scrive Bloomberg. Ma è soprattutto l’offerta a sorprendere.

La produzione di greggio sta crollando, proprio per effetto dei crollo dei prezzi, oltre che per i tagli volontari che l’Opec Plus sta applicando più in fretta e più rigorosamente del previsto: Kpler stima che in un mese le esportazioni del gruppo siano calate di 6,3 mbg, un’inversione di tendenza che definisce «stupefacente». L’allarme sul livello delle scorte si è spento, anche se forse il rally del petrolio è stato fin troppo impetuoso.

Se il Wti di giugno è arrivato a scadenza senza scossoni il merito sembra comunque essere soprattutto della forte scrematura delle presenze al Nymex: le posizioni aperte sul contratto sono ridotte di oltre un terzo rispetto a quelle che un mese fa si affollavano sul «front month».

Il Cme Group ha alzato i margini di garanzia a livelli proibitivi e molti broker hanno impedito ai clienti più fragili di esporsi ai rischi. Anche gli Etf – a cominciare dallo US Oil Fund (USO), di dimensioni gigantesche – si sono allontanati già da tempo dal «front month», distribuendo gli acquisti su un ampio ventaglio di scadenze contrattuali.

USO oggi l’influenza maggiore ce l’ha addirittura sul Wti di dicembre, rileva il Wall Street Journal, con investimenti per 1 miliardo di dollari, un quarto del suo patrimonio.

Anche la Commodity Futures Trading Commission (Cftc) intanto ha alzato la guardia. Il regolatore ha avviato un’analisi della seduta del 20 aprile, per evidenziare eventuali illeciti o malfunzionamenti strutturali del mercato e la settimana scorsa con una lettera aperta ha ammonito borse e intermediari, avvertendoli che i prezzi negativi possono ripetersi ed esortandoli a ricorrere a ogni misura necessaria per prevenire e gestire il rischio.

Il regolatore ha anche dato un’accelerazione alle norme – previste 10 anni fa dalla legge Dodd Frank e mai attuate – per contenere l’attività degli speculatori sui mercati delle materie prime con l’imposizione di un tetto massimo alle posizioni aperte.

L’orientamento, accolto con favore dagli operatori durante la fase aperta ai commenti, è di adottare limiti elevati e comunque solo per la prima scadenza dei futures e solo nelle ultime tre sedute di vita del contratto: proprio le circostanze in cui si è verificato il crollo sotto zero del Wti.

La Cftc non mette gli hedge funds sul banco degli imputati. Al contrario. «I mercati dei derivati – ha dichiarato il presidente della Commissione Heath Tarbert presentando le nuove regole – hanno bisogno dei trader speculativi per fornire liquidità ai produttori e ai consumatori finali che utilizzano i mercati a fini di hedging». Un’ovvietà, che troppo spesso viene dimenticata.

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